E' indispensabile arrivare ad una riforma del settore del gioco

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Intervento alla videoconferenza organizzata da Agimeg sui temi del gioco (video).

Penso, ormai da anni che sia necessario e indispensabile arrivare ad una riforma del settore del gioco, invece, si continua ad agire con provvedimenti spot e anche in questa fase si è intervenuti con provvedimenti spot e anche contraddittori tra di loro.
Tempo fa avevamo condiviso il fatto che non si potesse pensare di voler ridurre domanda e offerta di gioco e contemporaneamente pensare che dovessero aumentare le entrate per lo Stato derivanti dal gioco.
Oggi siamo nella stessa situazione contraddittoria.
Credo che questa non sia una posizione solo mia ma anche del PD e del sottosegretario Baretta. Credo, quindi, che ci voglia un chiarimento perché ciò che c’è nel Decreto Rilancio sul gioco è assolutamente contraddittorio e non tiene conto della necessità di tutelare anche le 120mila famiglie di chi lavora nel settore, oltre alle persone in genere, come è con l’intento che ci siamo detti più volte di voler ridurre domanda e offerta di gioco.

E' sbagliato chiudere tutto e imporre nuove tasse

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Intervista di AgiproNews.

«Sul tema dei giochi c'è bisogno di un chiarimento all'interno della maggioranza. A oggi siamo alle indicazioni dell'ultimo dpcm, che tiene chiuse sale giochi e scommesse fino al 14 giugno. Poi però, paradossalmente, si mettono nuove tasse su un settore chiuso, e mi riferisco alle scommesse». Bastano le prime parole per capire come Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd, non sia perfettamente allineato con la sua maggioranza in tema di giochi. La sua competenza in materia gli permette una visione panoramica, che coniuga la difesa del gioco legale con la necessità di controllare sia gli eccessi problematici che le derive illegali. Spiega ad Agipronews: «Noi l'abbiamo detto più volte: serve una riforma del gioco, perché non si può aumentare il preu o imporre altre tasse ogni volta che servono soldi, e poi dire che si vuole chiudere tutto. Il settore va invece governato, riducendo domanda e offerta e favorendo il gioco responsabile. Chiudere tutto è in contraddizione evidente sia con la previsione di nuove e cospicue entrate dai giochi, sia con l'intenzione di contrastare il gioco illegale».
Al senatore Pd non è piaciuta neanche la decisione di togliere dal Dl Rilancio la proroga delle concessioni fino al 31 dicembre 2022 e al rinvio delle gare a giugno 2021. «Sbagliato pensare di rinnovare le concessioni senza dare nessuna certezza agli operatori. Tutto questo crea un clima assurdo. Ripeto, ci vuole un chiarimento».

Avanti tutta (e tutti) per il lavoro e la salute

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Con le decisioni di Governo e Regioni è iniziata la Fase 2. Dopo due mesi in cui, per sconfiggere il Coronavirus, si sono fermate gran parte delle attività, produttive e di socialità e gli spostamenti sono stati ridotti al minimo, si riparte. Nei prossimi mesi sarà possibile aprire tutto, tornare a lavorare, reincontrarci, andare in vacanza. Tutto a patto di avere la consapevolezza che nei prossimi mesi dovremo convivere con il virus e che saranno i nostri comportamenti, il rispetto delle distanze e l’uso dei dispositivi a impedire che l’epidemia riparta, costringendoci di nuovo a “chiudere” per impedire che ci siano altri lutti e venga di nuovo sovraccaricato il sistema sanitario.
Ripartire in sicurezza, ma ripartire è necessario per il lavoro, l’economia, il futuro del Paese. Per combattere il Covid19 abbiamo dovuto fare molti sacrifici. Tanti, penso alle Partite IVA o ai lavoratori autonomi, a partire dai commercianti, che hanno dovuto fermare le attività e sono rimasti senza reddito.
Per non lasciare sole queste persone e le famiglie dei loro dipendenti, il Governo ha, per la prima volta, realizzato ammortizzatori sociali che hanno garantito un ristoro di 600 euro per ciascuno dei primi due mesi e di 1000 euro per i prossimi, e la possibilità per tutti i lavoratori dipendenti di avere la cassa integrazione per le grandi aziende e quella in deroga per tutti gli altri.
Ci si è messo troppo tempo a far arrivare questi contributi a tutti ma, nei prossimi mesi, grazie alle misure introdotte nell’ultimo decreto, tutto funzionerà meglio e più rapidamente.

Il sacrificio di Falcone e la difesa della democrazia dalla minaccia mafiosa

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Articolo pubblicato su Immagina.

La strage di Capaci e quella in cui perse la vita Paolo Borsellino hanno segnato il punto più alto dell’attacco della mafia allo Stato, alla nostra democrazia e alla nostra convivenza. Ma proprio quando Cosa Nostra sembrava più forte tutto il Paese ha reagito. Uno straordinario movimento di popolo e le istituzioni, insieme, hanno battuto quel disegno eversivo e sconfitto Cosa Nostra. E fu proprio Falcone con le sue intuizioni e il suo lavoro, grazie alla costruzione della Direzione nazionale antimafia e alla comprensione della necessità di “seguire i soldi”, di indagare cioè sui movimenti finanziari e di partire da lì per colpire le mafie, ad indicare la strada.
Falcone è stato ucciso, insieme alla moglie e alla scorta, perché colpendo lui si voleva impedire si realizzassero quei progetti e si voleva punire chi aveva avuto il coraggio di decapitare i vertici mafiosi. Questo Paese dovrà sempre essere grato e riconoscente ad un uomo che ha sacrificato la vita per consentire all’Italia di avere, oggi, strutture investigative e norme di contrasto alle mafie considerate tra le più efficaci ed efficienti e da cui tutto il mondo prende esempio.
Ricordare Falcone oggi significa sapere che le mafie sono certo cambiate, che la loro pericolosità per la nostra democrazia e la nostra convivenza è sempre enorme e che combatterle deve essere una priorità per le istituzioni.