Un'italiana è ancora in carcere in Tunisia e il Governo tace

Con un'interrogazione parlamentare rivolta ai ministri degli Affari esteri Antonio Tajani e della giustizia Carlo Nordio, ho sollevato il caso di Katia La Placa, cittadina italiana residente ad Hammamet, in carcere in Tunisia da più di due anni dall'arresto, senza che sia stata concessa l'estradizione richiesta dall'Italia, nel silenzio del governo del nostro Paese.
Katia La Placa si trova in stato di detenzione dal 10 marzo 2024, in esecuzione di una richiesta internazionale relativa a procedimenti penali e condanne definitive emesse in Italia.

La donna si trova da anni anche in una condizione di estrema vulnerabilità: secondo quanto riferito ai familiari e documentato dall'Associazione Yairaiha ETS, sarebbe stata vittima di una prolungata situazione di violenza domestica e controllo familiare da parte del coniuge, Ben Massaoud Ahmed, che le avrebbe distrutto i documenti impedendole di tornare in Italia.
La custodia delle due figlie sarebbe stata affidata al padre dalla giustizia tunisina.
Fin dal 25 marzo 2024, il ministro della giustizia ha formalmente richiesto alle autorità tunisine la consegna in estradizione della cittadina italiana, sulla base dell'ordine di esecuzione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, richiamando espressamente la Convenzione bilaterale stipulata tra Italia e Tunisia, divenuta legge nel 1971.
Il protrarsi della detenzione di una cittadina italiana in uno Stato estero, in assenza di informazioni chiare sullo stato della procedura estradizionale, si pone in aperto contrasto con i termini previsti dalla Convenzione bilaterale vigente e configura una situazione di grave violazione dei diritti fondamentali della persona, rispetto alla quale il Governo italiano ha il dovere di agire con urgenza.
Per questo chiediamo all'Esecutivo di sapere a che punto sia la richiesta di estradizione, perché la signora La Placa sia ancora in carcere, quali iniziative urgenti intenda assumere per la piena tutela dei diritti di questa cittadina italiana e il suo rimpatrio e quali siano le condizioni delle figlie minori.
L'interrogazione è stata sottoscritta da un gruppo numeroso di senatori del Pd. 

Testo dell'interrogazione:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

MIRABELLI, CAMUSSO, ALFIERI, BAZOLI, ROSSOMANDO, ZAMPA, MALPEZZI, LA MARCA, PARRINI, MANCA, ZAMBITO, VERDUCCI, RANDO, FRANCESCHELLI, SENSI, NICITA, GIACOBBE, VALENTE

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia

Premesso che:

Katia La Placa, cittadina italiana e residente da anni a Hammamet, in Tunisia insieme alle sue due figlie minori, si trova in stato di detenzione presso l’istituto penitenziario tunisino di Kelibia dall'arresto, avvenuto il 10 marzo 2024, in esecuzione di una richiesta internazionale relativa a procedimenti penali e condanne definitive emesse in Italia per fatti risalenti principalmente al periodo compreso tra il 2006 e il 2011, con successivi provvedimenti di cumulo pene intervenuti fino al 2020;

la signora La Placa si trova da anni in una condizione di estrema vulnerabilità: secondo quanto riferito ai familiari e documentato dall'Associazione Yairaiha ETS, che la segue sin dall'arresto, la donna sarebbe stata vittima di una prolungata situazione di violenza domestica e controllo familiare da parte del coniuge, Ben Massaoud Ahmed, il quale le avrebbe sottratto o distrutto i documenti di identità, rendendola di fatto impossibilitata a rientrare autonomamente in Italia o a regolarizzare liberamente la propria posizione. Un tentativo della signora La Placa di raggiungere l'Italia via mare insieme alle figlie, è stato, invece, interrotto dalle autorità tunisine con il conseguente rimpatrio forzato;

il 25 marzo 2024, il Ministro della giustizia ha formalmente richiesto alle autorità tunisine la consegna in estradizione della cittadina italiana, sulla base dell'ordine di esecuzione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, richiamando espressamente la Convenzione bilaterale stipulata tra Italia e Tunisia il 15 novembre 1967 e ratificata con legge 28 gennaio 1971, n. 267;

gli articoli 21, 22, 23 e 27 della predetta Convenzione disciplinano le modalità e i termini della procedura estradizionale; in particolare, l'articolo 27 stabilisce che, decorso inutilmente il termine previsto per la presa in consegna della persona estradanda, quest'ultima possa essere rimessa in libertà; nonostante il decorso di tali termini, a oltre due anni dall'arresto, Katia La Placa risulta ancora detenuta in Tunisia senza che sia stata né estradata in Italia, né rimessa in libertà, in palese contrasto con le previsioni della Convenzione bilaterale vigente;

l'avvocato italiano della donna, avv. Leandro Antonacci, ha presentato formale istanza di scarcerazione evidenziando la decorrenza dei termini convenzionali, mentre il legale tunisino Mohamed Khames ha proposto opposizione all'estradizione adducendo presunte irregolarità documentali; la famiglia e l'Associazione Yairaiha nutrono, pertanto, gravi preoccupazioni sull'effettiva tutela degli interessi di Katia La Placa da parte del legale tunisino, anche in ragione dell'assenza di comunicazioni dirette con la detenuta e del timore di possibili conflitti di interesse;

dal giorno dell'arresto, i familiari della donna non hanno avuto alcun contatto diretto con la medesima; le informazioni sono pervenute in maniera frammentaria esclusivamente attraverso canali indiretti o tramite occasionali visite consolari;

nell'ambito di un procedimento familiare avviato dal marito successivamente all'arresto della signora La Placa, il Tribunale di Primo Grado di Nabeul avrebbe disposto l'affidamento temporaneo delle due figlie minori al padre;

l'Associazione Yairaiha ha scritto al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e nonostante abbia ricevuto rassicurazioni generiche sul fatto che la vicenda sarebbe stata seguita dalle autorità competenti, ad oltre due anni dall'arresto, non risultano fornite risposte formali e trasparenti sullo stato della procedura estradizionale né sui motivi dell'ingiustificato protrarsi della detenzione in territorio tunisino;

considerato che:

il protrarsi della detenzione di una cittadina italiana in uno Stato estero, in assenza di informazioni chiare sullo stato della procedura estradizionale, si pone in aperto contrasto con i termini previsti dalla Convenzione bilaterale vigente e configura una situazione di grave violazione dei diritti fondamentali della persona, rispetto alla quale il Governo italiano ha il dovere di agire con urgenza;

la totale assenza di contatti diretti tra la detenuta e i familiari, l'opacità sulle condizioni di salute e di detenzione nonché i dubbi sull'effettiva qualità della tutela legale disponibile rendono ancora più urgente un'azione diplomatica incisiva e verificabile da parte del Governo italiano;

si chiede di sapere:

per quale motivo la cittadina italiana Katia La Placa risulti ancora detenuta in Tunisia ad oltre due anni dall'arresto, nonostante il decorso dei termini previsti dall'articolo 27 della Convenzione bilaterale Italia-Tunisia;

se la procedura di estradizione sia stata sospesa o rigettata dalle autorità tunisine e, in tal caso, in quale data il Governo italiano abbia ricevuto l’eventuale comunicazione ufficiale;

se esistano attualmente ostacoli diplomatici o giudiziari che impediscono l'esecuzione dell'estradizione o la liberazione della signora La Placa, e quali siano le posizioni espresse in proposito dalle autorità tunisine nelle interlocuzioni diplomatiche con la parte italiana;

se la cittadina italiana si trovi in stato di detenzione esclusivamente in ragione della procedura estradizionale o anche per ulteriori provvedimenti giudiziari o amministrativi tunisini e, in tal caso, quali siano tali provvedimenti;

quali iniziative diplomatiche concrete il Governo abbia intrapreso nei confronti delle autorità tunisine nel corso degli ultimi due anni al fine di garantire il rispetto della Convenzione bilaterale, la tutela dei diritti della signora La Placa e la possibilità di contatti regolari con i familiari e per quale ragione tali iniziative non abbiano finora prodotto risultati;

quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere per garantire l'immediata applicazione dell'articolo 27 della Convenzione bilaterale, la piena tutela dei diritti della cittadina italiana, e il rimpatrio della medesima in Italia;

quali informazioni il Governo possieda in merito alla situazione attuale delle due figlie minori della signora La Placa e quali iniziative siano state intraprese per tutelarne i diritti, anche alla luce del provvedimento di affidamento al padre emesso dal Tribunale di Primo Grado di Nabeul.

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