Giustizia, pubblica amministrazione e fisco. Le riforme non più rimandabili

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Articolo pubblicato da La Città.

In queste settimane, il Parlamento sta iniziando ad affrontare le riforme decisive per poter ottenere e spendere al meglio - entro il 2026 - le risorse previste dal Recovery Fund, che l’Europa ha messo a disposizione per la ripresa.
Queste risorse rappresentano un’opportunità straordinaria per il nostro Paese e devono essere impiegate per innovarlo, guardando al futuro e superando i problemi che ci hanno condizionato per tanti anni.
Per questo sono necessarie riforme importanti che riguardano Giustizia, la Pubblica Amministrazione (senza cui è impossibile pensare di spendere tanti miliardi realizzando tante opere in 5 anni) e il fisco, combattendo l'evasione fiscale e il lavoro nero per poter ridurre le imposte secondo il criterio della progressività.
Le riforme inerenti la Giustizia, di cui si discute molto in queste settimane, sono necessarie in quanto la lentezza dei processi e della giustizia civile rappresentano un freno forte allo sviluppo del nostro Paese. Chi vuole investire in Italia sa che ogni contenzioso giudiziario richiede anni per essere risolto e costi alti dovuti ai troppi passaggi e alle lunghezze burocratiche. Per risolvere questo servono riforme vere che portino a soluzioni concrete per avere tempi certi e sentenze giuste.
Per riformare la Giustizia, però, bisogna uscire dalle contrapposizioni ideologiche che hanno segnato il dibattito per tanti anni e che qualcuno sta riproponendo, promuovendo referendum che non risolvono nulla ma rischiano di alimentare nuovi scontri.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha previsto di assumere 18mila persone per collaborare con i magistrati nell’ufficio del processo al fine di smaltire le pratiche arretrate.
L’esperienza della pandemia, inoltre, ha molto accentuato l’utilizzo del digitale per le udienze, per le comunicazioni, il deposito degli atti ecc. Si tratta quindi di investire, e anche questo fa il PNRR, nella digitalizzazione degli uffici giudiziari e nel rafforzamento delle banche dati e nella interconnessione tra di loro per rendere più efficaci le indagini.
Dal punto di vista organizzativo, quindi, serve investire in personale, tecnologie e organizzazione, guardando anche alle buone pratiche che hanno portato diversi tribunali, tra cui il nostro di Milano, a garantire tempi corretti dopo aver esaurito l’arretrato.
Dal punto di vista delle norme, invece, per le cause civili occorre incentivare la mediazione e l’arbitrato, evitando che tutti i contenziosi più piccoli vadano a processo, contribuendo così a sgravare l’attività processuale.
Naturalmente servono riforme anche per il Processo Penale e, anche in questo caso, serve incentivare i riti alternativi al processo, la giustizia riparativa e serve anche stabilire tempi certi per far sì che i processi non durino all’infinito o si rischi di non arrivare a sentenza, sia nell’interesse delle vittime che degli imputati.
Tutto ciò e molto altro sulla Giustizia può e deve essere fatto in Parlamento nei prossimi mesi.

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