Nel casertano fuori dal PD chi ha remato contro

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Intervista di Lorenzo Iuliano pubblicata da Il Mattino ed. Caserta

«Abbiamo conquistato quattro Comuni sopra i 15mila abitanti su sei al voto. Non governavamo da nessuna parte. Vuol dire che la gente è pronta a darci fiducia. Ora inizia la fase 2, dobbiamo cambiare il Pd a Caserta: basta con il partito dei rappresentanti istituzionali e delle correnti, sì al partito degli iscritti e dei sindaci. E fuori dal Pd quelli che si sono candidati o hanno sostenuto liste contro di noi». Dopo i ballottaggi, il commissario provinciale dei Democrat, il senatore milanese Franco Mirabelli, annuncia il piano a medio termine per rilanciare il partito. E anche una resa dei conti. Resterà ancora a lungo, d’intesa con i vertici nazionali, e dunque all’orizzonte non c’è nessun congresso.
Commissario, lei era arrivato per traghettare un partito allo sfascio verso le amministrative. Missione compiuta?
La priorità erano le elezioni e possiamo solo essere soddisfatti, visto che conquistiamo grandi centri dove non eravamo al governo: Caserta, Marcianise, Capua e Sessa Aurunca. Ora dobbiamo dare risposte concrete alla fiducia dei cittadini, dimostrare che sappiamo governare quei territori aprendo una pagina nuova. Ci siamo candidati per costruire altra politica, per far subire meno condizionamenti ai cittadini, per guardare allo sviluppo complessivo del territorio più che all’interesse di qualcuno. Per essere all’altezza di questa scommessa, adesso abbiamo bisogno di attrezzare il Pd, che è ancora troppo debole e fa registrare percentuali non soddisfacenti. Il partito deve cambiare profondamente a Caserta, che riflette un pezzo del dibattito nazionale».
E in che direzione deve andare il Pd?
«Dobbiamo uscire dalla logica che la vita del partito si fonda sulle correnti dei rappresentanti istituzionali. Abbiamo bisogno del partito degli iscritti e degli amministratori, che si apra al territorio. L’ambizione è diventare credibili per un pezzo di società casertana che si è allontanata dalla politica. L’ambizione è dar vita a un partito che sappia valorizzare le donne. A Caserta non ne abbiamo eletta nemmeno una nella nostra lista e sono troppo poche in generale. Lavorerò su questo sentiero».
Il suo incarico quindi va avanti?
«Non era previsto che terminasse dopo il voto, resterò per tutto il tempo che ci vorrà a costruire questo percorso. Rischiavamo di continuare ad avere qui un partito delle tessere. Invece deve contare il principio della responsabilità nei confronti dei territori e dei cittadini più che la fedeltà al capocorrente».
Anche lei userà il lanciafiamme come Renzi? Si farà «pulizia»?
«Siamo già partiti. È infatti evidente che è fuori dal Pd chi si è candidato o ha sostenuto candidature contro le nostre indicazioni. Lo dice lo statuto. E non potranno essere iscritti almeno per i prossimi 3 anni. Mi riferisco ad Abbate, che a Marcianise ha stretto l’intesa con il centrodestra in funzione anti-Velardi, e a Fattopace a Capodrise, che ha voluto le primarie, le ha perse e dopo ha contribuito al successo dell’avversario del Pd. Loro sapevano di fare una scelta di rottura, non siamo noi che li cacciamo. È giusto che il partito funzioni così. Abbiamo scelto candidature che hanno dimostrato che è possibile un percorso nuovo, come a Marcianise. Su Caserta poi abbiamo compiuto un passaggio importante e sono certo che Marino saprà dimostrare di saper mantenere gli impegni presi con i casertani, nominando una giunta di alto profilo, non segnata da accordicchi sulla base di un dibattito autoreferenziale o per soddisfare qualcuno. Saprà fare una giunta, con tante donne mi auguro, che sarà al sevizio della città e non di questo o quel partito o corrente».
E che rapporto ci sarà con quei rappresentanti istituzionali, come l’eurodeputato Caputo, la senatrice Capacchione o il consigliere regionale Oliviero che hanno sostenuto candidati diversi da quelli ufficiali del Pd?
«È importante aprire un confronto politico, quello che è accaduto in diverse realtà va approfondito. Non si tratta di prendere provvedimenti disciplinari, tanto meno nessuno può pensare di perdere figure istituzionali anche importanti, ma penso che serva un patto nuovo. Non è accettabile che gli esponenti più rappresentativi, anziché mettersi al servizio del partito, svolgano un ruolo di contrasto in piena campagna elettorale».
Il primo appuntamento della «fase 2»?
«Partiamo dalla raccolta di firme per il referendum di ottobre. Stiamo preparando la tre giorni, 1-2-3 luglio in tutta la provincia per costruire momenti di dibattito sul sì, ma anche di festa per i successi ottenuti. Altra tappa ci sarà a settembre: organizzeremo un nuovo tesseramento che sia garanzia di trasparenza, che ci tuteli dalle solite operazioni correntizie e che dia la possibilità di iscriversi a tanti che lo vogliano davvero. Valuteremo anche con il Nazionale quali sono le modifiche da fare alle regole per centrare questo obiettivo».

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