Da Regione Lombardia scelte scellerate sulle Rsa

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Intervista di TPI.

Il caso delle RSA lombarde approda in Parlamento, con un’interrogazione urgente presentata dagli esponenti lombardi del PD. La richiesta rivolta al ministro della Salute Roberto Speranza è di esprimersi su quanto sta accadendo in Lombardia e, in particolare, sulla discussa delibera della Giunta lombarda che ha disposto il collocamento nelle RSA dei pazienti COVID dimessi dalla terapia intensiva. “A creare l’esplosione di casi e vittime nelle RSA lombarde potrebbe aver contribuito anche la deliberazione della Regione Lombardia n. XI /2906 dell’8 marzo 2020, con la quale si è chiesto alle RSA, di ampliare «la ricettività dei pazienti» per ospitare i casi meno gravi di persone infettate, e liberare così alcuni posti letto negli ospedali”, si legge nelle premesse del documento. Oltre a un giudizio di adeguatezza su quella che i firmatari definiscono “una scelta scellerata”, l’interrogazione chiede a Speranza di esprimersi in generale sulla congruità delle “indicazioni fornite alle RSA da parte della Regione Lombardia o dalle rispettive ATS” e quali verifiche voglia eseguire in merito.
Si chiede inoltre di quantificare il reale numero di contagi e decessi per COVID tra gli ospiti e il personale delle strutture RSA lombarde e quali siano “le proiezioni numeriche di tali dati sul totale della popolazione residente presso le medesime strutture”. Quantificando in 4.629 il numero di RSA in Italia, per un totale di 300.000 ospiti (dati GNPL National Register), i parlamentari del PD evidenziano l’allarmante contrasto tra la mortalità del 9,6% registrata in Lombardia, a fronte del 3,7% rilevato nella survey realizzata su scala nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità. Per approfondire il tema, abbiamo intervistato il Senatore Franco Mirabelli, primo firmatario dell’interrogazione sottoscritta anche dai colleghi Alessandro Alfieri, Alan Ferrari, Tommaso Nannicini e Roberto Rampi. “Siamo davvero molto preoccupati per quanto sta accadendo”, spiega Mirabelli a TPI. “Il problema non è solo lombardo, perché in Italia ci sono appunto oltre 4.600 case di riposo, e non riguarda nemmeno solo le RSA, perché in generale la Regione Lombardia ha gestito il tutto veramente male”.
Quali sono gli errori che imputate a Regione Lombardia?

Con tutta evidenza si è trovata completamente disarmata di fronte all’emergenza. Non solo sulla questione delle RSA, ma in generale. Soprattutto nelle prime settimane, hanno guardato più alla comunicazione che alla concretezza. Non avevano strumenti di mettere in campo. Si sono trovati nel mezzo di una guerra con in mano la pistola, ma senza i proiettili.
Il fatto che la Regione Lombardia sia da oltre vent’anni governata dal centrodestra fa sì che qualcuno pensi che la vostra sia una battaglia più politica che sostanziale, una sorta di “assalto alla diligenza”. Cosa risponde a questa osservazione?

Anche la Regione Veneto è governata dal centrodestra, ma ha gestito le cose in maniera completamente diversa. Il fatto è che sia il Veneto che l’Emilia-Romagna avevano già a loro disposizione gli strumenti fondamentali della sanità e della rete territoriale per intervenire. E infatti l’hanno fatto. In Lombardia, invece, la sanità territoriale è stata demolita e tutto si è concentrato sugli ospedali, che nella prima fase dell’epidemia sono diventati il luogo del contagio. Oltretutto le stesse critiche che stiamo ponendo noi vengono condivise anche da diversi addetti ai lavori e medici. L’infettivologo Massimo Galli dell’ospedale Sacco ha detto cose molto simili e con lui anche altre persone che non hanno ruoli politici e che quindi per l’opinione pubblica possono essere più autorevoli di noi.
Nell’interrogazione chiedete al ministro quali provvedimenti urgenti intenda adottare per garantire il diritto alla salute anche per i soggetti più fragili. Pensate all’esautorazione della Regione Lombardia sulle RSA, come ha chiesto l’europarlamentare PD Pierfrancesco Majorino?

Non so se questo sia il momento per una mossa del genere. Credo che si debba stare calmi, perché ci sarà il tempo e il modo di accertare eventuali responsabilità. Sarà importante ricevere la risposta del ministro e, sulla base di quanto ci dirà, valuteremo passo per passo la situazione in evoluzione.
Ritiene possibile che Regione Lombardia, anche alla luce delle vostre sollecitazioni, possa correggere eventuali errori oppure ritiene che la soluzione del problema sia ancora lontana nel tempo?

Mi pare francamente improbabile che ci possa essere un’inversione di rotta, a questo punto. In ogni caso, sarebbe come chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati. Rispetto agli sviluppi futuri della situazione, a un certo punto bisognerà attrezzarsi per cambiare tutto quello che non ha funzionato, facendo un’ampia discussione nei luoghi istituzionali e accertando eventuali responsabilità. A questo proposito, oltre alle commissioni d’inchiesta ci sono anche le indagini della magistratura, quindi penso che del tema si discuterà ancora per dei mesi, se non per degli anni.

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