Franco Mirabelli

Antimafia: basta clava e propaganda della destra, bisogna fare sul serio

L'inchiesta de La Stampa sulle scarcerazioni di detenuti anche legati alla criminalità organizzata induce, come abbiamo detto, a riflessioni serie. Pare che la Presidente Colosimo abbia presentato a suo tempo una PDL sul tema, inabissata. Questo conferma la pervicace ambiguità della Presidente, del Governo e della maggioranza. Quando questi soggetti vogliono approvare leggi, le approvano. Anche calpestando regole. 
L'esempio da manuale è la legge elettorale. Ma ci riferiamo anche a norme che colpiscono il contrasto alla criminalità organizzata: i 45 giorni per le intercettazioni anche su reati corruttivi; l'impossibilità di utilizzo di intercettazioni che fanno scoprire reati (gravi) diversi da quelli per cui si intercetta. Potremmo continuare con gli esempi. Su questi, ci sono state proteste innanzitutto della Magistratura Antimafia.

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Le notizie sui permessi ai mafiosi sono preoccupanti

Le notizie contenute nell'inchiesta di Paolo Festuccia su La Stampa sono impressionanti.
Detenuti mafiosi - casi anche in regime di 41bis - sono usciti e rientrati dal carcere.
Norme in certi casi elastiche, interpretazioni, permessi, hanno consentito e consentono a detenuti in alta sicurezza e anche al 41bis uscire e rientrare, in alcuni casi riannodando fili associativi e compiendo azioni criminali.

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Invece di combattere le mafie, la destra usa la Commissione Antimafia come una clava

Le notizie provenienti da Caltanissetta non sorprendono. A differenza di altri noi rispettiamo il lavoro della magistratura. E la sua indipendenza, come abbiamo fatto contribuendo a far vincere i No al referendum. Ma sia dalle audizioni in Antimafia, sia da altre esternazioni, l'impressione era quella di un esito previsto e prevedibile: quello di escludere che dietro le stragi di Capaci e di Via d'Amelio possano esserci state altre cause e altri moventi oltre al filone mafia-appalti. Ci ha pensato la Cassazione a bocciare questo indirizzo, imponendo giustamente a Caltanissetta di proseguire indagini -per esempio- sui rapporti tra stragi ed estremismo neofascista.

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La lotta alle mafie sta tornando indietro?

Intervento svolto alla Festa PD di Milano all'incontro "1976-2026: i lavori della Commissione Parlamentare Antimafia. La lotta alle mafie sta tornando indietro?" con Federico Cafiero De Raho, Franco La Torre, Ilaria Meli, Nando Dalla Chiesa.

Ringrazio il Dipartimento Legalità e Antimafia del PD Metropolitano per aver pensato e organizzato questa riflessione nel Cinquantesimo della Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia firmata da Pio La Torre.
Prima di provare a fare alcune riflessioni sul tema, voglio salutare Federico Cafiero De Raho, con cui ho avuto l'onore di lavorare negli anni in cui è stato a capo prima della Procura di Reggio Calabria e poi della Direzione Nazionale Antimafia.
Trovo che il tentativo palese ed esplicito di screditare lui e il suo lavoro sia vergognoso e rientri nel tentativo di delegittimare il lavoro dell'antimafia.

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Caso Delmastro: nascondere le chat è una grave responsabilità di Meloni e Colosimo

Non mettere a disposizione delle indagini della Magistratura le chat tra Delmastro Delle Vedove e il prestanome del clan Senese, Caroccia, è una responsabilità enorme di questa destra e dello stesso ex sottosegretario.
Con questo rifiuto s’impedisce alla Procura di visionare atti e conversazioni che potrebbero essere utili a indagini antimafia, in particolare quelle legate all'inchiesta Hydra, alla invasiva penetrazione e attività delle mafie in Lombardia e nel Nord Italia.
Parliamo di un’inchiesta molto importante, che riguarda accordi tra mafie, narcotraffico e spaccio, riciclaggio, penetrazione nell’economia legale e nelle istituzioni, rapporti con settori della politica, estorsioni e usura, spartizioni di appalti e forniture.

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Bene gli arresti per l'attentato a Ranucci, occorre sostenere il giornalismo di inchiesta

Gli arresti degli autori dell'attentato a Sigfrido Ranucci sono un fatto importante e i loro profili, i loro legami confermano la pericolosità estrema di quella che era una vera operazione tesa a far tacere una voce coraggiosa del giornalismo d'inchiesta.
Ora è necessario individuare anche i mandanti di quel gesto criminale.
Questa mattina abbiamo parlato con Ranucci, per rinnovargli il sostegno e la solidarietà del gruppo PD on Antimafia.

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