Facciamo funzionare il Governo nell'interesse del Paese

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Intervista pubblicata da La Città di Cinisello.

Franco Mirabelli è senatore del Partito Democratico e da sempre ha uno sguardo attento e presente sul Nord Milano. Lo abbiamo incontrato per alcune domande sulla situazione politica attuale.
Senatore Mirabelli, qual è il significato di questa nuova esperienza di governo?
Ci sono ragioni importanti che stanno alla base della scelta di fare un Governo insieme ad una forza politica che è stata nostra avversaria e riguardano il Paese e la nostra democrazia. Il Governo giallo-verde stava cambiando la qualità della democrazia del nostro Paese. È molto tempo che Salvini - che non a caso aveva detto “chiedo agli italiani di darmi tutti i poteri” - lavorava per costruire un modello di democrazia in cui esiste solo il rapporto del leader con il popolo e tutto ciò che c’è in mezzo (il Parlamento, il Presidente della Repubblica, le istituzioni di garanzia) va tolto o delegittimato. Questo è un pericolo che avremmo corso se fossimo andati a elezioni, come chiedeva Salvini dopo aver aperto la crisi di Governo. Inoltre, non è normale che un Paese vada al voto ogni anno e mezzo perché chi risulta in testa nei sondaggi decide di interrompere la Legislatura per capitalizzare il consenso, incurante dell’interesse del Paese.
C’erano anche ragioni economiche che ci hanno spinti a decidere di fare un nuovo Governo: per i tempi in cui è stata avviata la crisi, se si fosse andati al voto, non ci sarebbe stato lo spazio per bloccare l’aumento dell’IVA e per presentare all’Europa un DEF: il Paese avrebbe rischiato di vedersi avviare la procedura di esercizio provvisorio e sarebbe aumentato lo spread che avrebbe comportato la perdita di altri miliardi e le conseguenze sarebbero ricadute sulle fasce più in difficoltà dei cittadini.
Inoltre, se si fosse tornati alle urne, avremmo rapporti molto problematici con l’Europa: la forze sovraniste lavorano per far saltare l’Europa.
Oggi dobbiamo lavorare affinché il nuovo Governo duri e, a partire dalle forze compongono la maggioranza, si costruisca un’alternativa ai sovranisti.
Il nuovo Governo non è fondato su “contratto” in cui ognuno ha le sue bandierine da portare a casa ma le forze di maggioranza provano a mettere in campo un’idea di Paese e si lavora per trovare delle convergenze. In questi mesi abbiamo dato un po’ più di tranquillità al Paese e all’economia e poi abbiamo una credibilità maggiore in Europa. Questo è importante per il nostro Paese.
Quali le priorità che il Partito Democratico porterà ai tavoli?
Intanto, per il PD la priorità è quella di far funzionare il Governo e non lo si fa soltanto dal Parlamento ma si fa sui territori, mettendo in campo un partito che ci crede e che ritorni ad essere protagonista.
La manovra economica contiene molti dei temi che rappresentano una priorità per il PD e una discontinuità dal Governo precedente: ad esempio, non faremo la Flat Tax ma vogliamo fare un’operazione per abbassare le tasse sul lavoro dipendente (quindi tagliare il cuneo fiscale); lavoriamo a misure per contrastare l’evasione fiscale mentre il Governo precedente aveva fatto 9 condoni in un anno; stiamo cercando di mettere in campo aiuti concreti per le famiglie.
Inoltre, il PD mette al centro la questione della casa e la carenza di alloggi economicamente accessibili, sicuri e efficienti dal punto di vista energetico e, in questo senso, il nuovo piano casa annunciato dal Governo va nella giusta direzione perché prevede lo stanziamento di 1 miliardo di euro per rendere disponibile il patrimonio edilizio esistente riqualificandolo, per realizzare nuovi alloggi senza ulteriore consumo di suolo utilizzando le aree dismesse e per incentivare anche investimenti privati.
Un altro tema fondamentale è quello della sostenibilità e siamo al lavoro per fare un decreto sulla green economy perché favorire l’innovazione in questo settore è una risposta alle preoccupazioni per il cambiamento climatico e alla necessità di diminuire le emissioni, a modernizzare il Paese e può anche produrre posti di lavoro.
Parliamo del Partito Democratico: come ha vissuto la nascita di Italia Viva?

Penso che la scissione sia stata un errore, oltretutto dettata da ragioni incomprensibili. La frammentazione non aiuta nessuno, tanto meno il Governo che si è scelto insieme di sostenere. Inoltre, aprire una discussione sulla scissione comporta il chiudersi nella propria autoreferenzialità e non va bene in una fase di avvio di un Governo, che richiede di essere propulsivi e di parlare con i cittadini delle cose concrete da fare nell’interesse dell’Italia.
Nel PD c’è spazio per tutti: evitiamo che altri vadano via; apriamo le porte e lavoriamo per cambiare il Paese.
Il PD è nato come il partito che doveva unire i riformisti e unire il Paese, anche dopo l’uscita di Renzi, continuiamo a essere questo, non arretriamo, non diventiamo “il PD di sinistra” perché Renzi ha detto di voler andare a fare “il centro”. Oltretutto, mi domando se ci sia ancora uno spazio al centro dato che nel mondo ovunque c’è una radicalizzazione delle posizioni.


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