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Perché il Ministro della Giustizia evoca il ritorno al terrorismo?

Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD sulle recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia circa i pericoli di un ritorno del terrorismo delle Brigate Rosse.
L'interrogazione è discussa nel Question Time del 12 febbraio.

Testo dell'interrogazione:

(3-02399) (11 febbraio 2026) - Pubblicato l'11 febbraio 2026, nella seduta n. 390

BOCCIA, BAZOLI, LORENZIN, MIRABELLI, NICITA, ZAMBITO, IRTO, BASSO, D'ELIA, ZAMPA, ROSSOMANDO, VERINI

Al Ministro della giustizia 

Premesso che:
nel corso della conferenza stampa tenutasi in occasione della presentazione del nuovo decreto-legge in materia di sicurezza, il Ministro in indirizzo ha evocato il pericolo di un possibile ritorno delle Brigate rosse, richiamando una delle stagioni più drammatiche della storia repubblicana;
nello specifico, il Ministro ha dichiarato che: "cerchiamo, con un'attività di prevenzione e repressione di evitare che quei tristi momenti si ripetano";
considerato che:
l'evocazione delle Brigate rosse, in assenza di elementi oggettivi che indichino la ricomparsa di un terrorismo organizzato di analoga natura, rischia di alimentare un clima di emergenza permanente e di risultare funzionale all'approccio securitario di questo Governo e molto lontano da politiche di prevenzione, coesione sociale e pacificazione;
la sicurezza dei cittadini è un valore non negoziabile di ogni democrazia compiuta e l'ordine pubblico assume valenza cruciale, come dimostrano anche i recenti e purtroppo frequenti fatti di cronaca, che evidenziano come esista diffusamente nel Paese un problema di sicurezza reale e percepita, che il Governo non sa affrontare;
le gravi ed inaccettabili violenze avvenute nel corso delle manifestazioni di Torino e Milano necessitano di una risposta responsabile e non strumentalmente volta a delegittimare il diritto di chi manifesta pacificamente;
l'uso di richiami storici di tale portata da parte di un Ministro della Repubblica impone un particolare rigore, in ossequio ai principi di leale collaborazione tra poteri dello Stato e rispetto del ruolo del Parlamento;
la correttezza istituzionale e il rispetto dei cittadini impone, inoltre, l'obbligo di avere riscontri oggettivi prima di evocare scenari emergenziali, soprattutto quando tali affermazioni accompagnano l'adozione di strumenti di decretazione d'urgenza in materia di ordine pubblico,
si chiede di sapere in base a quali puntuali risultanze informative o investigative il Ministro in indirizzo abbia ritenuto di evocare pubblicamente il pericolo di un ritorno delle Brigate rosse e se tali affermazioni trovino fondamento in atti ufficiali, attività investigative o procedimenti giudiziari in corso e, in caso affermativo, se non ritenga di doverne riferire prontamente.

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Al ministro Nordio non riuscirà di riuscirà di riscrivere la storia, non gli riuscirà.
Hanno mai sentito Berliguer o Lama pronunciare le parole folli che oggi il ministro Nordio sta addebitando a pezzi di storia del nostro Paese? Le parole del titolare del dicastero della giustizia si confermano gravi e irresponsabili. Ha evocato le Br come se il nostro Paese stesse ancora in quelle condizioni. Respingiamo con fermezza qualsiasi accostamento. Tra il dissenso democratico e il fiancheggiamento della violenza c'è un terreno che non appartiene alla cultura costituzionale della nostra Repubblica ed è per questo che la destra vuole cambiarla quella Costituzione, lo capiamo ogni giorno di più. 
Evocare le Br  non è solo una cosa grave e istituzionalmente scorretta, ma anche un richiamo alla stagione più drammatica della nostra storia, da ex magistrato Nordio dovrebbe sentire un brivido di vergogna. Non è un richiamo neutro e quando lo fa il ministro della giustizia contribuisce a creare un clima pubblico pericoloso. Oggi il clima è già attraversato da tensioni forti per una campagna referendaria che la destra e il governo hanno trasformato in un conflitto permanente. La sensazione, lo dico con rispetto istituzionale e con franchezza, è che ci sia un tale nervosismo dentro la maggioranza da spostare quotidianamente il dibattito su un terreno pericoloso che porta il centrodestra ad alimentare la contrapposizione anziché abbassare i toni. La sicurezza è un tema di tutti, non può diventare un'arma contundente, né una categoria retorica o uno strumento di polarizzazione. Il ministro della giustizia ha il dovere della verità, della misura, della precisione. Il Paese ha serissimi problemi di disagio sociale, economico e generazionale e se la risposta è l'inasprimento anche simbolico che mostrano le parole di Nordio, noi contrasteremo questa risposta democraticamente, perché così la destra non rafforza lo Stato ma spacca la società. Noi continueremo a contrastare ogni violenza, a difendere la qualità del linguaggio istituzionale, perché la sicurezza senza responsabilità istituzionale non è forza dello Stato ma debolezza della politica e lo si vedrà nelle urne con il No al referendum costituzionale.


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