La situazione del carcere di San Vittore è fuori controllo, il Governo intervenga
Questa mattina in Senato è arrivata la risposta alla mia interrogazione relativa alla situazione del carcere di San Vittore a Milano.
Abbiamo chiesto di sapere qual è l'opinione del Ministro della Giustizia rispetto allo stato di perdurante e gravissima criticità del carcere di San Vittore e quali iniziative concrete e risolutive intenda adottare per porre rimedio a una situazione ormai fuori controllo.
San Vittore rappresenta oggi uno dei simboli del collasso del sistema penitenziario italiano con oltre 1.160 detenuti a fronte di una capienza pensata per circa 700 persone, in una condizione di sovraffollamento che dura da anni e che mette a rischio la sicurezza, la dignità dei detenuti e il lavoro del personale penitenziario.
Abbiamo chiesto, inoltre, di sapere per quali ragioni la direttrice nominata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria non abbia ancora preso servizio, nonostante l'urgenza di una direzione stabile e autorevole in grado di affrontare una situazione drammatica.
Gli incendi, le recenti morti e i ricoveri di detenuti, l'assenza di una guida stabile e il degrado degli spazi destinati alla formazione dimostrano che non siamo di fronte a episodi isolati, ma a una crisi strutturale che richiede risposte immediate da parte del Governo.
Testo dell'interrogazione discussa:
Atto n. 3-02204 | Pubblicato il 15 ottobre 2025, nella seduta n. 354
MIRABELLI, BAZOLI, ROSSOMANDO, VERINI
Al Ministro della Giustizia.
Premesso che:
le vicende che interessano il carcere di San Vittore sono frequentemente oggetto di attenzione di numerosi organi di stampa che, pressoché quotidianamente, riportano fatti che riguardano l’istituto penitenziario;
la situazione che emerge appare sempre più drammatica e quanto mai fuori controllo perdurando, ormai da molti anni, una quanto mai complicata condizione di sovraffollamento, dal momento in cui si registra un numero di detenuti che rappresenta il doppio di quello sostenibile dalla sua capienza normale;
come ha dichiarato la presidente di "Antigone Lombardia" Valeria Verdolini, San Vittore rappresenta un esempio di collasso del sistema penitenziario italiano, legato all’impossibilità di gestire gli oltre 1.160 detenuti, a fronte di un organico pensato per una popolazione carceraria di 700 unità;
considerato che:
come riportato da numerosi quotidiani italiani, un incendio ha interessato l’aula destinata allo studio dei detenuti che, fortunatamente senza riportare feriti o danni gravi, ha rovinato i luoghi destinati alla formazione dei detenuti e alcune suppellettili;
si aggiunga la tragica notizia pervenuta negli scorsi giorni che ha fatto registrare due vittime tra i detenuti, nonché del ricovero di altri tre carcerati, presumibilmente legate all’assunzione di sostanze stupefacenti o a causa di un’intossicazione, in fase di accertamento;
ancora oggi perdura l’assenza di una direzione stabile, dal momento in cui deve ancora insediarsi la direttrice nominata mesi fa dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria,
si chiede di sapere:
quale sia l’opinione del Ministro in indirizzo in merito ai fatti esposti, relativi ad uno stato di perdurante criticità, e quali iniziative intenda adottare per porre rimedio in maniera efficace e risolutiva alle problematiche sempre più radicate nell’istituto penitenziario di San Vittore;
quali siano le ragioni per le quali la direttrice nominata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non abbia ancora preso servizio, malgrado l’assegnazione e la necessità di una direzione stabile in grado di ovviare alla drammatica situazione del penitenziario.
Resoconto stenografico della risposta del Viceministro:
Viceministro della Giustizia: Signor Presidente, l'interrogazione di oggi riconosce un elemento che merita di essere evidenziato con nettezza. Le criticità del sistema penitenziario italiano non sono emergenze occasionali, ma problematiche che durano «ormai da molti anni», nel corso dei quali esse si sono progressivamente «radicate»: si tratta di un giudizio che condividiamo, perché fotografa una realtà consegnata da un ventennio di interventi discontinui, da piani mai portati a compimento, come evidenziato dalla Corte dei conti nella relazione del 18 aprile 2025 sulla mancata attuazione del piano edilizio del 2014.
Di fronte a questo scenario, il Governo Meloni ha scelto un approccio organico di lungo periodo, assumendo da subito una prospettiva riformatrice non emergenziale. Le direttrici fondamentali del nostro intervento sono chiare: ampliare l'accesso alle misure alternative per i detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti, consentendo l'ingresso diretto in comunità terapeutiche senza transito dal carcere; potenziare tali comunità e i programmi trattamentali, garantendo accoglienza anche a chi è privo di domicilio idoneo; rafforzare la salute mentale degli istituti realizzando sezioni dedicate e accelerando le procedure di ricovero presso le REMS; velocizzare le procedure di espulsione per detenuti stranieri extracomunitari con residuo pena fino a due anni.
Parallelamente, grazie anche ai poteri speciali del commissario straordinario, si è avviato un piano di edilizia penitenziaria che sta finalmente procedendo con tempi certi dopo anni di immobilismo. Parliamo di 166 milioni di euro, già approvati per ventuno interventi, dello sblocco del nuovo istituto di Forlì e San Vito al Tagliamento e dell'ampliamento di Brescia Verziano. L'avanzamento delle opere di istituti come Cagliari Uta, Milano Opera, Milano Bollate, Roma Rebibbia, Bologna, Gorizia e Agrigento testimonia la concretezza dell'azione intrapresa. Attraverso questi interventi saranno creati 2.574 nuovi posti detentivi, cui si aggiungono ulteriori 524 posti recuperati grazie agli adeguamenti strutturali in istituti come Napoli Poggioreale, Udine, Brindisi, Potenza, Livorno e naturalmente Milano San Vittore.
Ed è proprio su San Vittore che ora mi soffermerò. L'istituto di Milano San Vittore, storicamente complesso per collocazione e funzione, oggi è interessato da interventi significativi. In particolare, sono in fase di progettazione le opere di manutenzione straordinaria e riqualificazione conservativa del secondo e quarto raggio, per un totale di 171 posti detentivi. Si tratta di lavori strutturali decisivi, che restituiranno spazi adeguati e condizioni di vivibilità migliori, sia per i detenuti, sia per il personale.
Il miglioramento dell'Istituto non riguarda solo l'ambito edilizio. Sul fronte della sanità, il carcere di San Vittore oggi dispone di un'offerta ampia e diversificata: assistenza medica sull'intero arco della giornata, specialisti in chirurgia, cardiologia, dermatologia, neurologia, infettivologia, oltre a psicologi e psichiatri con presenza regolare. È stato, inoltre, adottato, nel giugno 2024, un nuovo Piano locale di prevenzione del rischio suicidiario, con criteri aggiornati di valutazione e gestione dei casi vulnerabili.
Quanto alla gestione dei flussi detentivi, desidero inoltre soffermarmi sugli interventi deflattivi che riguardano, specificamente, la suddetta casa circondariale. È bene ricordare che i trasferimenti per sfollamento vengono disposti prioritariamente dai provveditorati regionali, nell'ambito del distretto, proprio per rispettare il principio della territorialità della pena e incidere il meno possibile sui legami familiari dei detenuti. La Direzione generale dei detenuti e del trattamento interviene, invece, per le procedure di riequilibrio su scala nazionale, sempre sulla base delle richieste dei provveditorati e degli indici di affollamento dei singoli distretti.
In questo quadro, i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dimostrano che il carcere di San Vittore non è stato lasciato senza interventi. Dal mese di agosto ad oggi, il provveditorato regionale ha disposto 9 provvedimenti deflattivi, 7 riguardanti detenuti del circuito di media sicurezza e 2 del circuito protetti. A questi si aggiungono 5 ulteriori provvedimenti deflattivi adottati dall'inizio dell'anno. Siamo, dunque, di fronte a un Istituto per cui si sta operando costantemente, con strumenti amministrativi ordinari e straordinari, per riequilibrare la popolazione detenuta e migliorare le condizioni complessive.
A questo si aggiunge il tema cruciale dal personale. Negli ultimi due anni il carcere di San Vittore ha beneficiato di un rafforzamento costante degli organici della Polizia penitenziaria in tutti i ruoli. Solo nel ruolo degli agenti assistenti, l'Istituto è stato incrementato di 48 unità, tra il 2024 e il 2025, cui si sommano le nuove assegnazioni per vice ispettori e vice sovrintendenti. Sul piano dirigenziale, con provvedimento del 10 ottobre 2025, è stata assegnata la direzione dell'Istituto alla dottoressa Maria Pitaniello, mentre sono stati confermati i due incarichi di vice direttore: era una delle lamentele che veniva mossa nella interrogazione. Al riguardo, è necessario precisare che la dottoressa Maria Pitaniello ha assunto pienamente l'incarico di direttrice della casa circondariale di Milano San Vittore in data 23 ottobre 2025 ed è attualmente in servizio. L'Istituto dispone dunque della guida direttiva prevista, affiancata dai due vice direttori già assegnati, garantendo così continuità amministrativa, presidio gestionale e stabilità nella conduzione del medesimo.
In merito, infine, agli ulteriori profili richiamati nell'interrogazione, sulla base di informazioni fornite dal competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, desidero ricostruire sinteticamente gli eventi accaduti all'interno dell'Istituto.
Il 6 ottobre scorso si è verificato un incendio all'interno del terzo reparto detentivo, destinato alle attività scolastiche e ai laboratori artigianali. L'episodio non ha coinvolto detenuti, in quanto le attività non erano ancora iniziate. La Direzione ha tempestivamente richiesto l'intervento dei Vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme in circa due ore. I danni hanno riguardato solo locali, arredi e illuminazioni. È stata prontamente informata l'autorità giudiziaria.
Quanto ai due decessi del 9 e 10 ottobre, entrambi i detenuti sono stati trovati privi di sensi nelle rispettive camere di pernottamento e, nonostante gli immediati soccorsi del personale sanitario interno e del 118, non è stato possibile salvarli. L'autorità giudiziaria è stata informata in entrambi i casi e sono state attivate le procedure di polizia giudiziaria, con i relativi accertamenti. Già prima di tali eventi l'amministrazione adottava misure preventive per contrastare l'introduzione di stupefacenti, con perquisizioni ordinarie e straordinarie, unità cinofile e monitoraggio sanitario. Dopo gli eventi sono stati ulteriormente rafforzati i controlli, con perquisizioni straordinarie di reparto, recupero di farmaci in eccesso, acquisizioni di test salivari per rilevare l'assunzione di sostanze e intensificazione delle verifiche.
Sul fronte tecnologico, sono in corso investimenti significativi per nuove apparecchiature radiogene, sperimentazioni del naso elettronico, estensione dei sistemi anti-drone già presenti in 59 istituti, avvio di barriere fisiche alle finestre e coperture anti-lancio, seguendo esperienze già sperimentato a Trieste.
In conclusione, quelli sin qui esposti sono dati che raccontano con chiarezza un impegno concreto, continuo, non episodico. Il carcere di San Vittore non è stato lasciato solo. Piuttosto è al centro di un piano organico che affronta il sovraffollamento da più angoli (infrastrutturale, sanitario, organizzativo, gestionale), con una visione complessiva che guarda alla dignità dei ristretti e alla sicurezza e benessere degli operatori. Il nostro obiettivo è chiaro: rendere gli istituti penitenziari luoghi capaci di garantire legalità, sicurezza e, soprattutto, un trattamento rispettoso della persona, in coerenza con l'articolo 27 della Costituzione.
Replica del senatore Bazoli per il PD: Signora Presidente, questa interrogazione è stata presentata dal collega Franco Mirabelli, che saluto e ringrazio per il lavoro svolto.
L'interrogazione al nostro esame riguarda un carcere che è l'emblema della condizione in cui versano oggi i detenuti in Italia. È un carcere iperaffollato, vetusto e pieno di persone affette da patologie psichiche o psichiatriche. È un carcere affollato da giovani e poveri che vivono in condizioni disastrose.
Signor Vice Ministro, lei ha detto che le criticità durano da molti anni ed è vero. Non è che in passato la situazione carceraria fosse idilliaca, però ha omesso di ricordare che le condizioni si sono molto aggravate in questi ultimi anni, in particolare da quando c'è al Governo la destra, da quando ci siete voi. I numeri sono abbastanza chiari: prima che arrivaste voi c'erano circa 56.000 detenuti, oggi siamo arrivati a 63.500 e stiamo raggiungendo le cifre che portarono una quindicina d'anni fa alla condanna dell'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per il trattamento inumano e degradante che riservava ai propri detenuti. Temo che ci stiamo avvicinando di nuovo a questa situazione.
Sono condizioni che, purtroppo, chiunque ha la ventura di andare a fare visite ispettive in carcere può riscontrare un po' ovunque in Italia (sono veramente pochi oggi i penitenziari in condizioni adeguate a dare anche un profilo rieducativo alla pena che viene scontata) e sono ormai troppo diffuse. Questa situazione ha portato anche a un altro dato che voglio ricordare, che è il numero delle morti in carcere. Non parlo solo dei suicidi, parlo delle morti in carcere. Ho qui dati ufficiali, quindi non smentibili, che ci dicono che da quando al Governo c'è il centrodestra - ed è un problema di cui dovete farvi carico, ma purtroppo non lo state facendo - le morti in carcere sono passate da una media di 170-180 all'anno a una media di 240 all'anno, con tanti suicidi, ma anche tante morti per altri motivi. Il gap tra il numero di persone che muoiono in carcere e quelle che invece muoiono in libertà, quindi il tasso di mortalità normale, è elevatissimo. L'Italia, da questo punto di vista, è uno dei peggiori Paesi in Europa: la differenza tra quanti muoiono in carcere e quanti muoiono fuori è enorme. Penso che di questi temi dovete farvi carico.
Signor Vice Ministro, siamo un po' stufi di parole e impegni che poi non trovano una concreta attuazione, perché è vero che l'edilizia penitenziaria è doverosa ed è bene che abbiate stanziato soldi, ma lo sappiamo tutti che l'edilizia penitenziaria è una risposta di medio-lungo periodo, non di breve periodo; non risponde all'emergenza, perché ci vogliono anni per costruire nuovi padiglioni e fare miglioramenti ai padiglioni esistenti. Io ho l'esperienza del carcere di Verziano di Brescia: i soldi sono stati stanziati dal ministro Orlando nel 2015, non c'è neanche il progetto esecutivo e ancora non è stata posata una pietra. Sono passati dieci anni. Questi sono i tempi, purtroppo, di realizzazione di nuove opere.
Quando mi parlate di detenuti tossicodipendenti da portare fuori, quando mi parlate - come ha fatto ieri il Ministro - di detenuti in attesa di giudizio, per carità, o di detenuti stranieri che devono scontare la pena altrove, benissimo, sono tutti impegni che possono avere un senso, ma vanno tradotti in leggi e in azioni concrete, perché l'emergenza non è adesso, ma è da due o tre anni che siamo in questa condizione. Gli appelli del Papa, del Presidente della Repubblica sono stati totalmente disattesi dalla politica e dal Governo che deve farsi carico di questi problemi. Quindi non sarà tutta colpa vostra, è vero; non è tutta colpa vostra, perché la condizione dei detenuti non è disastrosa da oggi, ma è molto peggiorata e voi state solo continuando a dire parole, parole e parole senza dare una risposta adeguata.
L'invito che vi facciamo, per l'ennesima volta, è di passare finalmente dalle promesse alle azioni concrete che possano determinare un calo di questi numeri drammatici che abbiamo riscontrato.
