Tassazione sui giochi

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Articolo pubblicato da Agricolae.

Si tassa il risotto italiano, il rosmarino e il basilico per detassare il gioco d’azzardo? È vero, ma si tratta di cifre “irrisorie”. E “si tratta della tassazione relativa alle vincite” perseguendo il “principio di reciprocità tra i paesi”. Il relatore al testo unico sul gioco d’azzardo Franco Mirabelli mette i puntini sulle “i” per quanto riguarda il recepimento – definito “creativo” dal Movimento Cinque Stelle del Senato – dell’Eu Pilot 5571/13/TAXU nell’ambito del quale la commissione europea riprende l’Italia per aver applicato regimi di imposizioni fiscale differenti in caso di vincite da gioco conseguite presso case da gioco italiane (minore tassazione) o estere. In seguito a una sentenza Ue del 22 ottobre 2014.
“Non c’è alcuna diminuzione di tassazione”, precisa Mirabelli con AGRICOLAE, che aveva lanciato la notizia. Gli italiani, rispetto alle vincite, non pagano alcuna tassa e i redditi derivanti dalle vincite (che nulla hanno a che fare con le tasse sui concessionari già aumentate dalla Legge di Stabilità) non vengono computati dalla tassazione. Lo stesso deve valere per i cittadini stranieri che vincono nelle case da gioco italiane. “Il cittadino italiano attualmente non paga le tasse sulle vincite anche se vince all’estero. Lo stesso succederà per quanto riguarda il cittadino straniero che gioca in Italia seguendo il criterio della reciprocità tra i diversi paesi” tiene a precisare il senatore Pd.
Ma la detassazione sarà sulle spalle delle erbe aromatiche: “È vero – prosegue – ma stiamo parlando di una cifra ridicola”, spiega. “Di poche centinaia di migliaia di euro. Poi possiamo anche decidere di cambiare la voce da cui si prendono le risorse – aggiunge – ma credo si stia parlando – folklore a parte – di cifre veramente irrisorie”.
Per Mirabelli importante è “evitare la procedura di infrazione europea. L’operato di questo governo dimostra l’attenzione nei confronti dell’Europa e come al primo posto ci sia il rispetto delle regole”, conclude.
Inoltre l’innalzamento dell’Iva sul preparato di risotto ci sarebbe in ogni caso dato che viene contemplata da una sentenza Ue.

L’Art. 5. dell’atto del Senato 2228 prevede (Disposizioni in materia di tassazione delle vincite da gioco. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea 22 ottobre 2014 nelle cause riunite C-344/13 e C-367/13. Caso EU Pilot 5571/13/TAXU) 1. All’articolo 69 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il comma 1 è sostituito dai seguenti: «1. Fatte salve le disposizioni di cui al comma 1-bis, i premi e le vincite di cui alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 67 costituiscono reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione. 1-bis. Le vincite corrisposte da case da gioco autorizzate negli altri Stati membri dell’Unione europea o nello Spazio economico europeo non concorrono a formare il reddito per l’intero ammontare percepito nel periodo di imposta». 2. All’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il quarto comma è sostituito dal seguente: «La ritenuta sulle vincite e sui premi dei giochi esercitati dallo Stato è compresa nel prelievo operato dallo Stato, previsto in applicazione delle regole stabilite dalla legge per ognuna di tali attività di gioco.»; b) il settimo comma è abrogato. 3. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo, valutati in euro 3,96 milioni per l’anno 2017 e 2,32 milioni a decorrere dall’anno 2018, si provvede con quota parte delle maggiori entrate derivanti dall’applicazione della disposizionerecata dall’articolo 11. 4. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

L'articolo 11 innalza dal 4 al 10 per cento l’aliquota IVA applicabile alle cessioni di preparazioni alimentari a base di riso (cosiddettipreparati per risotti) classificate alla voce 21.07.02 della Tariffa doganale comune in vigore al 31 dicembre 1987, attualmente alla voce 1904.9010 della Nomenclatura combinata vigente.

La norma è finalizzata alla chiusura del caso EU Pilot 7293/15/TAXU, nell’ambito del quale la Commissione europea ha rilevato l’incompatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea del numero 9) della tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nella parte in cui prevede l’applicazione dell’aliquota super-ridotta del 4 per cento ai prodotti in questione, ciò in violazione dell’articolo 110 della direttiva 2006/112/CE, che consente di mantenere le aliquote inferiori al 5 per cento per le sole operazioni che al 1º gennaio 1991 già godevano di tale beneficio.

La violazione è stata rilevata alla luce della circostanza che il numero 9) sopra citato è stato modificato, per prevedere l’applicazione di detta aliquota, in data successiva al 1º gennaio 1991; in particolare, tale modifica è stata approvata con l’articolo 4, comma 3, lettera a), del decreto-legge 2 ottobre 1995, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1995, n. 507.
Pertanto, al fine di evitare l’apertura di una procedura d’infrazione, il comma 1 dell’articolo 11 in commento prevede l’abrogazione della voce “ex 21.07.02” introdotta al numero 9) della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972, che consentiva l’applicazione dell’aliquota al 4 per cento ai preparati per risotto.
A seguito di tale abrogazione i prodotti in questione saranno assoggettati all’aliquota ridotta del 10 per cento per effetto di quanto previsto al numero 80) della tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972, che contempla le «preparazioni alimentari non nominate né comprese altrove (v.d. ex 21.07)».
Si segnala infine che l’articolo 5, comma 3, del ddl in esame sulla tassazione delle vincite da gioco provvede alla copertura dei relativi oneri mediante destinazione di quota parte delle maggiori entrate derivanti dall’applicazione della disposizione in commento.

L’IVA è un’imposta completamente armonizzata a livello di Unione europea, disciplinata dalla direttiva 2006/112/CE (direttiva IVA), che ha istituito il Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto. In materia di aliquote, l’articolo 97 della direttiva stabilisce che l’aliquota normale d’imposta fissata da ciascun Paese membro non può essere, fino al 31 dicembre 2015, inferiore al 15 per cento. Tale aliquota viene fissata da ciascuno Stato membro ad una percentuale della base imponibile che è identica per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi (articolo 96). Gli articoli 98 e 99 consentono agli Stati membri la facoltà di applicare una o due aliquote ridotte. Tale facoltà è ammessa esclusivamente per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi delle categorie individuate nell’allegato III della direttiva. Le aliquote ridotte non si applicano ai servizi forniti per via elettronica. In ogni caso, la misura dell’aliquota ridotta non può essere inferiore al 5 per cento. Unica eccezione al limite minimo dell’aliquota al 5 per cento è prevista dall’art. 110 della direttiva, in base al quale gli Stati membri che al 1° gennaio 1991 applicavano aliquote ridotte inferiori al minimo prescritto sono autorizzati a mantenerle se le stesse sono conformi alla legislazione comunitaria e sono state adottate per ragioni di interesse sociale ben definite e a favore dei consumatori finali.

In Italia, le aliquote IVA sono disciplinate dall’articolo 16 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, recante l’istituzione e la disciplina dell’imposta sul valore aggiunto. Nel dettaglio, accanto all’aliquota normale (pari al 22 per cento) si prevede un’aliquota ridotta del 10 per cento (che può essere modificata in aumento o in diminuzione per tutti i beni interessati) e un’aliquota “super-ridotta” del 4 per cento (che non può essere modificata in quanto oggetto di deroga specifica al momento della emanazione della prima direttiva IVA) per le operazioni aventi per oggetto i beni e i servizi elencati nella Tabella A allegata al citato D.P.R. n. 633. In particolare, nella parte III della Tabella A vi è l’elenco dettagliato dei beni e dei servizi assoggettati ad aliquota del 10 per cento. La parte II della Tabella A reca invece l’elenco dettagliato dei beni e dei servizi assoggettati ad aliquota del 4 per cento.

Da ultimo, la legge di stabilità 2016 ha istituito (comma 960) una nuova aliquota ridotta dell’IVA pari 5 per cento, compatibile con il diritto dell’Unione europea.
La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha elaborato un orientamento estremamente restrittivo circa la possibilità per gli Stati di estendere l’ambito di applicazione delle aliquote super-ridotte a fattispecie non contemplate al 1° gennaio 1991 (caso C-462/05, Commissione c. Portogallo; caso C-240/05, Eurodental; caso C-169/00, Commissione c. Finlandia). La Corte ha inoltre affermato che uno Stato che abbia deciso di escludere determinate operazioni dall’aliquota Iva super-ridotta, riconducendole alle aliquote ordinarie o ridotte, non può più applicare a queste operazioni l’aliquota super-ridotta, pena la violazione del diritto comunitario (caso C-119/11, Commissione c. Francia; caso C-462/05, Commissione c. Portogallo; caso C-414/97, Commissione c. Spagna; caso C-74/91, Commissione c. Germania).

Gli Stati membri possono, a determinate condizioni, essere autorizzati ad introdurre misure di deroga per semplificare la riscossione dell’IVA o evitare frodi o evasioni fiscali ovvero, previa consultazione del comitato IVA, ad applicare un’aliquota ridotta alle forniture di gas naturale, energia elettrica o teleriscaldamento (articolo 102). Nel secondo considerando della direttiva 2009/47/CE – che ha ampliato l’ambito delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi che possono essere assoggettate ad aliquota ridotta – si chiarisce che l’applicazione di aliquote ridotte ai servizi prestati localmente non pone problemi per il buon funzionamento del mercato interno e può, in presenza di determinate condizioni, produrre effetti positivi in termini di creazione di occupazione e di lotta all’economia sommersa.

Analogamente all’art. 10, la Commissione europea, nell’ambito della procedura EU Pilot 7293/15/TAXU, contesta all’Italia la violazione dell’articolo 110 della direttiva 2006/112/CE, in base al quale gli Stati membri possono mantenere aliquote ridotte, inferiori all’aliquota minima del 5%, se esse erano già applicate al 1° gennaio 1991.

Secondo la Commissione, l’Italia avrebbe violato la disposizione richiamata avendo introdotto, con l’art. 4, comma 3, lettera a), del decreto legge 2 ottobre 1995, n. 415 (convertito nella legge 29 novembre 1995, n. 507), un’aliquota IVA super ridotta del 4% applicabile alle cessioni di preparazioni alimentari a base di riso (cd. “preparati per risotti”).
La modifica introdotta dal Governo con l’articolo 11 è dunque volta a sanare la violazione contestata, abrogando l’aliquota super ridotta per i preparati per risotti e assoggettandoli all’aliquota del 10%.

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