Contrasto alle mafie

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Articolo pubblicato sul bimestrale Gente in Movimento (file PDF).

Le mafie oramai sono un problema di tutto il Paese, non solo di una parte. In questi anni, grazie alle inchieste della magistratura e al lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia, infatti, abbiamo capito un po’ meglio non solo che la mafia al Nord c’è ma anche che è molto aggressiva e che fa di tutto per non farsi vedere per non creare allarme sociale, favorendo così una distanza tra la percezione scarsa che ha l’opinione pubblica del pericolo e la realtà della situazione.
In questa legislatura, il lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia si è concentrato molto sul radicamento delle mafie (in particolare della ‘ndrangheta) nei territori del Nord e abbiamo notato che questo fenomeno è fortemente sottovalutato.
Le inchieste, infatti, mostrano una criminalità organizzata che è cambiata rispetto all’immagine che abbiamo in mente e molto diversa dagli stereotipi che spesso vengono diffusi anche dai mass media. Non c’è, infatti, soltanto una mafia che dà l’assalto agli appalti pubblici. Come mostrano le inchieste riguardanti Lombardia ed Emilia, la criminalità è insediata al Nord non più solo per riciclare il denaro ma prevalentemente perché vuole penetrare nell’economia legale, vuole entrare nelle imprese e governarle, cercando così di condizionare il mercato. In questo, sempre più spesso, si trovano coinvolti anche il mondo dei professionisti e dei colletti bianchi, che arricchiscono le mafie intervenendo sulle fatturazioni. Questo è avvenuto in Emilia, in Lombardia e in molte altre realtà.

Tutti si impegnino a evitare di indebolire il Pd

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Articolo pubblicato su Huffington Post.

I dati riguardanti le ultime tornate elettorali nell'area milanese sono molto importanti perché non sono soltanto dei numeri, ma contengono anche grandi temi politici che sono gli stessi che attraversano le dinamiche internazionali dell'ultimo periodo. Ci sono, infatti, grandi tematiche politiche che stanno cambiando il mondo e che richiedono alla sinistra uno sforzo di riflessione.
In questa fase siamo già arrivati molto oltre l'antipolitica. Trump e Marine Le Pen raccontano un mondo che non si spiega più dentro la dialettica destra/sinistra e con le vecchie categorie e non è sufficiente neanche l'antipolitica a spiegarlo. Questi fenomeni mostrano che c'è una parte dell'opinione pubblica che probabilmente è in sofferenza e non si sente rappresentata dalle proposte politiche dei governi e, a fronte di questo, si mette contro le istituzioni e contro l'establishment.
Il problema appare in tutta la sua evidenza oggi che nei sondaggi ricevono fiducia dai cittadini soltanto l'esercito e le forze dell'ordine: anni fa non era così; avevano considerazione anche il Presidente della Repubblica, la magistratura e istituzioni in cui tutti si sentivano rappresentati. Oggi tutto questo non c'è più e anche la credibilità di quelle istituzioni viene messa in discussione.

Più voce al lavoro: la Carta dei Diritti Universali del Lavoro

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Intervento all'incontro "Più voce al lavoro: la Carta dei Diritti Universali del Lavoro" organizzato dalla CGIL (video).

Ci sono due questioni centrali nella “Carta dei Diritti Universali del Lavoro” preparata dalla CGIL su cui oggettivamente serve fare di più e c’è un ritardo che va colmato con interventi rapidi.
Innanzitutto, occorre affrontare il tema delle diseguaglianze perché credo che sia fondamentale in questa fase storica. Sicuramente deve essere la politica a cercare di dare delle risposte e la prima diseguaglianza da affrontare è quella tra chi ha il lavoro e chi non ce l’ha.
I dati, infatti, mostrano che questa questione è molto seria, oltre che molto sentita dall’opinione pubblica.
Le strade per affrontare questo tema possono essere molte: il creare occupazione, la crescita economica.
Poi c’è anche la diseguaglianza all’interno del mondo del lavoro ma non credo che sia stato il Jobs Act ad averla creata.
Penso che su questo ci possa essere un confronto, così come mi piacerebbe che la CGIL si confrontasse anche sul come si possono garantire i livelli minimi di contribuzione a soggetti con le stesse mansioni.

Calcoli politici non facciano perdere l'occasione di riordinare il gioco

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Articolo pubblicato da Huffington Post.

Sul gioco d'azzardo tutti i protagonisti della Conferenza Stato-Regioni hanno una responsabilità che non deve e non può più essere rinviata. Da oltre un anno stiamo aspettando l'accordo che, trasformato in decreto, deve riordinare il settore diminuendo domanda e offerta di gioco, introducendo norme per la prevenzione e il contrasto delle patologie legate all'azzardo, stabilendo regole più stringenti e recependo le norme proposte dalla Commissione Antimafia per combattere le infiltrazioni della criminalità e garantire la legalità.
Mi auguro che i tanti che in questi anni hanno denunciato i pericoli del gioco, l'eccessiva presenza di offerta di gioco, l'assenza di regole certe e la necessità di proteggere le persone più esposte ai rischi legati al gioco, oggi diano un contributo a definire un riordino del settore volto a produrre una normativa coerente con gli obbiettivi di cui tutti parlano.
Il documento del governo, su cui ormai si discute da mesi e che, con il contributo di tutti, è stato molto arricchito e migliorato, è l'occasione per fare grandi passi avanti. Può essere ancora approfondito ma non approvarlo presto significherebbe perdere un'occasione che, essendo a fine legislatura, deve essere colta ora o tutto resterà nella situazione attuale.