Perché votare Sì al referendum e i problemi della giunta Raggi

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Intervista realizzata da Il Comizio (video).

Il PD è alle prese con il Referendum, in questi giorni il Premier Renzi ha aperto a delle modifiche alla legge elettorale ma ancora oggi l’ex capogruppo Speranza ha affermato “Basta giocare a nascondino, Renzi ci deve dire chiaramente cosa vuole fare”. Come si risolverà questo dilemma interno al PD?
Lo vedremo. Personalmente trovo sbagliato lasciare intendere agli italiani che il voto al Referendum sulla Riforma della Costituzione sia anche un voto sulla legge elettorale. La legge elettorale non è oggetto della Riforma Costituzionale e non sarà oggetto del Referendum. Lo scopo del referendum è rendere più efficaci e efficienti le istituzioni pubbliche, ridurre i costi della politica, superare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero dei parlamentari, mettere i tetti agli stipendi dei consiglieri regionali, ridurre i costi delle assemblee regionali, superare le leggi concorrenti. L’obiettivo della Riforma è quello di creare gli strumenti per applicare i valori e i principi che sono contenuti nella prima parte della Costituzione e che, per molti versanti, sono rimasti inattuati. Serve uno Stato più efficiente. Questo è lo scopo che si prefigge la Riforma Costituzionale.

Lotta alle mafie: appello a imprenditori e Ordini Professionali

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Intervento sul Corriere della Sera (file PDF).

Credo cche l'inchiesta coordinata dalla DDA di Milano, che ha portato a undici arresti, meriti qualche riflessione ma non tanto perché alcune ditte coinvolte hanno allestito quattro padiglioni ad Expo. Anzi, le infiltrazioni in aziende coinvolte nella costruzione di padiglioni non devono far dimenticare lo straordinario lavoro fatto da tutte le istituzioni, col contributo decisivo di ANAC e riconosciuto da tutti (antimafia, forze dell'ordine, magistratura), per impedire che i grandi appetiti della criminalità organizzata su Expo trovassero soddisfazione.
Credo, invece, che sia importante riflettere sul livello di presenza e infiltrazione delle mafie nell’economia e nelle imprese, soprattutto al Nord, perché questo continua ad essere un tema sottovalutato mentre serve prendere atto che siamo di fronte ad un fenomeno consolidato e di cui non è percepita la pericolosità ma che è in grado di inquinare l'economia e la concorrenza e, quindi, la nostra stessa convivenza.

Il referendum sulla Riforma Costituzionale

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Intervento alla trasmissione Coffee Break di La7 (video).

Alcune forze politiche hanno chiesto lo spacchettamento sui temi del Referendum ma la nostra opinione è che abbiamo proposto una Riforma Costituzionale che è stata approvata in Parlamento con 6 votazioni ed è opportuno che si voti su quella Riforma unitariamente. Noi lo abbiamo fatto in Parlamento e ai cittadini dobbiamo chiedere di fare lo stesso al Referendum.
Preferirei, però, che chiudessimo le discussioni sullo spacchettamento e sulla data (che, oltretutto, non dipende dal Governo) e cominciassimo a concentrarci sul merito del quesito da sottoporre agli italiani.
Andiamo al Referendum a votare una Riforma Costituzionale che, sul merito, continua a convincerci e - come ha detto in modo chiaro anche Renzi - su questo dobbiamo confrontarci.
Capisco che c’è un interesse da parte di alcune forze politiche a buttare la discussione su Renzi. Capisco che l’opposizione preferisca trasformare il Referendum Costituzionale in un Referendum sul Governo o su Renzi, perché sul merito della Riforma avrebbero poco da dire, ma personalmente preferirei stare sui contenuti della legge e sono convinto che i 500 milioni di risparmio o i parlamentari in meno, così come altre norme di questa legge, convinceranno i cittadini.

La responsabilità politica della violenza

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Articolo pubblicato sull'Huffington Post.

C'è stata in questi mesi una sempre maggiore escalation di episodi di violenza, dal terrorismo, alle stragi negli Stati Uniti, a quelli che hanno come protagonisti gli ultras agli europei di calcio, agli incidenti provocati dai Black Bloc in Francia, fino all'omicidio a sfondo razziale dell'altro giorno a Fermo.
Sembra un mondo impazzito in cui tutto ciò alimenta paure e spinge a chiudersi. Sembra di essere impotenti di fronte a questi orrori.
Vicende diverse, con matrici diverse che però, forse, hanno un elemento comune nel venir meno della politica a governare i conflitti.
Se si guarda ai successi dei partiti xenofobi, populisti e antieuropei ma anche al successo di Trump negli USA, viene da pensare che viviamo in un mondo in cui una parte della politica ha rinunciato a governare i conflitti, anzi, preferisce esasperarli per produrre e cavalcare le paure.
Da qui deriva anche la scelta di utilizzare linguaggi violenti che stanno imbarbarendo il confronto politico.