Nel casertano fuori dal PD chi ha remato contro

pubblicato il .

Intervista di Lorenzo Iuliano pubblicata da Il Mattino ed. Caserta

«Abbiamo conquistato quattro Comuni sopra i 15mila abitanti su sei al voto. Non governavamo da nessuna parte. Vuol dire che la gente è pronta a darci fiducia. Ora inizia la fase 2, dobbiamo cambiare il Pd a Caserta: basta con il partito dei rappresentanti istituzionali e delle correnti, sì al partito degli iscritti e dei sindaci. E fuori dal Pd quelli che si sono candidati o hanno sostenuto liste contro di noi». Dopo i ballottaggi, il commissario provinciale dei Democrat, il senatore milanese Franco Mirabelli, annuncia il piano a medio termine per rilanciare il partito. E anche una resa dei conti. Resterà ancora a lungo, d’intesa con i vertici nazionali, e dunque all’orizzonte non c’è nessun congresso.
Commissario, lei era arrivato per traghettare un partito allo sfascio verso le amministrative. Missione compiuta?

I democratici ora guardano al “modello Caserta”

pubblicato il .

Intervista Raffaele Sardo pubblicata da La Repubblica ed. Napoli (PDF).

«Su sei Comuni sopra i 15mila abitanti, dopo i ballottaggi il PD ne governa 4. Prima non ne governava nessuno». Il trend positivo, inaspettato, del PD in provincia di Caserta che diventa un vero e proprio “caso nazionale”, se lo intesta il commissario casertano, il senatore milanese Franco Mirabelli, che da alcuni mesi ha avuto il difficile compito di ricostruire un partito profondamente diviso.
Mirabelli si è trovato ad affrontare il caso di Stefano Graziano, il presidente regionale del partito, indagato di concorso esterno in associazione mafiosa. Una brutta tegola che sicuramente ha contribuito ad aumentare la sfiducia nei confronti del PD.
«C’eravamo proposti alla guida di un progetto che potesse creare un’alternativa al centrodestra che ha dominato per anni in questi territori – dice il senatore Mirabelli – molti cittadini ci hanno dato fiducia. La scommessa ora è riuscire a dimostrare che si può governare in maniera diversa, non solo sostituendosi sulla stessa seggiola al centrodestra, ma rompendo alcune compatibilità negative che hanno caratterizzato la politica in queste terre facendo sì che prevalgano gli interessi dei cittadini».

Sala e Parisi hanno due proposte politiche diverse

pubblicato il .

Intervento a Radio Lombardia.

Domenica 19 giugno si vota per il sindaco di Milano. Sala e Parisi hanno due proposte politiche diverse. Ho sentito le dichiarazioni di Parisi e capisco il suo tentativo di affascinare il Movimento 5 Stelle, però, francamente, non vedo grandi novità nella compagnia che sta attorno a lui e neanche tanta attenzione alla legalità o alla trasparenza stando a ciò che quella compagine ha dimostrato nel corso degli anni in cui il centrodestra ha governato a Milano e ora che governano Regione Lombardia. Così come non vedo attenzione ai temi della legalità e della trasparenza nelle proposte che Parisi ha avanzato in questi giorni, in cui ha detto tra l’altro anche di voler escludere la Commissione Antimafia.
Beppe Sala, invece, sui temi della trasparenza e della legalità ha coinvolto Gherardo Colombo, persona inattaccabile; ha poi indicato tra le priorità il tema della casa dicendo come si farà ad avere i soldi per intervenire sul degrado; inoltre, Parisi ha anche detto di voler costruire mentre Sala ha parlato di mettere il verde nella riqualificazione degli ex Scali ferroviari. Infin, anche le persone indicate da Sala nell’intervista al quotidiano Repubblica indicano delle scelte di priorità: Ambrosoli per la Regione, Linus per aprire un canale di comunicazione con i giovani, Emma Bonino per continuare a garantire la dimensione internazionale di Milano. Sono nomi, questi, che danno concretamente l’idea di quali sono le priorità e di chi le seguirà. Parisi, invece, non ha fatto sapere nulla delle sue priorità.

Ecco perché i milanesi non vorranno tornare indietro

pubblicato il .

Articolo pubblicato da L'Unità (file PDF).

Domenica 19 giugno si vota per il ballottaggio per scegliere il sindaco di Milano, per decidere quale città vogliamo.
Giuseppe Sala e Stefano Parisi rappresentano due idee diverse, due politiche alternative.
Abbiamo già sperimentato la città che vorrebbe riproporre Parisi, forte dei suoi alleati che sono stati protagonisti della lunga stagione di governo del centrodestra. Una stagione in cui le periferie sono state abbandonate, si è rimasti inerti di fronte alle inefficienze di Aler, di cui Lega e Forza Italia continuano a nominare i vertici, in cui sui diritti civili si sono fatti solo passi indietro, e in cui tanti problemi, dall'immigrazione alla sicurezza sono stati usati anziché gestiti e risolti: per esempio si è tanto parlato di ruspe ma non si è chiuso un solo campo (cosa che, invece, ha fatto la Giunta Pisapia).