Servono fondi e una legge sui caregiver,così si misura la civiltà di un Paese
Articolo di Repubblica.
«Personalmente penso che sia necessaria una legge sul riconoscimento dei caregiver, che oggi non c’è, nonostante siano persone che garantiscono una assistenza che lo Stato non potrebbe garantire. Penso che da una legge sul riconoscimento dei caregiver e da una buona legge sul fine vita che la maggioranza sta ancora, in queste ore, rinviando sine die, si misuri il grado di civiltà di un Paese».
Il senatore Pd Franco Mirabelli ha toccato le corde di tutti ieri mattina quando ha raccontato di come convive con la sua malattia, la Sla, al convegno che si è svolto nella sede delle Acli, in via della Signora, sulle centinaia di migliaia di persone al fianco di familiari che hanno bisogno di una assistenza continua.
Un intervento che ha messo a fuoco i problemi che devono affrontare le famiglie che accudiscono a casa i parenti con malattie altamente invalidanti: «In Parlamento è in discussione una proposta di legge del governo che non dà il riconoscimento e la dignità che i caregiver dovrebbero avere. Il governo sceglie di sostenere con 400 euro al mese solo il dieci per cento dei caregiver, solo i più poveri. Tutti gli altri restano senza riconoscimento», ha spiegato Mirabelli, 66 anni, vicecapogruppo al Senato del Pd, che ormai riesce a esprimersi solo attraverso un computer.
Scrive e legge con un lettore ottico, come ha fatto ieri mattina al convegno alle Acli.
Le sue pupille si muovono verso le lettere rappresentate sullo schermo, si compongono parole e frasi, poi alla fine una voce metallica fa le sue veci.
Mirabelli è quasi per intero immobilizzato, ma ha voluto esserci di persona per spiegare i limiti della proposta di legge. «Pochi soldi tolti ad altri fondi per la disabilità. Non c’è un investimento reale. Nonostante la Corte costituzionale abbia chiarito che se un diritto è riconosciuto va garantito e il bilancio non può limitarlo. E qui c’è il secondo limite che è culturale, la ministra Locatelli affronta il tema con misure assistenziali, dando un sostegno solo ai più poveri, mentre il tema dovrebbe essere riconoscere il loro ruolo e garantire loro diritti non assistenza».
Serve qualcosa che va oltre il sostegno economico: «Fondamentale la questione previdenziale per il futuro, il riconoscimento dei contributi figurativi a chi si dedica all’assistenza sospendendo la propria attività lavorativa e il riconoscimento dell’attività dei caregiver come lavoro usurante. Allo stesso modo servono misure per favorire il reingresso nel mondo del lavoro di chi è stato caregiver. C’è troppo poco sulla formazione e l’informazione, come sull’accesso prioritario ai servizi sanitari e assistenziali».
Fonte: Repubblica (file scaricabile).
