Invece di combattere le mafie, la destra usa la Commissione Antimafia come una clava
Le notizie provenienti da Caltanissetta non sorprendono. A differenza di altri noi rispettiamo il lavoro della magistratura. E la sua indipendenza, come abbiamo fatto contribuendo a far vincere i No al referendum. Ma sia dalle audizioni in Antimafia, sia da altre esternazioni, l'impressione era quella di un esito previsto e prevedibile: quello di escludere che dietro le stragi di Capaci e di Via d'Amelio possano esserci state altre cause e altri moventi oltre al filone mafia-appalti. Ci ha pensato la Cassazione a bocciare questo indirizzo, imponendo giustamente a Caltanissetta di proseguire indagini -per esempio- sui rapporti tra stragi ed estremismo neofascista.
Noi pensiamo - e lo riaffermeremo nella relazione di minoranza - che anche altri siano stati i filoni che guidarono quelle stragi: filoni legati alla volontà di indirizzare e orientare il corso politico del Paese. Velabro, San Giovanni in Laterano, Via dei Georgofili, Via Palestro, il mancato attentato allo Stadio Olimpico possono avere avuto connessioni e disegni con le stragi di Palermo. E non sarà consentito a nessuno, tantomeno a questa destra, scrivere a proprio piacimento la storia del Paese, occultando responsabilità e complicità.
Quanto al nuovo attacco al senatore Scarpinato, da sempre impegnato sul fronte antimafia e perfettamente in grado di difendersi da solo, pensiamo sia un ennesimo capitolo di un uso politico della commissione Antimafia da parte della maggioranza, che non può escludere nessun parlamentare dai lavori parlamentari. È molto grave piegare a interessi di parte la commissione, come è avvenuto in questi anni, quando il Governo mentre a parole celebrava gli anniversari delle vittime di mafia, smantellava sistematicamente tanti presidi di legalità e di contrasto alla criminalità organizzata.
