Telefonate dei detenuti a figli e parenti da settimanali a giornaliere

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Intervista del Redattore Sociale.

Telefonate a parenti e figli per i detenuti non più una volta alla settimana, ma anche ogni giorno. È quanto prevede l’emendamento al Dl Giustizia in discussione al Senato presentato da Franco Mirabelli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia a Palazzo Madama, nonché relatore del testo.
“È molto importante che il merito di un mio Ddl riguardante l’ampliamento della possibilità, per i detenuti comuni, di contatti telefonici con i propri familiari sia diventato il testo di un emendamento che, come Relatore, ho presentato al Dl Giustizia in discussione al Senato”, ha spiegato Mirabelli.
L’emendamento prevede la possibilità di chiamare “una volta al giorno se la stessa si svolga con figli minori o figli maggiorenni portatori di una disabilità grave - si legge nel testo dell’emendamento - e nei casi in cui si svolga con il coniuge, l’altra parte dell’unione civile, persona stabilmente convivente o legata all’internato da relazione stabilmente affettiva, con il padre, la madre, il fratello o la sorella del condannato qualora gli stessi siano ricoverati presso strutture ospedaliere”.
Esclusi da queste norme i detenuti al regime del 41 bis e quelli condannato per il 4 bis, a cui è concessa una telefonata a settimana. “Mi sembrano scelte di buon senso e di civiltà - aggiunge Mirabelli - visto che fino ad oggi per i detenuti comuni era prevista una telefonata a settimana. Sono convinto che queste norme, una volta approvate, contribuiranno a rendere più degna la vita dei detenuti nelle carceri italiane”.

Serve un chiarimento nella maggioranza sui giochi

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"Sul tema dei giochi c'è bisogno di un chiarimento all'interno della maggioranza. A oggi siamo alle indicazioni dell'ultimo dpcm, che tiene chiuse sale giochi e scommesse fino al 14 giugno. Poi però, paradossalmente, si mettono nuove tasse su un settore chiuso, e mi riferisco alle scommesse". Lo ha detto Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd, che ad Agipronews spiega: "Noi l'abbiamo detto più volte: serve una riforma del gioco, perché non si può aumentare il preu o imporre altre tasse ogni volta che servono soldi, e poi dire che si vuole chiudere tutto. Il settore va invece governato, riducendo domanda e offerta e favorendo il gioco responsabile. Chiudere tutto è in contraddizione evidente sia con la previsione di nuove e cospicue entrate dai giochi, sia con l'intenzione di contrastare il gioco illegale". Quanto alla decisione di togliere dal Dl Rilancio la proroga delle concessioni fino al 31 dicembre 2022 e al rinvio delle gare a giugno 2021, "è sbagliato pensare di rinnovare le concessioni senza dare nessuna certezza agli operatori. Tutto questo crea un clima assurdo. Ripeto, ci vuole un chiarimento. Siamo convinti da sempre che serva una riforma del gioco, che come dicevo prima abbia l'obiettivo di ridurre domanda e offerta. Però facendo questo bisogna essere anche pronti a prevedere meno entrate per lo Stato, non si può avere tutto. Abbiamo sempre detto che si deve giocare in luoghi controllati, in cui si tutelano i minori; che le slot devono funzionare in modalità molto meno aggressive; che vanno messi in campo tutti gli strumenti possibili per limitare l'entità delle giocate".

Aggredito a sorpresa in Senato, tra i leghisti c'è troppa tensione

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Finito a terra per una spinta, davanti alla buvette. La 'vittima' è Franco Mirabelli, senatore Pd e vicepresidente del gruppo dem a palazzo Madama, che racconta così all'Adnkronos quanto accaduto: "Stavo parlando con Centinaio, con cui siamo amici e corregionali. Centinaio si stava lamentando di alcune uscite sui social, soprattutto di 5 stelle, nei confronti della Lega. Stavamo commentando insieme la cosa quando è arrivato questo figuro che ha detto a Centinaio che non doveva perdere tempo con gli asini e senza neanche una parola, sono stato buttato a terra".
Poi vi siete chiariti? "Che vuoi chiarire con uno, un senatore che peraltro neanche conosco, con cui non ho mai parlato in vita mia, che arriva e ti da uno spintone. Che vuoi spiegare? Per me comunque, l'episodio è chiuso. Ma credo che il gruppo dirigente della Lega dovrebbe preoccuparsi, vedo una tensione altissima tra i senatori leghisti, c'è un clima davvero molto teso".

La mafia è un pericolo nell'emergenza coronavirus

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La mafia è un vero pericolo nell'emergenza coronavirus. Il crimine organizzato si muove per infiltrare l'economia legale in crisi. Per comprendere i rischi post-emergenza Covid-19, il terremoto è un termometro importante. Da L’Aquila all’Emilia, inchieste giudiziarie e processi hanno svelato l’assalto alla diligenza. L’altro parallelo, per Franco Mirabelli, senatore del Partito democratico in Commissione Antimafia, è con la crisi del 2008. Più lunga e strutturale, ma che a sua volta ha spalancato varchi all’infiltrazione del denaro malavitoso. Secondo Mirabelli “dobbiamo evitare che in una fase di ripartenza si abbassino le tutele di legalità e si riducano i controlli e i criteri per la partecipazione agli appalti”.
Il coronavirus si è rilevata un’emergenza che non si può affrontare alzando barriere tra i Paesi, così lo è la lotta alla mafia. Europeo è il problema di tagliare i ponti tra la malavita e l’economia legale. Fenomeno già visto, ricorda Mirabelli, “durante la crisi del 2008. Io penso che molti Paesi hanno le difese abbassate su questo tema: Spagna e Germania, dove la criminalità organizzata si è facilmente insediata”.
Fonte: Wired