La legge di bilancio stanzia 40 miliardi a sostegno di economia, lavoro, sanità e bisognosi

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Articolo pubblicato da Zona Nove.

Le polemiche politiche che hanno occupato buona parte delle cronache di queste settimane non solo appaiono distanti anni luce dalla realtà e da un Paese che sta affrontando la triplice emergenza sanitaria, sociale ed economica che il Covid ha prodotto in tutto il mondo, ma hanno anche fatto passare in secondo piano i contenuti della Legge di Bilancio approvata a fine anno. Eppure la manovra interviene concretamente su tanti dei problemi di oggi e mette in campo misure potenti per favorire la ripartenza della nostra economia. Abbiamo, infatti, approvato una Legge di Bilancio che ci consentirà di stanziare 40 miliardi a sostegno dell'economia, del lavoro, della sanità e delle persone più in difficoltà.
Innanzitutto, ci sono misure a sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi pandemica.
Viene esteso il blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo e la cassa integrazione di emergenza viene prorogata per altri tre mesi.
In più, viene introdotta una misura di sostegno al reddito per le partite iva e per i lavoratori autonomi che verranno anche esonerati per un anno dal pagamento dei contributi: si tratta di una misura che garantisce 6 mesi di sostegno al reddito fino a 800 euro per chi perde il lavoro. Così per la prima volta si stabilizzano ammortizzatori sociali per lavoratori che non li avevano mai avuti.

Celle meno piene grazie al Pd. M5s contro? Li convinceremo

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Intervista del Riformista.

In Senato il Partito Democratico, durante la discussione sui Decreti Ristori, non è riuscito a portare a casa tutti gli emendamenti presentati per alleggerire il peso dei detenuti in carcere. Oltre la netta opposizione della destra, ha incontrato anche alcune contrarietà del Movimento Cinque Stelle. Ne discutiamo con il senatore Franco Mirabelli, vice capogruppo del Pd a Palazzo Madama.
Senatore, quali emendamenti siete riusciti a far approvare?
Sono passati gli emendamenti che prorogano al 31 gennaio 2021, cioè alla fine dello stato di emergenza, l’efficacia dei provvedimenti già contenuti all’interno del Decreto. Il primo riguarda la possibilità di ottenere gli arresti domiciliari per chi ha ancora 18 mesi da scontare; il secondo, che è il più efficace dal punto di vista della riduzione della popolazione carceraria perché riguarda circa 1300 detenuti, consente sia a chi ha permessi premio sia a chi ha quelli di lavoro, di restare fuori dal carcere fino al 31 gennaio.
Quali invece quelli da voi proposti ma che non sono stati approvati?
Tutte le proposte che abbiamo costruito le avevamo condivise con il mondo delle associazioni, con i Garanti dei detenuti e con tanti operatori. Avremmo voluto ottenere almeno altre due norme: per quanto concerne la liberazione anticipata speciale, passare dai previsti attuali 45 giorni di sconto di pena a 75 per tutti quei detenuti che abbiano intrapreso un percorso trattamentale, e il blocco dell’esecutività delle sentenze passate in giudicato. Per ora non ce l’abbiamo fatta ma continueremo a riproporre queste modifiche nei prossimi provvedimenti.

Per le carceri potevamo e volevamo fare di più, ma opposizione e M5S lo hanno impedito

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Articolo pubblicato su Il Dubbio.

Ho letto con attenzione l'articolo di Damiano Aliprandi sulla situazione nelle carceri in epoca di pandemia. L'articolo contiene una serie di informazioni e di giudizi legittimi ma che, in parte, mi permetto di precisare.
Innanzitutto io non credo esista oggi, di fronte al Covid, una situazione drammatica e fuori controllo nelle carceri italiane, grazie anche al lavoro che quotidianamente svolgono agenti e operatori negli istituti.
A dirlo sono anche i dati forniti dal Garante nazionale dei detenuti e dal Dap.
Certo, la situazione va tenuta sotto controllo ed è necessario lavorare per diminuire la popolazione carceraria in generale e al fine, ora, di garantire norme di sicurezza che rispettino le regole del distanziamento stabilite per contrastare il diffondersi del virus.
Per questo penso che essere riusciti a far passare, nel Decreto Ristori, la proroga al 31 gennaio 2021 della possibilità di ottenere gli arresti domiciliari per chi ha ancora 18 mesi di pena da scontare, e di restare fuori dal carcere fino a quella data, per chi gode di permessi premio o di lavoro, non mi sembra poca cosa. Soprattutto questa misura riguarda una platea di circa 1300 detenuti che non costringiamo a tornare in carcere.
Certo avremmo voluto di più. Il decreto migliora la situazione ma certamente serviva, ed erano nostre proposte, aumentare gli sconti di pena per chi ha già vissuto un percorso positivo in carcere e il blocco dell'esecutività delle sentenze passate in giudicato.

Casellati ha una visione interventista del suo ruolo

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Intervista di Repubblica.

“La presidente del Senato ha una visione ‘interventista’ del suo ruolo. Non doveva cedere alla richiesta leghista sul decreto sicurezza”. Franco Mirabelli è il capogruppo dem in Commissione Giustizia di Palazzo Madama, presieduta da Andrea Ostellari della Lega. A sorpresa l’esame di quel provvedimento - che archivia i decreti e le norme sui migranti di Salvini - è stato assegnato anche a quella Commissione, e non solo alla Affari Costituzionali. È scoppiato un putiferio. Il sospetto della maggioranza giallo-rossa è di un agguato. Il nuovo Decreto Sicurezza deve essere convertito definitivamente in legge entro il 20 dicembre; è già passato alla Camera con la Fiducia. Salvini e Meloni hanno annunciato barricate.
Mirabelli il nuovo Decreto Sicurezza è a rischio?
“Noi della maggioranza siamo determinati e coesi e non permetteremo dilazioni e rinvii, però la decisione di Casellati ci ha oggettivamente sconcertati. È incoerente rispetto alle scelte fatte in questa stessa Legislatura sui Decreti Salvini, discussi solo nella Commissione Affari Costituzionali. Così come a Montecitorio l’assegnazione è stata sempre e solo in Affari Costituzionali. Del resto le questioni che riguardano la Giustizia sono pochissime, riassunte in 4 pagine su 25”.