Da Pisapia a Beppe Sala e dalle Zone ai Municipi

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Intervista pubblicata da Zona Nove.

Senatore Franco Mirabelli fra pochi giorni si vota per il rinnovo dell'Amministrazione del Comune di Milano. Tracciamo un bilancio della Giunta Arancione.
Milano in questi 5 anni è cambiata è cambiata in meglio, è ripartita, è tornata ad essere una città bella e attraente con un respiro europeo e internazionale. Chi in questa campagna elettorale parla di una città ferma ripiegata evidentemente vive altrove. Certo non tutti i problemi sono risolti, resta ancora molto da fare, ma credo si debba essere orgogliosi del tanto che è stato fatto. Dall'Area C che ha decongestionato il traffico, alla risistemazione della Darsena, dalla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e museale della città al successo straordinario di Expo, dal rilancio del turismo, alle scelte urbanistiche che hanno valorizzato le aree verdi e i parchi di Milano; l'elenco delle cose che sono cambiate in questi anni può essere molto lungo. Ma basta guardare alla nostra zona e a ciò che ha prodotto il completamento di due progetti che hanno cambiato la qualità urbana e la qualità della vita come Gae Aulenti, la piazza e la Casa della Memoria, e la linea 5 della Metropolitana.
Ma ancora, riguardo alla nostra zona, si sono avviati progetti importanti, primo tra tutti quello sul dissesto ambientale, con cui si è già intervenuti sulla pulizia delle acque del Seveso e su quella della parte interrata e, nei prossimi mesi, con la realizzazione delle vasche a Senago, ridurrà ulteriormente i rischi di esondazione. Tanto altro è stato fatto e molto resta da fare, ma è indubbio che Milano e anche la nostra zona sono cambiate in meglio. Ma la soddisfazione più grande viene dalla constatazione che tutto ciò, da Expo alle metropolitane fino agli interventi urbanistici, è stato fatto senza che la Giunta sia mai stata sfiorata da inchieste e dubbi sulla legalità, anzi, anche su questo si è lavorato molto per attivare strumenti efficaci contro la corruzione, il malaffare e le infiltrazioni mafiose che oggi sono considerati un modello da molte altre amministrazioni.
Dopo la rinuncia al secondo mandato di Giuliano Pisapia il popolo delle primarie ha scelto Beppe Sala. Quali sono, dal suo punto di vista, i punti di forza del programma elettorale e della squadra che è riuscito a coagulare attorno alla sua candidatura?
Intanto credo vadano riconosciuti a Giuliano Pisapia i meriti per tutto ciò che è stato fatto e quello di aver costruito una squadra di amministratori che a Milano hanno saputo dare tanto e che daranno ancora tanto insieme a Beppe Sala. La proposta politica del candidato del PD e del centrosinistra mi pare sia stata chiarita nei tanti incontri sul territorio in cui oltre a raccontare ciò che vogliamo fare si sono anche raccolte proposte e i suggerimenti sui problemi da affrontare. Il progetto è quello di investire su ciò che Milano è diventata, senza perdere la dimensione e il peso, direi la forza, che ha acquistato, per affrontare i problemi aperti e, tra questi, prima di tutto quello delle periferie ancora degradate e della casa. Sala su questo ha detto parole chiare e preso impegni precisi: entro due anni, usando i soldi messi a disposizione dal Governo Renzi, ristrutturare le migliaia di appartamenti pubblici vuoti per metterli a disposizione di chi ha bisogno della casa e impedire vengano occupati dagli abusivi; intervenire sui quartieri più degradati vendendo una parte delle quote del Comune delle società, senza perderne il controllo, per avere le risorse sufficienti. La seconda priorità del centrosinistra è il lavoro, serve utilizzare la capacità che ha oggi Milano di attrarre investimenti e il dopo Expo, col progetto Human Technopole che il Governo sta finanziando, per creare post di lavoro e dare futuro a tanti giovani. Insomma, si tratta di continuare il buon lavoro fatto sapendo che c'è ancora una parte di Milano che deve poterne beneficiare e che ha ricevuto troppo poco dalla crescita che la città ha avuto e di cui tutti i milanesi possono essere orgogliosi. Il Comune deve essere sempre di più capace di ridurre le distanze, di migliorare la vita delle famiglie e delle persone più in difficoltà.
Al Municipio 9, dopo 10 anni di Presidenza Beatrice Uguccioni, il centrosinistra ha deciso di puntare su Stefano Indovino. Perché è importante dare continuità all'esperienza decennale del centrosinistra? Quali temi del programma elettorale apprezza maggiormente? È soddisfatto della riforma del decentramento che ha portato alla nascita dei Municipi?
La nostra zona in questi anni ha assunto una importanza sempre maggiore: le due università e oggi il polo di Porta Nuova la rendono attrattiva e tra le zone che più sono cambiate certamente in meglio. Ma anche la mobilità, grazie alla MM5 e al completamento della linea 3, è molto migliorata. Beatrice Uguccioni e il Consiglio di Zona hanno saputo accompagnare queste trasformazioni positive: a loro va il merito di aver investito tanto sulla cultura, i servizi, la promozione della partecipazione dell'associazionismo, lo sport. Con la riforma e la creazione dei municipi questa attenzione alla vita delle persone troveranno anche risorse e poteri per dare soluzioni e risposte concrete. Stefano Indovino potrà, quindi, proseguire in continuità avendo dimostrato di averne le capacità, contando insieme sull'esperienza di questi anni e sull'entusiasmo e la freschezza della sua giovane età. Portare, come si è fatto con la creazione dei nuovi municipi, alcuni poteri più vicini ai cittadini è una sfida per chi li governerà. In questi anni i cittadini della Zona 9 hanno visto che chi ha governato il Consiglio di Zona l'ha fatto con un'unica bussola, quella di migliorare la vita delle persone, e la consapevolezza che le associazioni e i comitati non solo devono essere ascoltati ma coinvolti davvero nelle scelte.

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