La maggioranza ha un guaio sulla legge sull'omotransfobia

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Articolo pubblicato da Domani (file PDF).

La Lega si prepara a fare muro sulla Legge Zan in Commissione Giustizia al Senato. Tentando varie strade. La prima è pretendere di non affrontare «temi divisivi» per la maggioranza: «È come se noi volessimo riproporre i decreti Salvini», dice il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari.
«Un'idea sbagliata, ed è un'umiliazione del Parlamento che ha tutto il diritto di votare una legge già approvata alla Camera», replica il capogruppo Pd in commissione Franco Mirabelli.
«Al primo ufficio di presidenza utile insisteremo», quello di martedì scorso è misteriosamente saltato, «e se il presidente Ostellari rimanderà la questione alla capigruppo, si affronterà in quella sede».
Sarà una prova di forza del nuovo Pd? «Non una prova di forza ma una prova di buonsenso», risponde Mirabelli.
 

Le sale da gioco devono avere gli stessi diritti, ma anche le stesse limitazioni, di qualunque altra attività

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Dichiarazioni fatte a margine della manifestazione degli operatori del settore del gioco.

Le sale da gioco devono avere gli stessi diritti, ma anche le stesse limitazioni, di qualunque altra attività - “Sarei ipocrita se dicessi se e quando le sale da gioco possono riaprire. Per queste attività è esattamente come per tutte le altre che sono state chiuse. Il punto è che queste imprese garantiscono la legalità del gioco e pertanto devono essere garantite come tutte le altre imprese. Ma devono avere anche lo stesso trattamento delle altre imprese che in questi mesi sono state chiuse per il lockdown”. Lo ha detto a Agimeg il sen. Franco Mirabelli (PD) a margine della manifestazione dei lavoratori del gioco che si sta svolgendo a Roma (video della dichiarazione). “Ci può essere un pregiudizio nei confronti di queste imprese, che io credo sia sbagliato, ma si tratta di attività legali. Il gioco legale serve anche per combattere la criminalità”. E ancora, “Oltre alla questione della cassaintegrazione, che mi pare si sia risolta, c’è quello dei ristori che mi pare più serio”.

Italia Viva preclude il confronto

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"Se si vuole un confronto vero bisogna creare le condizioni. Ad oggi siamo alle dimissioni delle ministre di IV, ai giudizi pesantissimi dati da Renzi sul presidente del Consiglio e sulla maggioranza e alla minaccia di un voto contrario a priori, senza averla letta, sulla relazione di mercoledì sullo stato della giustizia. Per ora mi sembra sia prima di tutto IV a dare giudizi che precludono il confronto". Con queste parole il vicecapogruppo del Partito Democratico al Senato Franco Mirabelli, interpellato da Affaritaliani.it, commenta l'apertura a Italia Viva del ministro Dem Francesco Boccia.

I pontieri insospettabili di Lega e Pd, tra partito del Nord e lotta alla mafia

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Intervista del Corriere della Sera.

Due partiti che non sono mai stati al Governo insieme, che non condividono politiche, valori e orizzonti culturali. Ma su questo sfondo di irriducibile diversità si staglia la politica, arte del compromesso («La pace si fa tra nemici»). E così anche Pd e Lega hanno i loro «pontieri», esponenti che negli anni hanno colmato il vuoto della distanza con battaglie comuni e legami personali. E anche ora che sta per nascere il Governo Draghi, pur nell’alterità, non mancano punti di convergenza.
C’è il partito del Nord, come viene definito un po’ sbrigativamente quello schieramento trasversale che si appoggia su una base formata dall’imprenditoria che vuole riaprire i cantieri. Franco Mirabelli, dem milanese, la dice così: «C’è una parte di ceti imprenditoriali del Nord, che non schiaccerei sulla Lega, penso alle grandi città, che chiede di ripartire».
La Lega, aggiunge Mirabelli, «non è il diavolo. Ci sono alcuni esponenti, vedi Bagnai e Borghi, con i quali si parla solo per educazione. Ma con altri c’è un dialogo. Penso a Molteni, con il quale abbiamo condiviso la lotta alla mafia. O a Centinaio. Certo, non ci potete chiedere di essere entusiasti».

Carceri, la battaglia del Pd al Senato si scontra col muro di M5S e opposizione

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Articolo di Repubblica.

Il passo avanti c’è. Ma purtroppo è sempre troppo poco per un carcere che scoppia. L’insistenza e le pressioni del PD si scontrano ancora, come in primavera, con il niet di M5S e, ovviamente, di tutta l’opposizione. Nella notte, al Senato, si chiude la maratona delle Commissioni Bilancio e Finanze sui Decreti Ristori che contengono anche le nuove regole per alleggerire il peso dei detenuti nelle 192 prigioni italiane.
Il bottino è quello che è, potranno uscire dal carcere fino al 31 gennaio (e non fino al 31 dicembre) sia i detenuti che hanno già un permesso di lavoro esterno, sia quelli che godono di un permesso premio. Rispetto al testo originario del Decreto del Ministro Bonafede si fa un passo avanti, nel senso che non è necessario avere entrambe le misure per poter uscire, ma ne basta anche una sola delle due.
Sempre fino al 31 gennaio viene prorogata la norma - che già era contenuta nei decreti della scorsa primavera - per cui chi deve scontare ancora una pena compresa nei 18 mesi può ottenere gli arresti domiciliari. Ma oltre i sei mesi c’è l’obbligo del braccialetto elettronico.
Il Vicecapogruppo del PD al Senato Franco Mirabelli, autore degli emendamenti del Partito Democratico insieme a LEU, dice subito che «la battaglia per un carcere più umano non si ferma qui, noi andremo avanti». Ma considera comunque il risultato ottenuto «un passo avanti sulla scorta delle tante segnalazioni ricevute dagli operatori, dalle associazioni che si battono per una detenzione giusta, e dal Garante nazionale dei detenuti».