Una parte della politica preme per sveltire le procedure negli appalti

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Articolo pubblicato da La Stampa.

Lega e Forza Italia vogliono la sospensione del codice degli appalti. Un emendamento di Italia viva chiede di non presentare certificazione antimafia per erogazioni della PA fino a 150 mila euro. Merloni (Anac): “Non è ipotizzabile sopprimere i controlli”.

Si deve essere rapidi, il sistema economico ha bisogno di soldi subito, ma sarà necessario anche tenere gli occhi bene aperti. Le aziende sono in seria difficoltà e chiedono procedure semplici e veloci, ma il fiume di soldi che verrà messo in circolazione per la “ricostruzione” stimolerà inevitabilmente anche l’appetito della criminalità organizzata e di chi usa la corruzione come scorciatoia per il successo. Il brutto articolo del quotidiano tedesco Die Welt sfrutta la questione per spiegare che non bisogna dare soldi Ue all’Italia, perché finirebbero nelle mani della mafia, ma un avvertimento arriva anche dall’Autorità anticorruzione. «Coniugare rispetto della legalità e celerità è possibile e doveroso - scrive il presidente Francesco Merloni in una lettera aperta - soprattutto in un settore, come quello degli appalti, in cui si registra la larga maggioranza dei fatti corruttivi che avvengono ogni anno in Italia». Soprattutto, sottolinea l’Anac, «non è ipotizzabile, come pure da alcune parti è stato suggerito, sopprimere tutto: codice degli appalti, gare europee, controlli paesaggistici, certificati Antimafia, vigilanza Anac».
Da giorni, infatti, parecchi esponenti politici - a cominciare da Lega e Fi - hanno iniziato a chiedere di sospendere il codice degli appalti, la certificazione anti-corruzione. Anche durante il voto di fiducia Salvini ha ripetuto: «In Svizzera basta un foglio e una firma e ti accreditano 500 mila euro sul conto corrente, senza i passaggi dei sindacati, dell’Inps, dell’Anac, della Corte dei conti... Dobbiamo tagliare! Servirà cancellare il codice degli appalti». Anche tra le proposte di Forza Italia c’è la sospensione del codice degli appalti. Giovanni Toti, poi, è stato ancora più esplicito: «Bisogna spazzare via, una volta per tutte, la burocrazia. Bisogna far ripartire i cantieri. E allora dico via codice degli appalti, via gare europee, via controlli paesaggistici, via certificati antimafia, via tutto. Almeno per due anni».
Ma il tema è sentito anche nella maggioranza. Nel decreto “Cura Italia”, su iniziativa di Italia viva è stato inserito un emendamento che consente alle aziende agricole di non chiedere certificazioni antimafia per erogazioni della pubblica amministrazione per importi fino a 150mila euro. Una norma che lascia perplessi gli alleati, come Pd e Movimento Cinque stelle.
Spiega Franco Mirabelli, Pd, membro della commissione Antimafia: «Capisco la ragione dell’emendamento, non condivido la soluzione. Non penso che il problema si risolva così. Il tema della sburocratizzazione esiste, ma non si può pensare che le regole e le tutele di legalità debbano essere eliminate per fare più in fretta».
Per esempio, dice Mirabelli, «senza rinunciare alla certificazione antimafia si può stabilire un termine entro il quale le prefetture devono dare la certificazione e scaduto il termine può valere il silenzio-assenso».
E Nicola Morra, M5s, presidente della commissione Antimafia, ha criticato nettamente la tesi di Toti e di quanti chiedono di mettere da parte le norme sugli appalti: «Le opere pubbliche, quando necessarie, vanno fatte, ma prima che velocemente, bene». Morra ha citato il ponte crollato proprio in Liguria: «Il Governatore della Liguria, Toti, chiedeva di derogare da qualunque normativa pur di “far ripartire l'economia”. Ergo, normativa paesaggistica, antimafia, codice degli appalti via... Tutto nella spazzatura perché si deve far ripartire la filiera del cemento. Proprio a ricordargli che dovremmo usare molta prudenza, crolla un ponte fra la provincia di La Spezia e quella di Massa Carrara, per giunta controllato dai tecnici Anas appena 5 mesi fa».
L’Anac di Merloni propone di investire per rendere più efficiente il sistema dei controlli, senza arrivare ad una “deregulation” considerata pericolosa: «Un massiccio investimento pubblico teso a ricreare, con nuovo personale di elevata competenza tecnica e un deciso rilancio delle tecnologie informatiche, quell'amministrazione di qualità che si è perduta negli ultimi vent'anni». Ci vorrebbero «diecimila ingegneri assegnati, con procedure rapide, un numero ristretto di stazioni appaltanti e presidi territorialmente distribuiti per la dotazione informatica delle amministrazioni». Questo, dice l’Anac, rappresenterebbe «una buona risposta per una ripresa effettiva e duratura del Paese».

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