Riforma del Gioco ancora in bilico

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Intervista di PressGiochi.

Franco Mirabelli, senatore del Partito Democratico, componente della Commissione d’inchiesta sul gioco che in passato era stato promotore di un disegno di legge che rappresentava un vero e proprio progetto di riforma del settore giochi.
La Commissione di cui lei fa parte non ha ancora iniziato i suoi lavori, ma dovrete riunirvi a breve. Pensa che potrete gettare le basi per una riforma del settore?
“Purtroppo, commissione d’inchiesta e riforma del settore sono due cose separate. Anche quando abbiamo votato la legge che la istituiva, ho dichiarato che secondo me non potrà avere molto peso. Certo, dobbiamo ancora riunirci e capire che indirizzo il presidente intende dare ai lavori, ma non mi aspetto molto”.
Anche se non è l’obiettivo dichiarato, studiare i problemi che si manifestano nel gioco, legale e illegale, può dare le indicazioni per creare nuove regole, non crede?
“C’è un problema di fondo dal quale non riusciamo a venir fuori: o il Governo decide di tagliare in maniera significativa gli introiti previsti dal gioco, oppure non si troverà mai una riforma che riduca domanda e offerta, regolarizzi il settore e metta le aziende nelle condizioni di lavorare senza un eccesso di imposizioni fiscali. E dubito che su questo ci sia un possibile accordo in questo momento”.
Ma perché una riforma dovrebbe ridurre le giocate, quindi gli introiti dello Stato?
“Quando si riducono i punti gioco, si riduce l’offerta. Mettendo in campo una serie di meccanismi di controllo, come la carta del giocatore, si interviene sulla domanda. E si riduce anche il numero delle giocate. Nell’unica proposta concreta avanzata, il mio progetto di legge, era previsto di intervenire sull’intervallo tra una giocata e l’altra. E questo avrebbe un effetto sul numero di giocate”.
Ma si può continuare con la normativa attuale, che di fatto impedisce ai Monopoli di programmare i bandi per le concessioni scadute e in scadenza?
“È evidente che non stiamo governando il settore come dovremmo. Ma al di là dell’istituzione della Commissione d’inchiesta, i partiti non si stanno misurando con la riforma. Non a caso il mio è l’unico progetto di legge. E riprende il lavoro enorme già fatto dall’allora sottosegretario Baretta con la Conferenza Stato-Regioni. Ma non ci sono i tempi parlamentari per arrivare ad approvarlo. Abbiamo un anno e mezzo di legislatura. Come si può fare a calendarizzare una legge così complessa al Senato, approvarla, passarla alla Camera e approvarla entro un anno?”.
Quindi, ci si troverà nella prossima legislatura con la stessa confusione normativa che il settore vive ormai da anni?
“L’unica possibilità è che il Governo metta in campo un decreto. Ma nel Governo non c’è più Pierpaolo Baretta; e Claudio Durigon, che come Baretta aveva la stessa delega ai Giochi, è stato subito defenestrato. Ma questa del decreto è l’unica via praticabile. Nella commissione, invece, lavoreremo sicuramente per raccogliere informazioni preziose. Anche coordinandoci con la Commissione antimafia. Vedo piuttosto un altro rischio. Che dopo gli eccessi di demonizzazione, quando le proposte meditate venivano boicottate sull’onda del populismo cavalcato da tutti, adesso quegli stessi politici vogliano cavalcare le difficoltà delle aziende e dei lavoratori”.

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