Interrogazione sull'avvicendamento ai vertici della Scuola superiore della magistratura
Presentazione di un'interrogazione sull'avvicendamento ai vertici della Scuola superiore della magistratura.
Testo dell'interrogazione:
Atto n. 3-02765 | Pubblicato il 7 agosto 2026, nella seduta n. 448
BAZOLI, MIRABELLI, ROSSOMANDO, VERINI, DE CRISTOFARO, CUCCHI, MAGNI, LOPREIATO, BILOTTI
Al Ministro della giustizia.
Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:
la Scuola superiore della magistratura, organo deputato alla formazione dei magistrati italiani, ha attraversato negli ultimi mesi, come riportato sulla stampa, una fase di gravi tensioni interne, culminate con la mancata riconferma, a metà mandato, della professoressa Silvana Sciarra, già presidente della Corte costituzionale, alla guida del comitato direttivo;
per la prima volta, alla presidenza della scuola non è stato eletto un Presidente emerito della Corte costituzionale, essendo ricaduta, nello scorso mese di marzo (con precisione, il 18 marzo 2026, all’immediata vigilia della celebrazione del referendum costituzionale sulla giustizia), la scelta sul professor Mauro Paladini, docente di Diritto privato all’università di Milano “Bicocca”;
si tratta di una scelta che da subito è stata da alcuni contestata come del tutto inopportuna, anche alla luce del sostegno pubblico dato dal professor Paladini ai contenuti della campagna referendaria promossi dalla maggioranza di Governo;
sulla stampa è emerso che le modalità e il tempismo di questo avvicendamento, unitamente ad altri rilievi su alcune nomine interne alla Scuola, hanno suscitato forte allarme tra i magistrati, che hanno denunciato un disegno volto a condizionarne l’attività e a orientarne l’indirizzo culturale e formativo;
pertanto, numerosi magistrati hanno promosso una raccolta firme per richiedere l’accesso integrale ai verbali relativi al rinnovo della presidenza e al conferimento degli incarichi, in applicazione del principio di trasparenza che dovrebbe informare l’attività di un organo pubblico di rilievo;
la Scuola ha risposto pubblicando i verbali delle sedute relative all’elezione del presidente in forma parziale, con numerosi omissis giustificati con generiche esigenze di tutela della privacy dei soggetti coinvolti, ma questa scelta è stata contestata perché di fatto ha vanificato la richiesta di piena trasparenza degli atti, nonché il diritto dei componenti dissenzienti del collegio alla piena conoscibilità delle proprie posizioni;
in ragione di ciò un gruppo di magistrati ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale per ottenere l’integrale ostensione dei verbali del comitato direttivo della Scuola, unica via rimasta per fare piena luce sulle circostanze della sostituzione della professoressa Sciarra e sull’effettivo grado di indipendenza dell’organo;
l’Associazione nazionale magistrati, con delibera assunta all’unanimità dalla giunta esecutiva, ha deciso di sostenere in parte le spese del procedimento giudiziario promosso dai magistrati ricorrenti, riconoscendo così l’esistenza di un problema reale di trasparenza e di legittimità nella gestione della scuola;
la formazione dei magistrati costituisce un presidio fondamentale per la loro indipendenza e non può essere sottoposta ad alcuna forma di condizionamento politico, diretto o indiretto;
appare di tutta evidenza, dunque, che un organo di rilievo come la Scuola superiore della magistratura non possa essere percepito come condizionato da logiche di vicinanza al potere esecutivo, peraltro dopo mesi caratterizzati da numerosi attacchi alla magistratura culminati nella riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario, “sonoramente” bocciata nel referendum costituzionale dello scorso marzo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le sue valutazioni in merito;
se non ritenga necessario attivarsi al fine di acquisire dalla Scuola superiore della magistratura elementi conoscitivi circa le ragioni della mancata riconferma della professoressa Silvana Sciarra e circa i criteri seguiti per l’elezione del nuovo presidente, nonché degli ulteriori incarichi conferiti;
se non ritenga opportuno adottare tutte le iniziative necessarie di competenza volte a garantire che l’attività della Scuola si svolga nel pieno rispetto dei principi di autonomia e indipendenza, nonché a rafforzare le garanzie di trasparenza e di pubblicità degli atti del comitato direttivo.
L'interrogazione è stata discussa in Senato il 29 ottobre.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere, d'intesa con il Ministero della giustizia, a tale interrogazione.
VALENTINI, vice ministro delle imprese e del made in Italy. Signor Presidente, la vicenda relativa alla recente elezione del Presidente della Scuola superiore della magistratura va ricondotta anzitutto al quadro normativo vigente e alle garanzie di autonomia che presidiano l'istituzione. La Scuola gode infatti di piena autonomia, organizzativa, funzionale e gestionale, i suoi organi sono il comitato direttivo, il presidente e il segretario generale. Il presidente è eletto secondo quanto previsto dallo statuto tra i componenti del comitato direttivo a maggioranza assoluta e con voto a scrutinio segreto. È in tale cornice che si colloca l'elezione del professor Mauro Paladini, che non è quindi un atto imposto dall'esterno, né una decisione assunta fuori dalle regole, ma è una deliberazione dell'organo statutariamente titolare della relativa funzione.
Il rinnovo della presidenza si è certamente inserito in una fase complessa, segnata da valutazioni e sensibilità diverse, ma la complessità del contesto non può essere trasformata in un argomento per negare la legittimità di una scelta compiuta secondo le regole. La legittimità di una nomina non si misura sul gradimento politico che essa suscita, né sulla continuità con le scelte precedenti, ma sulla conformità dell'atto alle norme che ne disciplinano l'adozione.
Da parte del Governo vi è e resta pieno rispetto per le prerogative del Consiglio superiore della magistratura e per l'autonomia della Scuola, nella convinzione che la stabilità delle istituzioni si difende riconoscendo valore agli atti compiuti dagli organi competenti.
In replica per il PD è intervenuto Alfredo Bazoli: Signora Presidente, sono abbastanza stupefatto da questa risposta burocratica a un problema che va ben oltre gli aspetti formali. La Scuola superiore della magistratura è un organismo delicatissimo; istituito nel 2006 e entrato in funzione nel 2012, è quell'organismo che serve alla formazione dei magistrati. La garanzia di autonomia e indipendenza da qualunque pressione della Scuola superiore della magistratura è fondamentale per garantire che la formazione dei magistrati non sia sottoposta a condizionamenti di nessun tipo. Per questo da quando essa è stata istituita, la sua presidenza è stata affidata a persone di assoluto rigore e imparzialità quali sono i presidenti emeriti della Corte costituzionale, cioè ex presidenti della Corte costituzionale, che sono stati chiamati a presiedere quell'organismo così delicato e così importante. Il primo fu Valerio Onida, seguito poi da Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi e infine Silvana Sciarra. Cosa è successo? A metà del suo mandato, la presidente Sciarra, in maniera del tutto inopinata e con il voto contrario dei membri togati della Scuola superiore della magistratura, è stata avvicendata da un altro esponente, il professor Paladini che non ha la caratteristica di essere stato presidente della Corte costituzionale.
Questa vicenda è delicatissima perché rischia di minare il principio che è sempre stato utilizzato per garantire l'autorevolezza, l'autonomia e l'indipendenza della carica. Se si modifica infatti l'idea alla base delle scelte passate e cioè che lì ci vanno i presidenti emeriti della Corte costituzionale e non altri, scelti sulla base di altri criteri, non si sa bene quali, allora si rischia di minare l'autonomia e l'indipendenza di quell'organismo. Non è un caso che i magistrati abbiamo chiesto l'esibizione dei verbali attraverso i quali l'organismo deputato ha scelto il nuovo presidente in luogo della presidente Sciarra. Sono stati richiesti i verbali per avere trasparenza, per avere contezza dei criteri attraverso i quali è stata presa una decisione che ha modificato i principi consolidati nella scelta di questa presidenza. È in corso una causa al TAR perché la Scuola ha fornito quei verbali, ma con molti omissis, che non hanno consentito di ricostruire le scelte che sono state fatte all'interno. La nostra preoccupazione deriva dal fatto che questo Governo non si è mai astenuto dai tentativi di condizionare anche gli organismi giurisdizionali più importanti e più delicati.
Oltre a questa vicenda, che è particolarmente inquietante, ricordo quella che riguarda il Consiglio di Stato: la nomina del Presidente aggiunto del Consiglio di Stato, che è stata bloccata, anche qui inopinatamente, da una scelta effettuata a voto segreto. Su questa vicenda è in corso un'inchiesta della procura di Roma per pressioni indebite volte a condizionare una nomina così importante, considerato che il Presidente aggiunto diventerà Presidente del Consiglio di Stato. C'è un'inchiesta della magistratura su questo.
Mettiamo in fila le cose: il Consiglio di Stato blocca la nomina del Presidente aggiunto, che diventerà Presidente, a seguito di qualche pressione; la Scuola superiore della magistratura cambia improvvisamente la Presidente emerita della Corte costituzionale e nomina un altro Presidente, sulla base di criteri che non si conoscono.
Siamo molto preoccupati per una tendenza del Governo a inserirsi, a ingerirsi, per limitare e condizionare l'autonomia degli organismi fondamentali che governano la giurisdizione nel nostro Paese. Questo è un elemento per noi davvero molto preoccupante.
