Giusto il confronto sulla Palestina, ma la coalizione ha basi solide

Intervista del Corriere della Sera.

«Sulla vicenda palestinese è normale ci sia una sensibilità grande di fronte agli orrori cui abbiamo assistito e assistiamo a Gaza e in Cisgiordania. Sarei stupito se a sinistra non ci fosse voglia di reagire». Franco Mirabelli è vicepresidente dei senatori del Partito democratico e un dirigente cresciuto nel partito milanese. Da qualche anno non può partecipare fisicamente alla vita politica a causa della Sla, la malattia che progressivamente lo ha costretto all’immobilità.

Ma continua a seguire tutto ciò che accade con immutate attenzione e lucidità, ed è una voce molto ascoltata nel partito. Comunica attraverso un lettore ottico ed è così che è stata composta questa intervista sul passaggio delicato del centrosinistra milanese e in particolare del suo Pd.
Mirabelli, che idea si è fatto sull’ormai perdurante polemica interna al centrosinistra, e al Pd in particolare, sul gemellaggio Milano-Tel Aviv?
«La direzione metropolitana del Pd ha votato per sospendere il gemellaggio. Detto questo, l’approvazione dell’ordine del giorno che ha l’obiettivo di riunire le città per la pace mi pare possa e debba impegnare Milano a lavorare per la pace».
A un anno dalle elezioni, che rischi comporta questa lacerazione?
«Parlare di lacerazione mi pare troppo. Credo serva, come chiede il sindaco, un chiarimento che può e deve essere una opportunità. Ma continuo a pensare che in questi anni di governo del centrosinistra si sia consolidata una idea della città che l’ha migliorata e ha consentito di ottenere importanti risultati per Milano e chi la abita. L’unità della coalizione trova e troverà lì fondamenta solide».
Come si può ricomporre questo fronte per l’ultimo anno di amministrazione?
«Si è già avviato un percorso di discussione per costruire la proposta della coalizione per la città, consapevoli dei problemi nuovi a cui dobbiamo fare fronte: dal caro affitti, alle risorse per dare sostegno a chi ha più bisogno, fino all’ulteriore sviluppo delle politiche per incrementare i servizi di trasporto pubblico e la mobilità dolce e sostenibile. Sono sicuro che sulle cose fatte e quelle da fare la coalizione troverà le sue ragioni».
La coalizione richiede la coesistenza di anime politiche diverse: può essere che a Milano si arrivi a uno scenario diverso da quello che sta costruendo il centrosinistra a livello nazionale?
«Si deve lavorare per confermare la coalizione che governa Milano, senza rinunciare a provare, a partire dalle idee, ad allargarla a chi sul territorio si organizza e partecipa».
Ed è necessaria una «discontinuità» rispetto al decennio di Sala?
«Penso che Beppe Sala abbia governato bene e dato molto a Milano. Il centrosinistra sarebbe folle a non rivendicare i risultati raggiunti. Dopodiché, chi governerà avrà di fronte problemi nuovi e nuove opportunità. Il titolo che il Pd ha scelto per il proprio lavoro sul programma, “Innamorarsi ancora”, rende l’idea del messaggio che dobbiamo lanciare».
In campo per il centrosinistra ci sono già diversi candidati di spessore, non c’è il rischio che le eventuali primarie possano diventare un ulteriore momento di lacerazione?
«Le primarie sono sempre state un’occasione di partecipazione. Deciderà la coalizione se e come farle. Deve essere chiaro che prima è necessario avere un programma comune per la città, le primarie non sono uno strumento per risolvere le beghe interne».

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