Non è un gioco, è azzardo.
Intervento alla presentazione del libro “Non è un gioco, è azzardo” di Stefano Vaccari alla Festa PD di Melzo.
Con Stefano Vaccari, al Senato e Elena Carnevali, che era alla Camera dei Deputati nella Legislatura che iniziò nel 2013, abbiamo vissuto una stagione importante in cui fu proibita la pubblicità sul gioco e, poi, con il Governo Renzi, si ridusse il numero delle macchinette e si introdusse l'obbligo del collegamento da remoto.
Si arrivò anche a un passo da un riordino del settore che interveniva sulle modalità e i tempi di funzionamento della rete fisica, a partire dalle distanze dai luoghi sensibili.
Quella legge di riordino interveniva per ridurre la domanda e l'offerta di gioco e per tutelare i minori e ridurre i rischi di patologie. Si arrivò ad approvarla in Conferenza Stato Regioni ma non si riuscì ad approvarla in Parlamento prima della fine della Legislatura.
È stata un’occasione persa ma soprattutto lì si è conclusa una stagione positiva che ha ottenuto risultati importanti contro la diffusione dell'azzardo e per la tutela dei minori e delle persone fragili.
I dati, che sono ben raccontati nel libro di Stefano Vaccari, raccontano purtroppo di un ritorno all'indietro e di un calo colpevole della attenzione e della tensione a governare il gioco per ridurre domanda e offerta e i danni che produce.
Non c'è ancora stato il riordino della rete fisica e, oggettivamente, non c'è alcuna volontà di intervenire sull'azzardo. Anzi, alcune dichiarazioni, per esempio, del ministro Abodi riaprono la porta alla pubblicità del gioco. Ma a me pare che, complessivamente, il tema sia stato cancellato dall’agenda politica ma anche dell'attenzione generale.
Ciò avviene in un momento in cui le enormi risorse delle imprese del gioco, soprattutto quello digitale, consentono loro di condizionare soprattutto i media.
È anche una fase in cui le entrate fiscali per lo Stato provenienti dal gioco sono, secondo il Governo, indispensabili.
Insomma, la forza economica del settore, in assenza di una forte volontà politica, consente all'azzardo di occupare sempre più spazi.
Qui c'è un primo punto e una prima riflessione da fare. Se si vuole intervenire per ridurre gli effetti negativi del gioco d'azzardo bisogna mettere in conto una riduzione delle entrate per lo Stato. Ridurre domanda e offerta significa anche questo. Lo Stato non può e non deve guardare al gioco solo e soprattutto come ad una fonte di entrata, ma deve regolamentarlo guardando all'interesse generale e dei più fragili.
Lo stesso divieto della pubblicità viene sempre più aggirato. La AGCOM ha stabilito che non è vietata l'informazione sul gioco e questo si è tradotto in una diffusione continua delle quote delle scommesse sportive. A cui si aggiungono le pubblicità negli stadi e le sponsorizzazioni delle squadre.
Si sta creando, un rapporto tra sport e scommesse che racconta l'azzardo come una cosa normale quasi insita nelle competizioni. Questo manda un messaggio pericoloso soprattutto ai più giovani che, combinato con la facile accessibilità del digitale, produce effetti negativi.
Questo credo debba che essere un secondo punto di riflessione. Serve tornare a restringere gli spazi della pubblicità e prendere atto che la norma della AGCOM sta vanificando il divieto.
Addirittura l'invito al gioco responsabile è diventato uno strumento per pubblicizzare i siti del gioco d'azzardo.
Le testimonianze che Stefano Vaccari ha messo nel libro raccontano con sobrietà tre storie che danno il senso di come la ludopatia possa colpire chiunque e rovinare l'esistenza sua e dei suoi familiari.
Sono tre racconti di dipendenza, ma sono a lieto fine, che danno giustamente speranza.
C'è in queste storie anche il riconoscimento del ruolo di tante associazioni che lavorano sul campo e che, più di tutti, hanno la percezione della dimensione del problema.
L'opinione pubblica sente che c'è un problema se vengono investiti calciatori o altre persone note. Ma c'è una distanza tra la gravità del problema e l'inerzia del Governo.
La normativa per il riordino della rete fisica del gioco continua a non esserci, si va avanti a prorogare le concessioni senza ridimensionare e regolamentare meglio l'azzardo. E il tema della tutela dei minori è sparito dall’agenda. L'esclusività della competenza statale sul gioco ha senso solo se da ciò derivano regole e tutele non solo entrate fiscali.
Infine, è evidente a tutti che tra il gioco legale e le attività illecite c'è un confine labile se mancano regole efficaci e controlli stringenti.
L'azzardo per la criminalità è un campo per riciclare i proventi di attività illecite e per guadagnare con l'usura.
Come racconta Stefano Vaccari, nella Commissione Parlamentare Antimafia guidata da Rosy Bindi, si fece un importante lavoro che sfociò in una Relazione illuminante sulla situazione e che produsse proposte importanti, non tutte poi tradotte in legge. In particolare, abbiamo insistito sulla necessità di responsabilizzare i concessionari per tutto ciò che avviene nella loro filiera e sui controlli delle persone e dei capitali che costituiscono le società del gioco.
C'è in questo libro, anche con l'importante prefazione del cardinale Zuppi, la volontà di raccontare il fatto che parlare di azzardo significa parlare di dignità violata delle persone, solitudine e di cose legali ma non per questo giuste.
Credo che rilanciare l'attenzione e l'iniziativa su questo tema sia importante e in questo libro si ritrovano le ragioni per farlo.
