La Legge Zan è stata affossata da chi ha votato la tagliola e da chi non c'era

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Intervento a Restart di CusanoTV (video).

Quella che si è verificata in Senato, dopo l’affossamento della Legge Zan, è stata veramente una scena vergognosa, come è stato detto alla manifestazione a Milano, che ha dimostrato che una parte del Parlamento non voleva approvare la legge contro l’omotransfobia e ha festeggiato.
Chi festeggia, nel momento in cui si affossa un provvedimento su cui tanti ragazzi e tante persone che rischiano di essere discriminati avevano riposto attenzione e fiducia, è deplorevole.
Il provvedimento è stato bocciato senza alcuna possibilità di modifiche perché alcuni non volevano trattare su niente ma solo uccidere il provvedimento e lo hanno fatto. I festeggiamenti sono stati l’evidenza di questo.
Dispiace molto ma non per la sconfitta politica: sono orgoglioso della battaglia che abbiamo fatto e che continueremo a fare per i diritti.
Sono davvero rattristato da quelle scene e dalla distanza che il Parlamento continua ad avere dalle piazze che ieri in poche ore si sono mobilitate soltanto per chiedere diritti.

Non so se sia insanabile la rottura con Italia Viva. Certamente, comunque abbia votato, Italia Viva ha svolto un ruolo che ha indebolito la battaglia parlamentare sulla Legge Zan.
Forza Italia non ha fatto ciò che aveva fatto alla Camera dei Deputati, cioè non ha voluto discutere e neanche sui propri emendamenti ha voluto trovare una soluzione ma si è schiacciata sulla Lega.
È evidente che, in queste condizioni, l’affidabilità per l’interlocuzione di queste forze è stata veramente bassissima.
Registro che sia da Forza Italia che da Renzi arrivano lezioni e accuse al PD di avere responsabilità sull’affossamento della Legge Zan ma noi abbiamo portato avanti la legge in maniera chiara e palese, senza nessuna timidezza. Credo che chi abbia affossato la Legge Zan, innanzitutto, è chi ha votato per la tagliola e chi non c’era in Senato al momento di votare.
Cominciamo a chiarire questo, prima di inventarci ragionamenti politicisti che credo che interessino poco.
La Legge Zan l’ha bocciata chi ha deciso di votare a favore del non passaggio agli articoli, quindi a favore della tagliola, e chi non c’era.
Che Renzi dia lezioni su cosa avremmo dovuto fare mentre lui, nel momento in cui si stava votando per sostenere una legge così importante, era dall’altra parte del mondo, lascia abbastanza basiti. È un po’ stucchevole.

Credo che, fino all’elezione del Presidente della Repubblica, Forza Italia resterà unita e nessuno si azzarderà a mettere in discussione o a minare il rapporto con la Lega, a costo di perdere l’identità.
È evidente, infatti, che una forza liberale che vota per cancellare una legge di civiltà, snatura sé stessa. Così come Forza Italia snatura sé stessa quando si allinea alla Lega, che è allineata ad Orban e alla Polonia, mentre invece dovrebbe essere una forza trainante dell’europeismo in questo Paese.

Ho assistito ad una girandola di dichiarazioni e di commenti in Senato ma, di tutta questa discussione, la cosa che mi rimane è il fatto che si è rappresentata ancora di più la distanza che c’è tra i cittadini e le loro aspirazioni e una parte del Parlamento. Se davvero il voto sulla Legge Zan è stato condizionato da calcoli politici su vicende che nulla hanno a che fare con i diritti civili e si sono private delle persone della speranza di avere il riconoscimento dei propri diritti perché si è preferito fare calcoli politici in rapporto al Quirinale o altro, francamente sarebbe molto triste e grave.

Ribadisco che la responsabilità dell’affossamento della Legge Zan è di chi ha votato il non passaggio agli articoli o di chi non era in Senato a votare. Non mi pare che Renzi possa spiegare dove siano le responsabilità di quel voto. Salvini e Meloni dicono che è colpa dell’arroganza del PD; Renzi, che era a Riad, racconta che è colpa dell’arroganza di PD e M5S ma la colpa è loro che hanno posto la questione del non passaggio agli articoli, che hanno chiesto il voto segreto e poi l’hanno votato oppure non erano in Aula quando si stava votando.
Il PD sta facendo questa battaglia da più di un anno. Per noi era molto evidente che la destra, in particolare la Lega, non voleva portare avanti la Legge Zan. Lo avevamo visto nel momento in cui è arrivata al Senato la Legge Zan, già approvata dalla Camera dei Deputati, e ci sono voluti tre mesi per ottenerne la calendarizzazione in Commissione Giustizia, poi ci sono state altre iniziative dilatorie da parte del Presidente leghista della Commissione; si è arrivati a proporre 170 audizioni e abbiamo dovuto votare a maggioranza per riuscire a portare il testo in Aula.
Anche in questi giorni, dopo che Letta ha chiarito che una volta portato il testo in Aula avremmo dato la disponibilità a verificare le possibilità di allargare la maggioranza a sostegno della Legge Zan, aprendo a delle modifiche, non c’è stata la disponibilità dall’altra parte perché hanno chiesto di votare il non passaggio agli articoli.
Erano stati presentati 700 emendamenti alla Legge Zan e, quindi, senza un accordo la legge non sarebbe passata lo stesso. La verità, però, è che qualcuno ha voluto affossare la Legge Zan.
Se il percorso di questa legge è stato così complicato, sicuramente ha contribuito anche l’atteggiamento di Italia Viva che, da sei mesi a questa parte, ha cominciato a ritagliarsi uno spazio assolutamente autonomo, invece di sostenere la Legge Zan e ha dato la disponibilità ad accordi per modifiche assolutamente improponibili per i cittadini che volevano questa legge.
Chiedere di togliere il concetto di identità di genere, ad esempio, voleva dire lasciare fuori dalle tutele previste alcune persone.

Noi pensiamo che si sarebbe potuto trovare un accordo anche su emendamenti proposti da Forza Italia, che avrebbero potuto essere risolutivi ma Forza Italia si è sottratta perché ha deciso di appiattirsi sulla Lega, tanto che ha votato il non passaggio agli articoli.
Ogni tanto bisogna prendere atto della volontà delle forze politiche e del principio di responsabilità: noi abbiamo fatto una battaglia chiara e netta per portare a casa una legge di civiltà; altri l’hanno fatta per affossarla e altri ancora hanno usato questa legge per fare giochini politici. Ognuno si deve prendere la propria responsabilità.
Ho ripensato spesso in queste giornate a se avessimo potuto fare qualcosa di diverso ma, francamente, non credo.
Altri rinvii e altre operazioni dilatorie, di fronte a questa chiara volontà di affossare il provvedimento - dimostrata chiaramente dai festeggiamenti volgari alla fine della seduta in Senato - noi potevamo solo andare avanti e mettere tutti di fronte alle loro responsabilità.
Non credo che sarebbe stato compreso se avessimo rimandato ulteriormente e perso altro tempo.
Adesso è tutto chiaro: c’era una parte del Parlamento che non voleva dare diritti e tutele alle persone omosessuali e transessuali e ha festeggiato in maniera volgare.
Noi abbiamo fatto la battaglia e continueremo a farla perché il tema non finisce qui.

Di Maio ha detto le stesse cose che ha detto La Russa alla fine del voto in Senato. Sicuramente ad affossare la Legge Zan si è unita una nuova maggioranza.
Non credo che questa nuova maggioranza possa portare Berlusconi al Quirinale. Francamente, la scelta di Berlusconi sarebbe divisiva per il Paese.
Berlusconi ha rappresentato in maniera chiara una parte del Paese e ha diviso il Paese, quindi, oggi non credo che possa rappresentare l’unità nazionale. Un passaggio così dimostrerebbe ulteriormente una distanza tra il Parlamento e il Paese e il suo sentire che, dal punto di vista sostanziale, rappresenterebbe un altro colpo alla democrazia di questo Paese.


La manovra proposta dal Governo Draghi mi pare che funzioni: è espansiva e attenta ai problemi sociali, alla necessità di aumentare il potere di acquisto delle famiglie. Credo, quindi, che sia molto importante il taglio delle tasse soprattutto sul lavoro dipendente. Inoltre, si mettono in campo iniziative per sostenere lo sviluppo, che è ripartito, e per utilizzare le risorse previste dal PNRR. Credo, dunque, che sia la manovra giusta, che serve e che ha molta attenzione nei confronti delle donne e dei giovani: ci sono, infatti, fondi per garantire la parità salariale e l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani.

Sulla questione delle pensioni, più che il problema dell’anno di prova con quota 102, mi pare che ci sia la scelta di impedire che le persone che non sono rientrate in quota 100 per poco debbano rimandare di quattro o cinque anni la possibilità di andare in pensione. Bisogna, quindi, ridurre lo scalone e lo si fa ora con quota 102 ma è evidente che quest’anno dovremo concludere una proposta di riforma pensionistica che superi la Legge Fornero e anche l’idea delle quote o del giorno prefissato in cui ciascuno deve andare in pensione. Penso ad un sistema pensionistico in cui si possa scegliere quando andare in pensione sulla base della propria storia contributiva e penso che sia giusto, comunque, l’aver guardato in questa manovra a lavori usuranti e a opzione donna come a due scelte importanti che vanno ribadite.

Video dell’intervento» 

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