Il virus mostra la nostra fragilità. Garantire alle persone protezione e futuro

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Articolo pubblicato su Huffington Post.

Il Coronavirus sta dimostrando che l’uomo non è onnipotente, che non conosciamo tutto, non siamo in grado di controllare tutto, siamo fragili e in difficoltà di fronte a fenomeni di questo tipo.
Ciò che ci spaventa è proprio questo, trovarci di fronte ad un virus dagli effetti non gravi per la stragrande maggioranza della popolazione ma che non conosciamo e che ci impone di cambiare abitudini, di rinunciare alle consuetudini, di fare attenzione a comportamenti che consideriamo normali e famigliari.
Prendere atto che c’è qualcosa che ancora non controlliamo e che ci impone di cambiare spaventa ma può anche essere una occasione per riscoprire cose che non facevano più parte del nostro quotidiano; riscoprire le priorità essenziali, ripensare al valore e all’importanza della scienza.

Dare ai detenuti più possibilità di telefonare a casa

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Articolo del Correre della Sera (file PDF).

Una telefonata non accorcia la pena. Ma può migliorare almeno un po' la vita. Specie se una legge allungasse almeno un po' la telefonata. Con questo pensiero se n’erano tornati a casa prima di Natale, dopo una mattina di incontro con un gruppo di detenuti di San Vittore, tre parlamentari di maggioranza e opposizione. E così adesso, mentre il resto della politica è tutto preso a parlare di prescrizione sì o no, cioè di chi in prigione non si sa ancora se andrà o meno, loro hanno deciso di occuparsi di quei circa 6o mila tra uomini e donne che in prigione nel frattempo già ci stanno. E hanno presentato al Senato un disegno di legge per cambiare di una riga l’art. 39 dell`ordinamento penitenziario, che finora consente ai detenuti una telefonata di dieci minuti alla settimana: la proposta è di autorizzarne una al giorno, e per la durata di venti minuti. Naturalmente a chi non abbia mai varcato i cancelli di un carcere potrebbe sembrare – per usare un termine in voga – roba buonista da condir via con un «che pretendono questi».

L'esito delle elezioni regionali e il tema della Giustizia

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Intervista di Radio Radicale (video).

Credo che il voto di domenica sia stato importante. Abbiamo corso il rischio che gli emiliano-romagnoli fossero coinvolti dentro ad un referendum sul Governo o addirittura su Matteo Salvini.
Se si pensa che sia stato un referendum, è evidente che Matteo Salvini lo ha perso.
Preferisco dire, però, che siamo riusciti a fare una campagna elettorale ragionando sulla Regione e sul buon governo emiliano-romagnolo che è stato riconosciuto dagli elettori. Credo che per questo motivo abbia vinto Bonaccini e il PD abbia ottenuto un risultato importante, andando ben oltre quello delle europee, che si erano svolte quando ancora non c’era stata né la scissione di Renzi né l’abbandono di Calenda. È, quindi, un ottimo risultato, che ci soddisfa come partito.
Il risultato del PD ci soddisfa anche in Calabria, dove siamo riusciti ad essere il primo partito dopo una vicenda molto complicata e aver avuto il coraggio di operare un rinnovamento profondo dentro al partito di quella Regione. Anche lì il Partito Democratico è stato premiato.
La sfida di Callipo era molto difficile ma penso che si sia fatta una scelta giusta, che è stata quella di un rinnovamento del PD e del centrosinistra, affidandosi a una figura che rappresenta il meglio della Calabria e sono convinto che quelle elezioni siano solo un punto di partenza.

La Legge Bonafede non va ma ora processi più rapidi

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Articolo pubblicato da Il Riformista (file PDF).

Il tema della prescrizione dei reati resta un tema rilevante, una questione che riguarda i diritti dei cittadini, la certezza della pena, il tema costituzionale della ragionevolezza dei tempi del processo.
Il confronto aperto su questo è importante e, per parte nostra, c'è la necessità di ripensare la riforma Bonafede-Bongiorno, che di fatto elimina la prescrizione e rende possibili processi infiniti.
Credo però che ci si debba domandare se questo della prescrizione è il tema più importante e, soprattutto, se può essere isolato da una riflessione sulla riforma del processo.
In realtà siamo tutti d'accordo a sostenere che, fino ad oggi, se un processo non si conclude perché scatta la prescrizione questo fatto costituisce un fallimento per lo Stato e per la Giustizia. Così come siamo d'accordo a considerare il tema dell'accelerazione dei processi non solo necessario ma fondamentale per garantire i cittadini e la competitività del nostro Paese. Se i processi in Italia durassero meno, il tema della prescrizione non avrebbe più la rilevanza che ha assunto.