Il Ventunesimo scudetto dell'Inter
Certo a inizio anno tanti sentenziavano che l'Inter non si sarebbe ripresa dalle delusioni dell'anno scorso, che dopo il 5 a 0 nella finale di Champions col PSG e lo scudetto perso per un punto, la squadra non si sarebbe ripresa.
Nei capannelli sul lungomare non si dava credito a Chivu, lo si considerava un ripiego e si scommetteva sul fatto che non avrebbe mangiato il panettone.
I detrattori parlavano di una squadra vecchia demotivata e di un ciclo chiuso.
La pazza Inter ha smentito tutti, ha vinto il campionato dominandolo, aggiudicandoselo con tre giornate di anticipo, facendo divertire e segnando una valanga di gol.
Merito di un allenatore che ha saputo entrare in sintonia con la squadra, rimotivare i giocatori, dare fiducia all'ambiente.
Chivu è riuscito ad avere il meglio da ogni calciatore, facendo sentire tutti importanti, indispensabili guardando all'interesse dell'Inter che, per questo gruppo, viene prima.
Merito di una società solida, che non ha mai, neanche nei momenti più difficili, lasciato sola la squadra o fatto mancare la fiducia e il sostegno all'allenatore.
Una società che ha saputo comprare giocatori in ruoli che erano rimasti scoperti lo scorso anno, scegliendo uomini giovani, ma non solo, che hanno saputo integrarsi subito nel gruppo.
Da Pio Esposito a Bonnie fino ad Akanji sono stati tutti decisivi per vincere il campionato e arrivare alla finale di Coppa Italia.
Ma il merito principale è, ovviamente, dei giocatori.
Un gruppo di campioni guidato da un leader indiscusso come Lautaro Martinez, ma fatto da grandi giocatori con personalità forti che si sono messi a disposizione, da Chalanoglu a Di Marco, da Barella a Bastoni, da Thuram a tutti gli altri.
Hanno voluto e saputo non farsi abbattere dalla delusione e dalle paure e riscattarsi.
Così è arrivato il ventunesimo scudetto, con una stagione che ha dimostrato una supremazia indiscussa che, ai di là dei risultati, si ripropone ormai da anni.
Eppure, per la mia generazione di interisti, vincere un titolo è sempre una grande emozione, di quelle che provocano qualche lacrima di gioia, che c'è stata anche alla fine della partita con il Parma.
Per quasi trent’anni non abbiamo toccato palla, mentre assistevamo ai trionfi del Milan o della Juventus.
E oggi, anche se l'Inter ha vinto tanto negli ultimi 15 anni, non dimentichiamo gli anni difficili, quelli in cui tifare Inter era una dimostrazione di amore verso una squadra e una storia segnata da tanta sofferenza sportiva.
Forse per questo non ci abituiamo a vincere e diamo più valore ad ogni scudetto e a ogni titolo, perché abbiamo vissuto un'astinenza lunghissima.
Essere, come siamo, orgogliosi del ventunesimo scudetto non è un sentimento di rivalsa né di superiorità ma viene dalla consapevolezza di una storia bella, fatta di tante delusioni e tante soddisfazioni ma sempre di tanto amore.
