Oltre 15mila beni confiscati alle mafie, ora la riforma della legge

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Sintesi della conferenza "Beni confiscati senza tabù. Per una nuova legge che funzioni bene" (video), organizzata a Roma dalla Fondazione Antonio Caponnetto e a da Associazione Nazionale Fra Mutilati e Invalidi di Guerra, a cura di Valentina Roncati per ANSA.

Sono oltre 15 mila i beni confiscati alle mafie. Un patrimonio enorme e per questo il Parlamento da due anni lavora alla riforma dell'intero sistema che riguarda sequestri, confische e la loro gestione. Nel novembre scorso la riforma del Codice Antimafia nella parte che si occupa proprio di sequestri e confische è stata approvata dalla Camera, ora manca il passaggio in Senato.
"Nei prossimi giorni la riforma del Codice Antimafia andrà all'esame della Commissione Giustizia del Senato", ha annunciato il senatore Giuseppe Lumia, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia e componente della Commissione Antimafia, alla conferenza "Beni confiscati senza tabù. Per una nuova legge che funzioni bene".
"Dobbiamo fare uno sforzo di sistematicità - ha spiegato Lumia - ed evitare gli errori emersi in questi anni, potenziando invece le buone pratiche. Bisogna poi garantire che le aziende sequestrate e confiscate diventino produttive: bisogna far sì che le due scuole di pensiero "vendiamo tutto" o "non vendiamo nulla" trovino sintesi, cercando una gamma di soluzioni diverse. In alcuni casi bisogna vendere, ma in altri bisogna mettere in produzione".
"Vorrei rivendicare che questa è una legislatura che ha fatto tante riforme anche in tema di lotta alla mafia: dal voto di scambio politico mafioso, all'autoriciclaggio, alla legge contro la corruzione. Vorrei rivendicare anche il lavoro della Commissione antimafia su questo punto: la legge di riforma del Codice Antimafia sui beni confiscati nasce dal lavoro della Commissione Antimafia. Già in Legge di stabilità ci sono i fondi per garantire credito e investimenti alle aziende in grado di stare sul mercato", ha affermato il capigruppo Pd in Commissione Antimafia, Franco Mirabelli. "Considero il testo di legge come uscito dalla Camera una buona legge, l'impianto complessivo ha largo consenso, è frutto di un lavoro importante, le associazioni ci incitano ad approvarla in fretta al Senato. - ha proseguito Mirabelli - C'è qualche piccolo correttivo da fare ma prendiamo l'impegno a approvarla presto". [Video dell'intervento]
"Auspico che in tempi brevi possa essere approvata la riforma del Codice Antimafia: ci sono alcuni punti che non condividiamo ma sono facilmente superabili se c'è la volontà di venirsi incontro", ha sostenuto il vicepresidente della Commissione Antimafia, Luigi Gaetti (M5S).
E il deputato Pd Davide Mattiello, relatore alla Camera della Riforma, ha evidenziato come "Commissione parlamentare antimafia presieduta dalla presidente Bindi abbia individuato nei beni confiscati una assoluta priorità. Auspico che in Senato si possa trovare una maggioranza più ampia e che il Movimento Cinque Stelle possa votare questa riforma".
Una spinta a fare presto è arrivata dalla Cgil. "Il Senato calendarizzi e approvi rapidamente il testo di legge sui beni confiscati, aspettiamo una riforma da anni, ora ci sono le condizioni per vararla, il Parlamento lo faccia", ha detto Luciano Silvestri, responsabile Legalità e Sicurezza della Cgil nazionale.
Alcune critiche sono arrivate dal pm della Dda di Napoli Catello Maresca. "Prendo atto dell'enorme sforzo che il Parlamento sta facendo in materia di beni sequestrati e confiscati ma ravvedo alcune criticità", ha affermato il magistrato. Maresca ha evidenziato come rischiano di fallire circa 2000 imprese ma il fondo di Garanzia previsto dalla riforma del Codice antimafia e dalla Legge di stabilità preveda solo 10 milioni, "come dire 5 mila euro ad azienda".
"Si tratta di un fondo di rotazione che serve solo per garantire i crediti", gli è stato risposto dai parlamentari della Commissione Antimafia.
Il magistrato ha inviato inoltre a incidere maggiormente sul mondo bancario, "sul rapporto tra banche e beni confiscati ciò che avviene oggi è perverso", ha detto. Inoltre ha evidenziato come serva un organo di controllo (una Autority o il compito dovrebbe essere assolto dall'Agenzia per i beni confiscati) che si occupi delle aziende sequestrate e confiscate sia prima che dopo, per vedere quale sia l'utilizzo finale delle imprese confiscate.
"Non comprendo il percorso del perchè abbiate individuato specifiche competenze in Invitalia", ha concluso, aggiungendo però, dopo le repliche dei parlamentari, di uscire "con una convinzione: una materia complicata è affidata alle mani di persone competenti".
L'iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Antonio Caponnetto, presenti anche esponenti di "Fior di Corleone" che hanno raccontato le loro esperienze nell'ambito dell'utilizzo di beni confiscati alle mafie.


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