Prigione a misura di Costituzione

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Articolo di Repubblica riguardante l'Agorà Democratica “Il carcere nella società. Il ruolo delle istituzioni pubbliche e della società civile per una pena rispettosa della Costituzione” svolta a Torino.

"Un carcere rispettoso della Costituzione". Dice così il segretario del Pd Enrico Letta, e con lui tutti i Dem che fanno quadrato sulla nomina del giudice Carlo Renoldi al vertice del Dap. All'indomani del voto unanime del consiglio dei ministri - compreso quello di M5S che pure dopo ha protestato - la responsabile Giustizia del Pd Anna Rossomando organizza a Torino, dove fa l'avvocato e dove è stata eletta, la prima Agorà democratica dedicata alle carceri. Ce ne saranno altre in giro per l'Italia. Accanto a lei l'ex sottosegretario alla Giustizia, il costituzionalista Andrea Giorgis, e il senatore Franco Mirabelli, entrambi convinti che è tempo di archiviare per sempre le teorie del "marcite in galera".

Il Pd e i referendum sulla Giustizia

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Nel dibattito interno al PD sulla Giustizia, prova a smorzare i toni Franco Mirabelli, capogruppo dem in Commissione Giustizia al Senato, secondo il quale sui tre quesiti toccato anche dalla riforma Cartabia «se si arriverà a referendum credo che voteremo sì, sapendo tuttavia che la strada maestra è far approvare il maxiemendamento del governo».
Ma è sui quesiti riguardanti la legge Severino e le custodie cautelari che la miccia si riaccende, stavolta contro i colleghi di partito pronti a votare a favore. «Escluderei la possibilità del voto favorevole sulla custodia cautelare e sulla Severino, perché gli effetti del sì sarebbero devastanti - chiosa Mirabelli - Riguardo al primo, non si potrebbero più mettere nemmeno i braccialetti agli stalker, dal momento che sarebbero tolte tutte le custodie cautelari, non solo quella in carcere, e questo non è ammissibile; sulla Severino, un conto è dire che non ci può essere alcuna sospensiva per chi è in carica fino a sentenza definitiva, un altro è cancellare la legge con l’ipotesi di lasciare che un mafioso possa candidarsi ed essere eletto in Parlamento o in una giunta comunale o regionale: gli effetti sarebbero pesantissimi».

Scontro in Commissione Giustizia sulla presunzione di innocenza

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Lo scontro, nelle commissioni Giustizia sia della Camera che del Senato, matura sul decreto legislativo sulla presunzione d'innocenza, il principio sancito da una direttiva europea del 2016 che solo adesso l'Italia ha deciso di recepire. Un testo che, da quando è stato presentato ad agosto dal ministero della Giustizia, ha diviso subito i partiti del governo: da una parte tutto il centrodestra favorevole, ma sopratutto Enrico Costa di Azione che a marzo aveva chiesto il recepimento della direttiva europea, dall'altra Pd e M5S.
Al Senato, a sostenere le tesi di Costa non è solo il leghista Ostellari, ma anche Giuseppe Cucca di Italia viva che litiga con il capogruppo del Pd Franco Mirabelli. Che adesso dice: "Ci hanno di fatto impedito di votare un testo equilibrato che tiene insieme posizioni pur diverse della maggioranza. Rompere l'equilibrio è molto grave, e lo si fa strumentalizzando una direttiva europea che parla d'altro. Siamo di fronte a un caso di protagonismo per creare un asse tra il centrodestra e Italia viva con l'opposizione. Ma così si determina un clima del tutto irresponsabile sulla giustizia".

Fonte: Repubblica

La legge Severino va modificata

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Che la Legge Severino sia destinata a una modifica lo ammette anche Franco Mirabelli, capogruppo Pd in commissione Giustizia al Senato: "La legge va corretta, perché almeno per gli amministratori locali deve prevedere provvedimenti in presenza di una sentenza definitiva e non una qualunque sentenza".
Impraticabile, però, l'abrogazione totale: "Abbiamo detto con chiarezza che voteremo No al referendum e, allo stesso modo, per noi non è una strada percorribile una abrogazione per via parlamentare".

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Visita alla casa circondariale di Ferrara

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Un incontro con la direttrice della casa circondariale di Ferrara, Maria Nicoletta Toscani, con visita a tutte le sezioni della struttura. E’ stata effettuata nei giorni scorsi dai senatori Paola Boldrini, vice presidente Commissione Sanità, e Franco Mirabelli, capogruppo in Commissione permanente Giustizia, nella cosiddetta forma di ‘missione’.
Una visita di oltre tre ore in cui, riepilogano Boldrini e Mirabelli, sono stati affrontati vari temi: progressiva carenza di personale, condizione e gestione dei detenuti e degli operatori stessi. Nell’ottica del miglioramento delle condizioni delle case circondariali, come ha ribadito Boldrini, vi è infatti la necessità di introdurre figure a supporto del personale, tra i più colpiti dallo stress da lavoro correlato, complice la carenza di organico.
In linea Mirabelli, che ha sottolineato l’attenzione del Parlamento e del Ministero per le condizioni degli istituti penitenziari, sia rispetto ai detenuti che agli operatori, ancor di più dopo l’avvento del Covid, che ha messo ancor più in evidenza vulnerabilità.

Doppia fiducia al Senato per le riforme della giustizia

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Articolo di Repubblica.

Al Senato scoppia la pace sulla giustizia. Il luglio caldo della Camera, con il M5S fino all'ultimo sulle barricate contro l'improcedibilità, è alle spalle. È senza storia la riforma del processo civile. Sono tutti d'accordo. Il pallottoliere degli emendamenti ne conta solo 24.
Domani sarà la sua giornata e passerà in prima lettura con la fiducia. Idem il giorno dopo, o al massimo giovedì mattina, per la riforma del processo penale. Giunta alla sua seconda e definitiva lettura. Il prossimo passo sarà quello dei decreti legislativi.
Complice il voto per le amministrative, al Senato si stringono i tempi. E in due giorni l'aula licenzierà le due riforme della giustizia su cui punta il governo per i fondi del Pnrr. Due fiducie. Ma stavolta sottotono. Niente polemiche. E il voto sul penale non dovrebbe riservare alcuna sorpresa dai banchi di M5S. Tant'è che nel pacchetto degli emendamenti - circa 1.800 - non figura nessuna richiesta di modifica da parte di M5S, ma solo 23 emendamenti di FdI e tutto il resto del gruppo di Alternativa c'è, gli ex senatori fuoriusciti da M5S. Dalla maggioranza invece neppure una proposta divergente rispetto al testo che pure ha creato a luglio tante polemiche alla Camera. Alla fine, comunque, qualche voto in dissenso, ma soprattutto qualche assenza che ha creato polemiche.