Sanità pubblica e caregiver
Intervento alla Festa PD di Vizzolo Predabissi.
Prima di tutto voglio ringraziare il PD del Sud Est Milanese per l'invito e per aver dato vita a questa bella festa.
Il titolo della iniziativa di questa sera è molto ampio. Scelgo di provare ad approfondire due temi: i caregiver e a dare un giudizio generale sulla postura della destra di Governo su questi temi.
Da anni si sta attendendo una legge sul riconoscimento dei caregiver. Delle centinaia di migliaia di persone, di familiari, che si prendono cura quotidianamente di persone non autosufficienti e spesso affette da malattie inguaribili.
Negli anni, con l'invecchiamento della popolazione, le persone non autosufficienti, bisognose di assistenza, 24 ore su 24, sono aumentate e aumenteranno e il peso della cura non può pesare solo sulle famiglie.
Il Governo, con la ministra Locatelli, ha presentato una proposta sbagliata e insufficiente.
Si millanta l'obiettivo di riconoscere la figura dei caregiver famigliari, ma, in realtà si dà un riconoscimento concreto a pochi.
La proposta, infatti, dà 400 euro a meno del 10% dei prestatori di cura.
Si fissano criteri di reddito rigidi per accedere al sostegno economico e si mettono pochi soldi tolti ad altri fondi per la disabilità.
Nonostante la Corte Costituzionale abbia chiarito che a fronte del riconoscimento di un diritto debbano corrispondere finanziamenti adeguati, ciò non succede. Significa che la stragrande maggioranza dei caregiver famigliari non avranno alcun riconoscimento e alcun diritto.
Non è così che si deve dare dignità ai caregiver. Servono più risorse e servizi da garantire a chi dedica all'attività di cura gran parte del suo tempo e ha diritto ad essere aiutato e sostenuto dal pubblico, da uno Stato che, di fatto, senza i caregiver non potrebbe garantire livelli adeguati di assistenza.
La legge della ministra Locatelli va riscritta e il rischio concreto è che anche questa legge, come quella sul fine vita, non veda la luce neppure in questa Legislatura.
Eppure è una legge necessaria. Per questo stiamo provando in Parlamento e nel Paese, insieme a tante associazioni, a fare proposte concrete per una legge che riconosca davvero e sostenga i caregiver, che prenda atto dei grandi problemi che vive chi si fa carico dall'assistenza e li provi a risolvere.
Innanzitutto, servono servizi per la formazione e per consentire di avere occasione di staccare e riposare, ma soprattutto serve garantire ai caregiver di avere accesso prioritario ai servizi del sistema sanitario e assistenziale. Un tesserino che consenta di riconoscere i caregiver, potrebbe aiutare in questa direzione.
C'è poi un tema fondamentale, trascurato dal Governo, come quello previdenziale. È evidente che chi interrompe il proprio percorso lavorativo per prestare cura, non può e non deve essere penalizzato ulteriormente e, quindi, vanno garantiti contributi figurativi per non pregiudicare il percorso verso la pensione.
Ma pensare al futuro dei caregiver, significa anche sostenerli al termine del lavoro di cura. Favorire il reingresso o l'accesso nel mondo del lavoro è un altro obiettivo che una legge seria sui caregiver deve porsi.
Insomma, non vanno più lasciate sole le famiglie e le persone che si assumono l'onere della cura.
Parto da qui per introdurre la seconda riflessione che voglio provare a fare.
I fatti raccontano di un Governo che abbandona le persone quando hanno più bisogno, nel momento della sofferenza, nelle fasi più difficili della vita.
Quando le persone hanno più bisogno di sostegno, mancano le risposte dal Governo.
Succede quando si insabbia la legge sul fine vita, non ascoltato le sollecitazioni della Corte Costituzionale, e privando persone che soffrono, malate, inguaribili e dipendenti da un sostegno vitale, della possibilità di scegliere come terminare la propria esistenza.
Quella sul fine vita è una legge di civiltà che la destra si ostina a contrastare.
Ma anche quando parliamo di liste di attesa che, insieme agli elevati costi dei servizi sanitari, obbligano sempre più persone, le più povere e le più fragili, a rinunciare alle cure, parliamo di cittadini privati di un diritto fondamentale come quello alla salute. Persone lasciate indietro, dimenticate dal pubblico.
Sui caregiver, ho già detto. La mancanza di un riconoscimento lascia sole le famiglie e scarica loro addosso l'intera fatica della cura dei propri familiari.
Ecco tutte queste vicende raccontano di una destra incapace o, meglio, che non ha la volontà di guardare in faccia i problemi di chi ha più bisogno.
Preferiscono fare battaglie ideologiche e propaganda. Ma il nodo della distanza tra le persone che hanno bisogno e le assenze della politica riguarda tutti, anche noi.
Se le persone si sentono sole e abbandonate dalle istituzioni quando hanno più bisogno, c'è un problema di credibilità e democratico.
Per questo penso sia importante il lavoro fatto da tutto il campo progressista, insieme, su questi temi e, soprattutto sulla sanità.
Ora serve che questi temi siano e restino una priorità nell’agenda del nostro campo. Sono le proposte che ci permettono di dimostrare che mettiamo al centro le persone, la loro vita concreta e che, con noi al governo, nessuno sarà lasciato solo.
