Verso una Giustizia più efficiente

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Articolo pubblicato sulla rivista Gente in Movimento di luglio - agosto.

Alla Camera dei Deputati è stata votata la riforma del processo penale, che sarà approvata in via definitiva al Senato a settembre, mentre in Commissione Giustizia di Palazzo Madama si sta concludendo il lavoro sulla riforma del processo civile.
Troppo spesso si è sottovalutata la vera portata della riforma della Giustizia. Ci perdiamo sempre nella polemica politica, con argomenti che si trascinano da anni e che, di fatto, ha impedito di riformare la giustizia per farla funzionare meglio nell’interesse dei cittadini.
Questo è il tema che stiamo provando ad affrontare ora, sapendo che le riforme del processo penale e civile sono due condizioni che l’Europa ci pone per accedere alle risorse del Recovery Fund. Questo perché siamo un Paese in cui i processi durano tantissimo e ci sono molte sedi giudiziarie in cui sono accumulati moltissimi procedimenti aperti da anni e vanno smaltiti.
I cittadini hanno il diritto ad avere processi giusti e in tempi ragionevoli, sia sul penale che sul civile.
Inoltre, la concorrenzialità del nostro Paese e la possibilità di competere con gli altri Paesi del mondo è molto condizionata da queste difficoltà e da questi ritardi della Giustizia. È evidente, infatti, che chi vuole venire a investire nell’economia italiana sa benissimo di questa situazione in cui la giustizia civile funziona lentamente e che le cause vengono risolte dopo molti anni e questo è un disincentivo che condiziona le scelte.

La Lega sta con Orban in Europa: per noi non ha credibilità

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Intervista dell'Ansa.

"A oggi per noi la Lega non ha nessuna credibilità come interlocutore e di fatto ci sta dicendo che per approvare la legge Zan, dobbiamo togliere quelli che per noi sono punti qualificanti. Mi pare evidente che non sia un compromesso". A dirlo all'Ansa è Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella commissione Giustizia del Senato sul disegno di legge contro l'omotransfobia.
Sulla nuova richiesta di incontro lanciata da Matteo Salvini al segretario Dem, Enrico Letta prima di martedì (giorno in cui scade il termine per la presentazione degli emendamenti), Mirabelli ha tagliato corto: "Per noi la trattativa è impraticabile".
"Noi vogliamo portare avanti un provvedimento che si occupa di proteggere le persone, altri invece fanno solo propaganda e usano questa vicenda per fini politici", ha aggiunto Mirabelli ricordando che "in otto mesi non ci siamo accorti che la Lega volesse mediare sul ddl Zan con una proposta di compromesso. Come hanno dimostrato gli interventi sentiti finora nell'aula del Senato durante la discussione, resta una distanza incolmabile tra chi vuole tutelare i diritti e chi rema contro".
Infine a proposito dell'intervento fatto in Aula dalla senatrice di Forza Italia, Barbara Masini che di recente ha fatto coming out e si è espressa a favore del disegno di legge, ha commentato: "Mi pare che abbia spiegato benissimo le ragioni per cui serve una legge di civiltà, mi è sembrato il discorso di una parlamentare che ha vissuto sulla sua pelle le preoccupazioni e le discriminazioni e che voglia combatterle con questa norma".

Bene che il M5S non sia imploso, ora correggiamo la riforma della Giustizia

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Intervista del Dubbio.

Senatore Mirabelli, qual è la posizione del Pd sulla riforma della giustizia?
Noi sosterremo sicuramente sia la riforma del processo civile che di quello penale, perché contiene moltissime nostre proposte e quindi la appoggeremo con la consapevolezza che la riforma è necessaria per il Paese e perché è garanzia di accedere ai fondi del Pnrr.
Avete chiesto però delle modifiche come ha fatto anche il Movimento 5 Stelle. C'è una strategia comune?
C'è ancora uno spazio perii lavoro parlamentare sulla base della preoccupazione espressa da molti magistrati, dal momento che la scelta fatta sulla prescrizione, e da noi condivisa, potrebbe portare troppi processi a non concludersi. Credo ci sia spazio per dialogare e risolvere la questione senza intaccare in alcun modo il senso di una riforma che deve trovare l'equilibrio tra la necessità di una ragionevole durata dei processi e il rischio che non si arrivi a sentenza.
La riforma è stata approvata da tutti i ministri, perché non avete parlato di queste modifiche prima?
Alcune questioni sono venute fuori in seguito ma mi pare evidente che migliorare un testo condiviso nella sostanza da tutti i ministri sia parte di una normale dialettica parlamentare. In quel testo abbiamo dovuto tutti rinunciare a qualcosa. Noi sul tema della mediazione, dei riti e delle pene alternative abbiamo ottenuto molto, ma volevamo di più. La questione è quantomai attuale dopo la discussione aperta su Santa Maria Capua Vetere. Cercare in Parlamento di migliorare su questo non significa minare una riforma giusta e necessaria. Continueremo a cercare di fare qualche passo in avanti col dialogo.

Lo sblocco degli sfratti può procurare un’emergenza sociale

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Articolo pubblicato dal mensile Zona Nove.

Il primo di luglio è terminato il blocco degli sfratti per quasi 80mila famiglie che già prima della pandemia avevano perso il diritto all’alloggio o per la fine del contratto di affitto o per morosità mentre il blocco rimane in vigore fino a fine anno per chi, a causa del Covid, ha perso il reddito e, quindi, si trova in una situazione di morosità incolpevole.
Il rischio, però, è che lo sblocco degli sfratti produca un’emergenza sociale.
L’imminente ripresa delle esecuzioni forzate degli sfratti con utilizzo della forza pubblica, infatti, prefigura un concreto rischio di tensione sociale. Questo si unisce al fatto che molte delle famiglie interessate non potranno ottenere adeguate sistemazioni di alloggio alternative, sia pubbliche sia sul mercato privato (che attualmente presenta costi troppo elevati e non compatibili con le condizioni economiche di queste famiglie).

Molte delle famiglie interessate dai provvedimenti di sfratto si trovavano già da prima in situazioni di grave difficoltà economica, sociale, sanitaria, che si è ulteriormente aggravata a causa della pandemia. In moltissimi casi si tratta, quindi, di situazioni di morosità incolpevole.