Urbanistica, tempi ancora lunghi per la legge di riforma
Intervista di Repubblica.
La riforma delle leggi urbanistiche che politica e costruttori stanno invocando per evitare altre valanghe di inchieste in tutta Italia, è più facile a dirsi che a farsi. Dopo l’affossamento del Salva-Milano, più di un anno fa, in Senato, qualche tentativo di riordino normativo è partito, ma si è arenato in Parlamento. A sopravvivere sui difficili binari degli iter legislativi sono rimasti due provvedimenti: una legge delega che adotta un nuovo Codice dell’Edilizia e delle costruzioni e un disegno di legge sulla rigenerazione urbana.
Il primo ha origine da una proposta della deputata di Forza Italia Erica Mazzetti che, con alcune modifiche, è stata fatta propria dal governo. Il ddl delega è stato presentato in Consiglio dei Ministri da Salvini ed è arrivato in Commissione alla Camera a febbraio: dopo diverse audizioni e 430 emendamenti, l’iter si è bloccato per dare la precedenza al Piano Casa.
È una delega al Governo che prevede una revisione organica dei regimi edilizi e urbanistici e che punta a ricomporre una materia molto frammentata. Una volta approvata la cornice, però, dovranno essere messi a punto tutti i provvedimenti attuativi. I tempi si annunciano lunghi e dall’opposizione, come spiega il senatore PD Franco Mirabelli, si dice che il documento “non c’entra nulla con una legge sulle norme di rigenerazione urbana”. Un testo simile, invece, è fermo al Senato. Si tratta appunto del ddl sulla Rigenerazione Urbana ed è il testo che più si avvicina agli auspici degli operatori del settore. Prova, cioè, a dare regole chiare e non soggette a discrezioni interpretative. È il risultato di 8 disegni di legge accorpati. Il ddl è fermo in Commissione Ambiente al Senato. Qui gli emendamenti in esame sono 300 e nel testo si parla di ristrutturazioni e demo-costruzioni: esattamente ciò che è finito nei tribunali milanesi negli ultimi tre anni. C’è chi dubita, però, che ci sia la volontà di andare fino in fondo. Ma una “legge per rinnovare il patrimonio edilizio esistente secondo criteri chiari è fondamentale”, spiega Mirabelli, che del tema si è occupato a lungo. “Non ad ulteriore consumo di suolo, sì alla creazione di opportunità abitative sostenibili e accessibili, è questa la strada giusta da percorrere e che Milano sta perseguendo, anche se con i limiti dovuti proprio all’assenza di una normativa nazionale”.
