La riforma della Giustizia fatta dal Governo non è per i cittadini ma contro i magistrati
Articolo pubblicato su Huffington Post.
La destra, con la cosiddetta riforma della Giustizia, cambia la Costituzione non per migliorare il funzionamento della Giustizia per i cittadini ma per poter ridurre l'autonomia di un potere fondamentale per garantire l'equilibrio tra le istituzioni.
Per superare i tempi lunghi dei processi e garantire tempi certi della Giustizia servono più personale, più risorse, meno burocrazia più utilizzo dell'informatica.
Una serie di interventi necessari e che, grazie agli interventi messi in campo col Governo Draghi, hanno già consentito di ridurre in modo significativo i tempi della Giustizia Civile.
La maggioranza prova invece a intervenire separando le carriere tra giudici e Pubblici Ministeri, cosa che di fatto nella pratica esiste già e che, comunque, certamente non ha influenza sull'efficienza della Giustizia.
Soprattutto interviene sugli organismi di autogoverno dei magistrati, introducendo l'assurdità del sorteggio per scegliere i membri dell'organismo di autogoverno, riducendone così, con la scusa delle correnti, rappresentanza e autorevolezza.
Insomma, la sostanza dell'intervento del Governo è quella di poter condizionare e indebolire l'indipendenza della magistratura rispetto ai condizionamenti della politica.
D'altra parte, è evidente in questi anni la volontà di delegittimare tutte le istituzioni, dalla Corte dei Conti, all'Autorità Anticorruzione fino, appunto alla magistratura, quando, facendo ciò che impone la Costituzione, svolgono la propria funzione non assecondando il Governo.
Anche questa riforma è figlia, se non soprattutto, della volontà di non tollerare il controllo e le istituzioni che devono intervenire a garanzia di tutti i cittadini.
Cercare di spiegare che chi controlla non serve, anzi è dannoso perché mette i bastoni tra le ruote a chi deve poter comandare senza dover sottostare alle regole condivise, è uno dei messaggi più gravi che la destra sta cercando di far passare.
Non si tratta di considerare i magistrati infallibili o di difenderli per partito preso ma di tutelare un equilibrio dei poteri fondamentali per la democrazia.
Di questo, non di altro, si sta parlando.
Da una parte, l'idea che la politica debba controllare tutto, dall'altra la necessità di regole, limiti e garanzie per tutti i cittadini.
Il 22 e 23 marzo siamo chiamati a votare per il Referendum che può bocciare o confermare la Riforma Costituzionale proposta dal Governo.
Votare No è necessario per dire che ai cittadini serve una Giustizia più rapida e efficace, non certo controllata dalla politica, e non un sistema in cui chi vince le elezioni può fare ciò che vuole senza più controlli e regole condivise a garanzia di tutti i cittadini.
La riforma non migliora, come riconosciuto in Parlamento dallo stesso ministro Nordio, il funzionamento della Giustizia per gli italiani. Vuole mettere la magistratura sotto il controllo dell'Esecutivo.
E' una riforma non per i cittadini ma contro i magistrati.
Serve votare No per impedire che gli equilibri, previsti dalla nostra bella Costituzione a garanzia dei cittadini, vengano stravolti.
