Il dramma delle carceri milanesi è figlio delle scelte del Governo con i Decreti Sicurezza

Intervento al Circolo Pd del Giambellino.

Ringrazio il Circolo Pd del Giambellino e Daniela Barone per aver voluto dedicare questa mattinata alla situazione degli istituti di pena milanesi.
È importante accendere i riflettori sulle carceri per evitare che passi sotto silenzio ciò che sta succedendo.
La sovrappopolazione carceraria e le scelte del Governo hanno creato una situazione di invivibilità.
Siamo in una situazione che, come raccontano Nadia Di Rocco e Giuseppe Scutellà, spesso viola i più elementari diritti umani.

Dicono che il grado di civiltà di un Paese si misura dalla situazione delle carceri e dal trattamento dei detenuti. Se è così, bisogna dire che negli ultimi anni si sono fatti passi indietro.
A San Vittore ci sono continuamente il doppio dei detenuti rispetto alla capienza, e come ha denunciato la Casa della Carità, si susseguono suicidi. A Opera la situazione non è migliore e continuano ad essere segnalati violenze e abusi ai danni dei detenuti. Il Beccaria, in questi mesi, è stato teatro di violenze e fughe in un contesto in cui i percorsi educativi sono sempre più fragili e difficili.
Il dramma che si sta vivendo negli istituti di pena non è un incidente, ma è figlio di scelte precise e esplicite di questo Governo e dall'inerzia colpevole del ministro Nordio.
Mentre la situazione nelle carceri è sempre più degradata, l'unica soluzione al sovraffollamento viene rimandata alla costruzione di nuove carceri, invece di creare le condizioni per l'esecuzione della pena fuori dagli istituti di pena.
Ma l'aumento della popolazione carceraria e del disagio è direttamente la conseguenza delle politiche del Governo, a partire dalla scelta di affrontare tanti problemi aumentando i reati e le pene. Dal Decreto sui rave party, al Decreto Caivano, fino ai Decreti Sicurezza, il Governo non ha aumentato la sicurezza stessa ma ha aperto le porte del carcere per tanti giovani e soprattutto per tante persone fragili e indigenti.
Ma la scelta più grave è stata quella di pensare solo a chiudere il carcere, a ridurre gli spazi di aggregazione, formazione e lavoro. Il carcere diventa, per la destra, solo un luogo di costrizione e di vendetta.
Il recente rapporto di Antigone racconta di detenuti costretti nelle celle per quasi tutta la giornata.
Si è, quindi, tornati indietro rispetto al modello delle celle aperte che aveva certamente migliorato il clima e la vivibilità nelle carceri.
A questo si aggiungono le limitazioni imposte per le attività formative e aggregative, dal teatro ai convegni.
C'è in tutto ciò una idea dell’esecuzione penale non solo sbagliata ma diversa da quella scritta nella nostra Costituzione. I costituenti, infatti, hanno giustamente attribuito alla pena una funzione riabilitativa. Da questo si sta passando all’idea che il carcere deve contenere, chiudere e separare dalla società. Formazione, lavoro e riabilitazione passano in secondo piano di fronte alla ossessione sicuritaria. Anche qui, l'idea che rinchiudere e limitare tutto alla punizione per dare l'illusione che così ci sia più sicurezza, è sbagliata. Così il carcere diventa solo un riproduttore di violenza e illegalità, aumenta la recidività.
In questi anni abbiamo fatto tante proposte per intervenire sulla sovrappopolazione e aumentare l'esecuzione esterna della pena. La destra ha fatto scelte opposte che stanno producendo una situazione sempre più insostenibile che sta portando alla violazione dei diritti dei detenuti e a rendere difficile il lavoro degli operatori.
So bene che questo tema e queste idee non sono popolari in un tempo in cui si continua a parlare di sicurezza. Ma non saremo più sicuri se nelle nostre carceri si continueranno a violare umanità e diritti. Anzi, la destra di Meloni e Salvini ha avviato un pericoloso circolo vizioso. Si mandano in carcere più persone, soprattutto le più deboli. Si aumenta la sovrappopolazione e si sceglie di occuparsi solo dell'aspetto securitario mettendo in secondo piano la formazione, il lavoro e la riabilitazione. Si pensa a chiudere e punire e non al reinserimento dei detenuti. Così in carcere si vive sempre peggio, aumentano le tensioni, si violano diritti e umanità. Così la pena produce recidività e criminalità.
Ecco perché occorre riportare alla Costituzione l'amministrazione delle carceri e delle pene, facendo della detenzione in carcere solo l'estrema ratio.
Questa deve diventare per noi una priorità.

Articolo di FanPage sull'incontro.

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