Giochi e scommesse

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Articolo pubblicato dalla rivista Abitare nei quartieri (file PDF).

L’Articolo 9 del cosiddetto “Decreto Dignità”, contiene le norme riguardanti la proibizione della pubblicità relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro.
Sul tema del gioco, però, credo che sia utile dire le cose come stanno, al di là della retorica e della propaganda.
La proibizione della pubblicità, a mio avviso, si è resa necessaria per ridurre la domanda di gioco. Già in precedenza, i Governi in carica erano intervenuti con delle norme per regolamentare la pubblicità, proibendola sulle reti RAI e stabilendo delle regole ferree rispetto agli orari in cui era possibile trasmetterla sulle reti generaliste.
Con i precedenti Governi Renzi e Gentiloni, in particolare nel 2015, sono state introdotte anche norme positive volte a ridurre l’offerta di gioco, che prevedevano la riduzione delle awp e delle slot machines nei bar e nelle tabaccherie, l'accesso remoto per controllare meglio le macchinette.
Tuttavia la regolamentazione della pubblicità in televisione si è rivelata insufficiente.
Soprattutto in occasione degli avvenimenti sportivi e sulle televisioni specializzate nello sport, infatti, si è arrivati a un vero e proprio abuso della pubblicità, in particolare in relazione alle scommesse.
Non c’era quindi altra strada che proibire la pubblicità.
Un punto su cui, però, restano dubbi è quello legato alle sanzioni previste dal provvedimento, perché troppo basse.
Il 5 per cento del valore di una sponsorizzazione come multa da pagare nel caso si facesse la pubblicità, previsto inizialmente dal testo di legge, sembrava poca cosa e rischiava di non rendere cogente la norma.
Dopo una lunga discussione avvenuta nelle Commissioni e nelle Aule parlamentari, la sanzione è stata aumentata al 20 per cento ma non si è voluti arrivare a scrivere che chi fa pubblicità perde la concessione da parte dello Stato, che – a mio parere - era la cosa più chiara e radicale per ottenere davvero il risultato della proibizione della pubblicità.
Un altro importante risultato ottenuto per la tutela dei soggetti fragili e il contrasto alle ludopatie è stata l’introduzione di una norma – grazie agli emendamenti presentati dal Partito Democratico al Decreto Dignità - per cui per giocare a una slot machine, sarà necessario un documento identificativo e l'utilizzo della tessera sanitaria.
La discussione in Parlamento, dunque, è servita a migliorare il testo della legge poi approvata in alcuni suoi aspetti e se si fosse potuto discutere di più anche su altre norme, forse avremmo potuto fare un intervento migliore per il Paese.
Tuttavia, sul gioco serve fare di più: è necessario un riordino vero del settore e serve ridurre l'offerta, come abbiamo cominciato a fare negli ultimi anni.
Sono regole per tutelare le persone, regole che riguardano il modo di giocare, una corretta formazione degli operatori, per la trasparenza, per controllare le filiere e dare responsabilità ai concessionari.
Sono le regole che hanno messo insieme le associazioni e i soggetti aderenti al movimento «Mettiamoci in gioco».
Regole che sono scritte e che si sarebbero potute già mettere in questo decreto perché non costavano nulla e invece non è stato fatto.
Nel testo del Decreto Dignità approvato, inoltre, rimane un vulnus che mette in discussione tutto ciò che si è detto in materia di gioco. Si aumenta, infatti, il prelievo erariale unico (PREU) – cioè la tassazione sul gioco - per coprire le perdite che lo Stato ha dalla proibizione della pubblicità e per finanziare le decontribuzioni per le assunzioni presenti nello stesso Decreto Dignità.
Insomma, si aumentano le tasse sul gioco per utilizzare quelle risorse per andare a coprire i costi di provvedimenti che con il gioco non hanno nulla a che vedere. Dire che bisogna giocare di meno mentre lo Stato incassa di più sul gioco è un controsenso.
Se si vuole contrastare davvero il gioco, non serve la retorica ma bisogna cominciare ad avere chiaro che lo Stato si deve impegnare a far entrare meno soldi dal gioco e, quindi, non usarlo per finanziare nuovi provvedimenti.


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