Franco Mirabelli

La posizione dell'Italia sulla situazione in Palestina

Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD sulla posizione dell'Italia in merito alle decisioni della Corte Penale Internazionale, con particolare riguardo alla situazione in Palestina. 

Testo dell'interrogazione:

(3-02753) (29 luglio 2026) - Discussa nel Question Time del 30 luglio 2026

BOCCIA, CAMUSSO, ALFIERI, BAZOLI, MIRABELLI, NICITA, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ZAMBITO
Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Premesso che:
l'accordo siglato a Sharm el Sheikh nell'ottobre 2025 con la mediazione di Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia, si è mostrato da subito fragilissimo e segnato dal continuo protrarsi della guerra genocidaria contro Gaza: secondo il Government media office di Gaza, le forze israeliane hanno commesso 3.795 violazioni dell'accordo, causando la morte di 1.168 palestinesi e il ferimento di 3.734 altri, con un tasso di ingresso degli aiuti umanitari pari a solo il 35 per cento di quanto previsto, mentre la striscia di Gaza continua a versare in condizioni catastrofiche. Attacchi continui che si aggiungono all'entrata discrezionale di aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici; l'esercito israeliano, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite ha distrutto o danneggiato quasi il 90 per cento delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, compresi impianti di desalinizzazione, pozzi, condutture e sistemi fognari, determinando una catastrofe umanitaria che non sembra avere fine;
in questi mesi il Governo israeliano ha inoltre continuato il suo sistema di apartheid nei confronti dei palestinesi, accelerando l'espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, e compiendo passi verso l'annessione. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha documentato oltre 1.330 incidenti che hanno coinvolto coloni israeliani dall'inizio del 2026, con un'escalation di violenza negli ultimi giorni che ha causato la morte di almeno 8 palestinesi, tra cui un bambino; le autorità hanno permesso o incoraggiato i coloni ad attaccare e terrorizzare i palestinesi, spesso elogiando la violenza;
la commissione indipendente delle Nazioni Unite per l'indagine sulla situazione nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme est, ha reso pubblico il 16 settembre 2025 un rapporto in cui conclude che lo Stato di Israele è responsabile di genocidio contro la popolazione palestinese nella striscia di Gaza, identificando quattro dei cinque atti previsti dalla Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del genocidio: l'uccisione di membri del gruppo; il causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; l'imposizione al gruppo di condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale, e l'imposizione di misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo, con l'intento specifico di distruggere, in tutto o in parte, il popolo palestinese;
il rapporto si basa sulle conclusioni fattuali e giuridiche relative agli attacchi a Gaza compiuti dalle forze israeliane e sulla condotta e le dichiarazioni delle autorità israeliane fino alla data del 31 luglio 2025. Le conclusioni della commissione si basano su un esame approfondito sia degli atti di genocidio, actus reus, che dell'intento genocida, dolus specialis;
il rapporto ha richiamato gli Stati membri a impiegare tutti i mezzi per impedirlo, a cessare i trasferimenti di armi e risorse che possano agevolare tali crimini, garantire la responsabilità di individui e società sotto la loro giurisdizione e cooperare pienamente con la Corte penale internazionale, anche nel sostegno a indagini e procedimenti contro i responsabili dei crimini internazionali identificati. Il 23 giugno 2026, la stessa commissione ha pubblicato un rapporto che documenta come le autorità israeliane abbiano deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, uccidendone almeno 20.179 dal 7 ottobre 2023, configurando un attacco alla continuità biologica del popolo palestinese;
la commissione ha stabilito che il presidente Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e l'allora Ministro della difesa Yoav Gallant abbiano compiuto incitamento diretto e pubblico al genocidio; nelle sue conclusioni, la commissione raccomanda di esaminare il coinvolgimento di altri funzionari, tra cui il Ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e l'attuale Ministro della difesa Israel Katzt;
il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu e dell'allora Ministro della difesa Yoav Gallant per crimini contro l'umanità, omicidio, persecuzione e altri atti disumani, e crimini di guerra, fame come metodo di guerra e direzione intenzionale di un attacco contro la popolazione civile, commessi, almeno, dall'8 ottobre 2023 fino a, almeno, il 20 maggio 2024;
a seguito di tale decisione, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ai magistrati della Corte penale internazionale che hanno emesso il mandato di arresto. Con queste misure, sono stati inseriti nella stessa black list che comprende individui associati al terrorismo. Si tratta di provvedimenti unilaterali e punitivi, la cui unica origine è la ritorsione contro una decisione giurisdizionale;
l'Italia, in quanto Stato parte dello statuto di Roma e firmatario della Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio del 1948, è tenuta a rispettare i mandati di arresto della Corte penale internazionale e a cooperare nelle indagini e nelle azioni giudiziarie contro i responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra,
si chiede di sapere:
quale sia la posizione del Governo italiano, anche nei rapporti con gli altri Stati contraenti e con la comunità internazionale, rispetto alla necessità di adempiere pienamente agli obblighi derivanti dallo statuto di Roma, dando seguito alle decisioni ed ai mandati di arresto della Corte penale internazionale tramite idonee procedure;
se non intenda confermare, per i profili di propria competenza, l'impegno dell'Italia a tutelare il ruolo, la rilevanza e l'efficacia della CPI, anche dopo che la stessa è intervenuta con mandati di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini contro l'umanità e crimini di guerra;
se intenda contrastare con determinazione, in ogni sede internazionale competente, qualsiasi tentativo di minacciare, sanzionare o indebolire l'indipendenza, l'integrità e il corretto funzionamento della Corte penale internazionale, ribadendo il pieno sostegno dell'Italia a un sistema di giustizia penale internazionale imparziale e libero da coercizioni politiche.

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