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Interrogazione sul Garante della Privacy

La trasmissione di Report di domenica ha confermato quanto utili e importanti siano le inchieste dei giornalisti e la libertà di informazione. Invece di prendersela con Ranucci, la destra dovrebbe ringraziarlo per il faro acceso sulla attività a dir poco opaca del Garante della Privacy. Ha fatto bene la Schlein a chiedere le dimissioni di tutto l’Ufficio: non ci sono più le condizioni per una attività che sia e sia percepita come trasparente, autonoma, indipendente. È grave, stupefacente che le Meloni e i La Russa fischiettino (‘Non l’abbiamo nominato noi’; ‘Non è un problema mio’, hanno detto).

E invece eccome se lo è: non solo perché un membro come Ghiglia - da Garante - frequentava troppo da vicino FdI, il suo partito ma perché sarebbe bene che anche Governo e capi della destra dicano pubblicamente come la pensano: garanti che non garantiscono, chiunque li abbia nominati, si debbono dimettere, come chiede il Pd, o rimanere al loro posto? Su questa vicenda come Gruppo PD abbiamo presentato un'interrogazione.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-02251 con carattere d'urgenza | Pubblicato l'11 novembre 2025, nella seduta n. 363

BOCCIA, BAZOLI, LORENZIN, MIRABELLI, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA
Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze. 

Premesso che:

nell’ambito dell’inchiesta giornalistica condotta dalla trasmissione “Report” nelle puntate andate in onda su RAI3 nei giorni 2 e 9 novembre 2025 sono emerse circostanze gravissime in merito alle condotte dei componenti del Garante per la protezione dei dati personali; in particolare, è emerso un quadro molto preoccupante di pregiudizio per l’irrinunciabile indipendenza del Garante rispetto al potere politico e per la neutralità del medesimo rispetto agli interessi dedotti nei procedimenti di sua competenza;

sotto il primo profilo, desta enorme preoccupazione la circostanza che, almeno in due casi documentati, vi è fondato motivo di ritenere che l’attività di uno dei componenti del Garante, Agostino Ghiglia, sia stata oggetto di interlocuzione con esponenti politici di primo piano del partito “Fratelli d’Italia”, ivi inclusa l’attuale Presidente del Consiglio dei ministri, sia prima delle elezioni politiche del 2022, che nel corso dell’attuale Legislatura e, dunque, con la principale forza politica che sostiene il Governo;

sotto il secondo profilo, è emerso dall’inchiesta che lo stesso componente avrebbe avuto un’interlocuzione riservata con il responsabile istituzionale per l’Italia della società Meta, a ridosso della decisione relativa a un procedimento aperto proprio nei confronti della medesima società, e che si è concluso prima con l’irrogazione di una sanzione pari a 12 milioni di euro, in luogo dei 44 milioni di euro proposti dall’ufficio del Garante e poi con la cancellazione della sanzione stessa, scelta che potrebbe dare luogo addirittura alla configurazione di un danno erariale;

allo stesso modo, sono emersi analoghi gravi sospetti di conflitto di interessi, e di interferenze politiche, in relazione ad altri componenti del Garante, ciò che restituisce un quadro di significativo rischio e pregiudizio per l’autonomia e l’indipendenza dell’istituzione;

sempre nell’ambito dell’inchiesta sono emersi profili di estrema gravità in relazione alla gestione economica del Garante, sia per quel che riguarda l’utilizzo dei fondi assegnati all’autorità per spese non direttamente attinenti alle funzioni, sia in relazione all’uso non sorvegliato delle risorse medesime, specie con riferimento alle spese per viaggi, rappresentanza e benefit per i componenti del collegio; secondo gli ultimi dati disponibili, le spese di rappresentanza del Garante ammontano a circa 400.000 euro annui; allo stesso tempo, la stessa Corte dei conti (cui l’articolo 156, comma 8, del codice per la protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, affida il controllo sul rendiconto di gestione del Garante) ha evidenziato una censurabile tendenza del Garante stesso a procedere, per l’approvvigionamento di beni e servizi, mediante affidamenti diretti sotto soglia e acquisti senza avvalersi di CONSIP;

considerato che:

risulta che la messa in onda delle due puntate di "Report" richiamate è avvenuta in un clima di tensione e inaccettabili intimidazioni; in particolare, per ben due volte la RAI è stata invitata, ma sarebbe meglio dire diffidata, dallo stesso Garante e da suoi singoli componenti a sospendere la messa in onda; inoltre, su una delle circostanze oggetto delle puntate è stata annunciata un’interrogazione parlamentare evocando la violazione della riservatezza delle comunicazioni della Presidente del Consiglio dei ministri, circostanza poi smentita dalle risultanze documentali; infine, le istanze di accesso alla documentazione in possesso del Garante, formulate dalla redazione della trasmissione, sono state costantemente respinte;

tali circostanze gettano un’ombra sinistra sullo stato di salute della libertà di stampa e di informazione in Italia, con particolare riferimento, in questo caso, all’attività del servizio pubblico radiotelevisivo;

considerato altresì che:

l’indipendenza del Garante rispetto al sistema politico e la sua fondamentale neutralità rispetto agli interessi dedotti nei procedimenti di propria competenza rappresentano altrettanti irrinunciabili presidi di garanzia rispetto all’attività di un’istituzione chiamata a vigilare su beni (la riservatezza e la protezione dei dati personali) direttamente attinenti alla libertà e alla dignità della persona; in particolare, come ogni altra autorità indipendente, anche il Garante è configurato dalla legge quale titolare di funzioni che sono sì amministrative, ma esercitate secondo canoni di piena indipendenza rispetto al potere esecutivo, al Governo e alle maggioranze politiche; e ciò proprio perché si tratta di funzioni poste a tutela di interessi di cruciale rilievo costituzionale in quanto attinenti a diritti fondamentali delle persone; per questo, come ogni altra autorità indipendente, anche il Garante è tenuto ad agire secondo canoni di legalità, trasparenza e neutralità; pertanto, il pregiudizio per indipendenza e neutralità, emerso dall’inchiesta giornalistica, mette a rischio la tenuta di fondamentali principi costituzionali e, in definitiva, delle stesse garanzie democratiche;

la corretta gestione delle risorse destinate al funzionamento del Garante (che ammontano a circa 50 milioni di euro annui, messi a disposizione dal Ministero dell’economia e delle finanze) è parimenti di sicuro interesse pubblico,

si chiede di sapere se la Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo intendano assumere iniziative normative di propria competenza rispetto ai fatti evocati in premessa, al fine di assicurare che l’attività del Garante per la protezione dei dati personali prosegua nell’interesse esclusivo della collettività e assicurando il pieno rispetto dell’indipendenza rispetto al potere politico e della neutralità rispetto agli interessi dedotti nei procedimenti di competenza.

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