Calabresi? Un’opportunità

Intervista del Corriere della Sera ed. Milano.

«Un’opportunità per Milano». Così Franco Mirabelli, senatore e dirigente storico del Pd milanese (con tutte le sigle precedenti, dal Pci in poi), saluta la candidatura di Mario Calabresi, resa definitivamente di dominio pubblico con l’intervista pubblicata sabato dal Corriere.
L’endorsement di Mirabelli è importante, perché si tratta di un punto di riferimento politico per un’ampia fetta del partito, la cosiddetta «Area dem», che ha avuto un ruolo importante anche nell’ascesa di Elly Schlein al vertice del Nazzareno. E nonostante la Sla, che lo ha praticamente immobilizzato (per comunicare si avvale di un lettore ottico), Franco Mirabelli continua a fare politica (eccome) e continua a essere una voce molto ascoltata all’interno di un partito che, comunque, sulla scelta del candidato sindaco sembra destinato a vivere inevitabili divisioni interne.

Senatore Mirabelli, Mario Calabresi è uscito definitivamente allo scoperto e, di fatto, ha aperto la campagna elettorale del centrosinistra e all’interno del centrosinistra. Cosa ne pensa?
«Penso che abbia detto cose giuste, che condivido e che sono utili per aprire un dibattito più centrato sul futuro di Milano. E penso anche che la candidatura di Calabresi sia un’opportunità per la città e che possa unire un largo fronte progressista. Lo stesso tono della sua intervista lo dimostra».
Cosa succederà adesso? Tanti candidati, alcuni sono del Pd, e grande incertezza su tempi e metodi: il Pd nazionale sta tenendo tutto fermo e rinvia ai primi mesi del nuovo anno di attesa di sciogliere i nodi nazionali, ma qui diventa difficile tenere fermo tutto.
«Non è tutto fermo. Si sta lavorando per costruire una coalizione ampia, per non disperdere le cose fatte in questi 15 anni di governo e per fare un programma comune. Va da sé che si aprirà anche un confronto tra chi si vuole candidare, spero sul merito e non sulla propaganda. E deve essere chiaro, ci si candida a rappresentare il centrosinistra, non una sua parte. Le regole per la scelta le deciderà la coalizione e il partito nazionale farà la sua parte, ma non si può delegare a Roma dovremo prenderci le nostre responsabilità».
Non si rischia una guerriglia fratricida diluita nel tempo? Non sarebbe meglio andare in ordine sparso al primo turno e poi compattarsi al ballottaggio?
«Presentarsi divisi dopo 15 anni di governo non sarebbe capito dagli elettori, sarebbe un suicidio. Per il resto sento una strana convinzione che le elezioni siano già vinte e quindi tutto si esaurirebbe nello scegliere un capo: non è così. Mi auguro si discuta con questa consapevolezza, evitando spaccature e senza delegittimare gli altri».
Ma ci sono ancora margini per un accordo politico su un nome, e quindi evitare le primarie?
«Sarebbe un segnale importante ma, realisticamente, ci sono candidati già in campo e penso che le primarie siano la strada maestra per scegliere».
Il Pd non ha mai esitato a sostenere figure civiche, ma questa volta ha in corsa diversi propri rappresentanti, alcuni di grande storia e peso interno: come sceglierà? L’impressione è che ci sia già una divisione interna.
«Stiamo parlando della scelta del candidato sindaco non del segretario del Pd. Se ci sono le primarie, una scelta di partito avrebbe poco senso, a meno che non ci sia in gioco la segretaria, come capita a livello nazionale. Personalmente continuo a pensare che la scelta di una figura civica possa consolidare il patto con quella parte di società che ci ha consentito di governare Milano per 15 anni».
Lei, che è una figura di riferimento per il Pd milanese, con quale criterio sceglierà?
«L’ho già detto: serve un candidato che unisca, che guardi al futuro di Milano e rinnovi il rapporto con la società milanese che vuole coniugare giustizia sociale e innovazione».
Qual è la sua valutazione su questi ultimi dieci anni di amministrazione?
«Milano è più bella, ha più servizi ed è diventata una grande metropoli attrattiva e internazionale. Ora si tratta di guardare ai problemi che si sono generati. Come ha detto Mario Calabresi, casa e potenziare i servizi sociali. Ridurre le disuguaglianze deve diventare un’ossessione e servirà una squadra di governo che abbia questa priorità. Ma Beppe Sala va ringraziato per aver governato trasformazioni importanti senza mai dimenticare i più deboli. Se avremo le risorse per affrontare i bisogni di oggi e domani è molto merito suo».

 

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