L'articolo 192 contenuto in legge di bilancio è iniquo e andrà modificato

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Intervista del Dubbio (file PDF).

Per il senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli, capogruppo della Commissione Giustizia, l'articolo 192 contenuto nella legge di bilancio, che prevede la mancata iscrizione a ruolo della causa se il contributo unificato non è pagato correttamente, è iniquo e penalizza i meno abbienti. Va cambiato».
Come si comporterà il Partito Democratico?

È evidente che va cambiata la norma perché è iniqua. Pertanto presenteremo degli emendamenti.
Anche di tipo soppressivo?

C'è questa possibilità. La legge in vigore è migliore della situazione che si creerebbe se l'articolo 192 fosse approvato. Chi ha perso il reddito penso debba avere comunque la possibilità di richiedere giustizia.
«Giustizia medievale» e «Giustizia classista»: sono solo alcune delle espressioni utilizzate dall’avvocatura dopo aver preso visione dell’art. 192.

Al di là delle definizioni eclatanti, noi condividiamo il fatto che questa norma rischia di creare disparità rispetto alla possibilità di accedere alla giustizia. Il pericolo è quello di penalizzare chi ha redditi più bassi, precludendo alle persone con difficoltà economiche la possibilità di iscrivere a ruolo le cause. Non si capiscono davvero le ragioni che hanno spinto il Governo a inserire questo articolo nel progetto di legge di bilancio. Abbiamo appena fatto due riforme, in particolare quella del processo civile, per disincentivare i contenziosi e l'ingresso nel circuito giudiziario, promuovendo i riti alternativi. Questa è la strada giusta per ridurre i contenziosi. Quindi questa modifica proposta dal Governo è incoerente rispetto al percorso fino ad ora intrapreso.
Alcuni sostengono che sia incostituzionale. Per questo si fa fatica a credere che la Ministra Cartabia ne fosse a conoscenza. Le che ne pensa?
Non faccio l'investigatore privato. Credo che il Ministero della Giustizia abbia fatto un lavoro che va in una direzione diversa rispetto alle riforme di cui parlavo prima. Se la ragione della modifica della norma risiede nel voler fare cassa, con il Pnrr abbiamo già lavorato per acquisire molte risorse per il comparto giustizia. Sarebbe stucchevole ora fare ricorso a questa errata operazione solo per avere qualche soldo in più. Se invece la ratio sottesa alla norma fosse quella di ridurre il contenzioso, la linea del Ministero e della Guardasigilli Cartabia, che è anche la nostra, si è già espressa con le proposte per la riforma del processo civile.
Comunque resta il problema dell'aumento negli ultimi anni dell’evasione del contributo unificato.

La norma attuale prevede già la possibilità per il magistrato di revocare il decreto di ammissione in caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato qualora l’interessato non provveda a comunicare eventuali variazioni di reddito. Credo quindi che la disposizione vigente sia a maggiore garanzia dei ceti più deboli.
Altri commentatori hanno detto che se lo Stato pensa di fare cassa dovrebbe prima impegnarsi a recuperare pene pecuniarie e le spese di giustizia. Secondo Lei si potrebbe iniziare da qui?

Credo che le cose da fare siano tante. Certamente è necessario che lo Stato pretenda di avere il dovuto da chi non paga. Bisogna ragionare anche su come il Fondo Unico sulla Giustizia può garantire più risorse al sistema e insisto nel dire che sono stati messi molti soldi proprio in questi mesi grazie al Pnrr per rendere la giustizia più efficiente. Non c'è nessuna novità nel dire che lo Stato deve impegnarsi a recuperare le spese di giustizia.
Dall'opposizione fanno notare che questa sarebbe l'ennesima riforma di questo Governo che vuole restringere i diritti della difesa.

Penso che sia assolutamente il contrario. Per garantire i diritti delle vittime e degli imputati c'è bisogno di una giustizia più efficiente, che funzioni meglio e i cui tempi siano fissati e mi pare che si stia andando in questa direzione con le riforme.

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