Come si voterà con la nuova legge elettorale

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Articolo pubblicato dal mensile Zona Nove.

Nelle scorse settimane il Parlamento ha approvato la nuova legge elettorale. Approvata con un larghissimo consenso in entrambe le Camere, che, come deve essere quando si fanno le regole, è stata votata dalla maggioranza di Governo e dalla maggioranza dei gruppi di opposizione.
Al di là delle polemiche che ci sono state e dei toni che le hanno caratterizzate - dettate più dal clima di campagna elettorale che da altro - credo che si sia fatto un buon lavoro e che si sia approvata la legge migliore possibile in questa legislatura.
L’approvazione della legge elettorale è comunque una buona notizia per la democrazia italiana. Sarebbe stata, infatti, una sconfitta per la politica e un problema per il Paese se si fosse andati a votare la prossima primavera senza una nuova legge.
Come ha sottolineato più volte il Capo dello Stato, andare a votare per Camera e Senato con due sistemi elettorali diversi, frutto delle sentenze della Corte Costituzionale e non decisi dal Parlamento, sarebbe stato un doppio problema. Sarebbe stato impossibile avere nel prossimo Parlamento maggioranze scelte dagli elettori in grado di governare e, quindi, di garantire stabilità al Paese e sarebbe stato certamente un ulteriore colpo alla credibilità delle istituzioni se non fossimo riusciti a fare la legge, come compete al Parlamento.

Solidarietà a Sebri della Carovana Antimafia

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Penso che la vicenda dell’intimidazione a Piero Sebri sia legata all’attività di denuncia che da anni la Carovana Antimafia sta portando avanti sul territorio.
Questa vicenda porta ulteriori elementi di preoccupazione e, anche se non ci sono collegamenti, si aggiunge all’episodio di minacce denunciato dai consiglieri di opposizione di Cisliano.
Esprimo la mia vicinanza a tutti loro ma lo solidarietà, però, non basta. Lavoreremo coinvolgendo la Prefettura perché venga garantita la tutela dei cittadini. Stiamo assistendo ad una preoccupante escalation, bisogna alzare il livello di attenzione e aumentare la consapevolezza di tutte le forze politiche che si oppongono all’illegalità.

Provincia di Caserta: ira su PD e centrosinistra

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"Sono molto preoccupato per ciò che è emerso ieri dalla prima seduta del consiglio provinciale a Caserta. Nonostante 13 consiglieri su 16 siano stati eletti a sostegno di un progetto alternativo a quello di Magliocca, la maggioranza di essi ha approvato le linee programmatiche proposte dal Presidente". E' amareggiato e arrabbiato il commissario provinciale del Pd di Caserta Franco Mirabelli dopo l'epilogo del primo Consiglio provinciale tenutosi ieri, con pezzi della coalizione di centro-sinistra che hanno votato le linee programmatiche presentate dal presidente Magliocca, espressione del centrodestra e sostenuto da Forza Italia alle elezioni provinciali del 12 ottobre scorso.
Già in quella circostanza era andata in frantumi la coalizione che sosteneva l'avversario di Magliocca, il ben più quotato Carlo Marino, sindaco di Caserta ed esponente di vertice del Pd casertano; una coalizione capeggiata dal Pd e composta dagli stessi partiti-movimento facenti capo ai consiglieri regionali che sostengono il Governatore Pd De Luca.

L’elettore potrà scegliere chi lo rappresenterà

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Intervista di Andrea D’Orazio, pubblicata da Il Giornale di Sicilia.

«Questo sistema elettorale è stato costruito guardando con attenzione quelli precedenti e i relativi rilievi della Consulta. Chi dice che è incostituzionale sbaglia di grosso». Franco Mirabelli, senatore PD e membro della Commissione Affari Costituzionali, non ha alcun dubbio sulla legittimità del Rosatellum bis, e ai colleghi che dentro e fuori Palazzo Madama protestano sostenendo il contrario lancia un monito: «Il tema dell’incostituzionalità non può diventare l’unico argomento con cui si cerca di contrastare qualunque legge venga portata in Parlamento».
Se si riferisce ai grillini, la ragione è anche un’altra: la legge favorisce le coalizioni, sembra fatta contro di loro.
«I Cinque Stelle dovrebbero spiegare perché hanno fatto saltare il Tedeschellum, sistema interamente proporzionale sul quale c’era un’intesa tra tutte le forze politiche.