I pontieri insospettabili di Lega e Pd, tra partito del Nord e lotta alla mafia

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Intervista del Corriere della Sera.

Due partiti che non sono mai stati al Governo insieme, che non condividono politiche, valori e orizzonti culturali. Ma su questo sfondo di irriducibile diversità si staglia la politica, arte del compromesso («La pace si fa tra nemici»). E così anche Pd e Lega hanno i loro «pontieri», esponenti che negli anni hanno colmato il vuoto della distanza con battaglie comuni e legami personali. E anche ora che sta per nascere il Governo Draghi, pur nell’alterità, non mancano punti di convergenza.
C’è il partito del Nord, come viene definito un po’ sbrigativamente quello schieramento trasversale che si appoggia su una base formata dall’imprenditoria che vuole riaprire i cantieri. Franco Mirabelli, dem milanese, la dice così: «C’è una parte di ceti imprenditoriali del Nord, che non schiaccerei sulla Lega, penso alle grandi città, che chiede di ripartire».
La Lega, aggiunge Mirabelli, «non è il diavolo. Ci sono alcuni esponenti, vedi Bagnai e Borghi, con i quali si parla solo per educazione. Ma con altri c’è un dialogo. Penso a Molteni, con il quale abbiamo condiviso la lotta alla mafia. O a Centinaio. Certo, non ci potete chiedere di essere entusiasti».
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