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Le criticità delle carceri

Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD sulle criticità delle carceri.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-02465 | Pubblicato il 12 marzo 2026, nella seduta n. 399

D'ELIA, VERINI, BAZOLI, MIRABELLI, ROSSOMANDO, CRISANTI, RANDO, VERDUCCI, MALPEZZI, ZAMBITO, CAMUSSO, SENSI, ROJC

Al Ministro della giustizia. 

Premesso che:

nelle ultime settimane sono emerse numerose segnalazioni relative alla sospensione o alla forte limitazione di attività culturali e di incontro tra carcere e società civile in diversi istituti penitenziari italiani, a seguito di una circolare emanata nell’ottobre 2025 dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria;

essa prevede che tutte le attività culturali svolte negli istituti in cui sono presenti detenuti sottoposti al regime di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, detenuti del circuito di alta sicurezza, debbano essere sottoposte preventivamente a un nulla osta centrale del DAP, anche nel caso in cui le iniziative siano destinate esclusivamente a detenuti del circuito ordinario;

la problematica è stata sollevata prontamente con atto di indirizzo 3-02239 dal senatore Verini, e successivamente la procedura è stata parzialmente modificata, prevedendo che le richieste siano trasmesse al Dipartimento almeno una settimana prima dell’inizio delle attività e che la risposta debba intervenire entro due giorni; tuttavia, secondo numerose testimonianze provenienti dagli istituti penitenziari, queste tempistiche non sempre risultano rispettate, generando incertezza e rallentamenti nello svolgimento delle iniziative;

l’applicazione delle disposizioni ha già prodotto effetti concreti in diversi istituti: nel carcere di Saluzzo è stato vietato un incontro tra detenuti e studenti nell’ambito dell’iniziativa “Adotta uno scrittore”, legata al salone del libro di Torino e da anni realizzata con l’obiettivo di favorire il dialogo tra scuola e mondo penitenziario; nel carcere di Padova è stato inizialmente annullato un evento dedicato alla diffusione di libri in lingua araba per favorire l’istruzione dei detenuti stranieri, poi successivamente riprogrammato dopo polemiche e difficoltà organizzative;

analoghe restrizioni stanno interessando il teatro del carcere di Rebibbia, una delle esperienze culturali più significative e riconosciute del sistema penitenziario italiano, che in oltre 20 anni di attività ha coinvolto circa 100.000 persone tra detenuti, studenti, volontari e cittadini, rappresentando un esempio concreto di apertura del carcere alla società e di attuazione della funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione;

in particolare, a seguito delle nuove direttive del DAP, ai detenuti appartenenti al circuito di alta sicurezza sarebbe impedito di accedere al teatro per le prove e per le attività connesse ai progetti culturali, interrompendo di fatto percorsi educativi e artistici consolidati da anni e che hanno rappresentato un’importante occasione di responsabilizzazione e reinserimento;

le restrizioni si inseriscono in un contesto più ampio di progressivo irrigidimento delle politiche penitenziarie, in cui si registrano scelte orientate a ridurre gli spazi di relazione tra carcere e società esterna, nonché l’intenzione del Governo di procedere a un maggiore raggruppamento dei detenuti di alta sicurezza in istituti dedicati, con il rischio di interrompere percorsi trattamentali ed educativi avviati da tempo;

numerosi operatori del settore, associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone detenute e magistrati di sorveglianza hanno espresso preoccupazione per un approccio che rischia di comprimere ulteriormente le opportunità trattamentali e di reinserimento, proprio mentre il sistema penitenziario italiano continua a registrare gravi criticità legate al sovraffollamento e alla carenza di attività rieducative;

come noto il dettato costituzionale di cui all’articolo 27 stabilisce che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato e l’ordinamento penitenziario riconosce espressamente il valore delle attività culturali, formative e sociali come strumenti fondamentali del trattamento penitenziario;

le esperienze di teatro, cultura, studio e incontro con la società civile rappresentano da anni uno dei pilastri dei percorsi di responsabilizzazione e reinserimento, riconosciuti anche a livello internazionale come strumenti efficaci per ridurre la recidiva e favorire un reale percorso di rieducazione,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno portato all’adozione della circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dell’ottobre 2025 che ha introdotto nuove limitazioni e procedure autorizzative per lo svolgimento di attività culturali negli istituti penitenziari;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità applicative che la circolare ha determinato in diversi istituti, con il rinvio o la cancellazione di iniziative culturali e formative, e quali iniziative intenda assumere per garantire certezza delle procedure e continuità alle attività trattamentali;

se non ritenga che la limitazione di attività culturali e di confronto con la società civile, anche per i detenuti del circuito di alta sicurezza, rischi di compromettere percorsi educativi e trattamentali consolidati, in contrasto con la finalità rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione;

se non ritenga necessario rivedere tali indirizzi al fine di evitare che scelte amministrative ispirate ad una logica esclusivamente securitaria finiscano per ridurre ulteriormente gli spazi di trattamento, formazione e reinserimento sociale all’interno degli istituti penitenziari, proprio mentre il sistema carcerario italiano affronta una fase di forte criticità.

 

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