Il sacrificio di Falcone e la difesa della democrazia dalla minaccia mafiosa

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Articolo pubblicato su Immagina.

La strage di Capaci e quella in cui perse la vita Paolo Borsellino hanno segnato il punto più alto dell’attacco della mafia allo Stato, alla nostra democrazia e alla nostra convivenza. Ma proprio quando Cosa Nostra sembrava più forte tutto il Paese ha reagito. Uno straordinario movimento di popolo e le istituzioni, insieme, hanno battuto quel disegno eversivo e sconfitto Cosa Nostra. E fu proprio Falcone con le sue intuizioni e il suo lavoro, grazie alla costruzione della Direzione nazionale antimafia e alla comprensione della necessità di “seguire i soldi”, di indagare cioè sui movimenti finanziari e di partire da lì per colpire le mafie, ad indicare la strada.
Falcone è stato ucciso, insieme alla moglie e alla scorta, perché colpendo lui si voleva impedire si realizzassero quei progetti e si voleva punire chi aveva avuto il coraggio di decapitare i vertici mafiosi. Questo Paese dovrà sempre essere grato e riconoscente ad un uomo che ha sacrificato la vita per consentire all’Italia di avere, oggi, strutture investigative e norme di contrasto alle mafie considerate tra le più efficaci ed efficienti e da cui tutto il mondo prende esempio.
Ricordare Falcone oggi significa sapere che le mafie sono certo cambiate, che la loro pericolosità per la nostra democrazia e la nostra convivenza è sempre enorme e che combatterle deve essere una priorità per le istituzioni.
Oggi la criminalità organizzata, a partire dalla ‘ndrangheta, non ha più il volto violento e stragista di allora: ha scelto di limitare l’uso della violenza, di non suscitare allarme sociale e di penetrare l’economia legale, investendo lì i proventi illeciti delle attività illegali, ha messo giacca e cravatta e preferisce acquisire le aziende, presentandosi, soprattutto nei momenti di difficoltà economica, come fornitrice di credito e di servizi per le imprese. Ma sono gli stessi, con gli stessi metodi di sempre, l’intimidazione e la prevaricazione come identità e una struttura gerarchica fondata sull’omertà e la violenza. E con lo stesso carattere eversivo di sempre: se prima il sangue e le stragi erano lo strumento per cercare di piegare lo Stato, oggi è il tentativo di penetrare l’economia legale, di inquinare il mercato e la libertà economica con miliardi di soldi sporchi, a rappresentare un pericolo, persino più insidioso, perché non percepito dall’opinione pubblica, per la nostra democrazia e la nostra convivenza.
Se le mafie hanno scelto, come ci raccontano centinaia di inchieste, questa strada, allora gli allarmi che sono venuti in questi giorni da tanti magistrati, a partire dal Procuratore nazionale Antimafia e da tante associazioni e amministratori, non devono e non possono essere sottovalutati. E’ molto concreto il rischio che la crisi prodotta dalla pandemia diventi una straordinaria occasione per le mafie di realizzare quei progetti di insediamento nell’economia e di infiltrazione negli appalti, ma anche una opportunità per rafforzare, soprattutto al Sud, il proprio insediamento sociale. Le prime misure necessarie per combattere le mafie oggi sono quindi legate alla capacità che avremo di dare sostegno e liquidità alle imprese e di non lasciare solo nessuno garantendo aiuto a chi ha perso reddito e a chi è in difficoltà. Serve togliere spazio e opportunità alla criminalità organizzata.
Ma questo può non essere sufficiente. La lotta alla mafia e la prevenzione dei fenomeni criminali devono essere in questa fase priorità, questioni rilevanti nella definizione di ogni provvedimento. Prima di tutto si deve rigettare l’idea che, per affrontare la drammatica emergenza, la ricetta sia il superamento delle regole e dei controlli, l’abolizione dei codici, o, peggio, i condoni. L’idea che fare in fretta e bene voglia dire rinunciare a garantire la legalità e a contrastare le infiltrazioni criminali è pericolosa. Chi, giustamente, ogni giorno tuona contro la mafia deve però essere conseguente negli atti.
Oggi serve mantenere e rafforzare, non diminuire, le verifiche su chi chiede l’aiuto finanziario allo Stato, servono regole chiare e verifiche rapide sugli appalti. È necessario capire la provenienza dei soldi, tracciarli, verificare i flussi finanziari. Serve mettere a disposizione delle forze dell’ordine ogni strumento possibile per contrastare le mafie sui territori ma, allo stesso tempo, serve, come sta proponendo il governo, costruire, provincia per provincia, tavoli permanenti a cui devono partecipare le rappresentanze del mondo economico, del commercio e del lavoro, per verificare costantemente la situazione e segnalare tutte le anomalie che possono rappresentare la spia di attività illecite.
Penso che, oggi più che mai, onorare la memoria di Giovanni Falcone significa, per la politica e le istituzioni, tenere alta la guardia, affermare la legalità e difendere la democrazia, senza nessun cedimento, con la consapevolezza che le mafie, qualunque volto assumano, sono la negazione dei diritti e delle libertà.


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