Dare gli arresti domiciliari a chi è a fine pena

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Sono al carcere di San Vittore e anche qui da questa mattina alcuni detenuti, a cui non va data nessuna giustificazione, hanno distrutto gli ambulatori del secondo e del terzo raggio e sono sul tetto.
Dentro questa emergenza drammatica in cui vive tutto il Paese, c’è una emergenza che va pure subito affrontata a tutela degli agenti, degli operatori e degli stessi detenuti.
Il Decreto che di fronte alla sospensione dei colloqui, resa necessaria dal Coronavirus, impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta.
Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento.
Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena.
Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica.
Serve consentire ai Direttori di poter lavorare, ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica.

Contenere la diffusione del contagio da coronavirus anche negli uffici giudiziari

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Le misure eccezionali adottate dal Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria appaiono opportune e necessarie.
Oggi la priorità è certamente quella di contenere la diffusione dell'epidemia, per evitare picchi di contagio che potrebbero mandare al collasso il sistema sanitario, e creare danni ancora più pesanti all'economia del Paese.
Giusto, quindi, sospendere le attività didattiche in scuole e università, sospendere ogni attività che comporti affollamento di persone, adottare tutte le opportune cautele laddove ciò sia richiesto.
In questo quadro riteniamo che anche gli uffici giudiziari - luoghi dove notoriamente transitano quotidianamente centinaia di persone, dove si celebrano udienze in stanze spesso piccole e affollate, ove le misure di cautela su distanze tra persone sono obiettivamente difficili da rispettare - non possano rimanere estranei a provvedimenti finalizzati a contenere la diffusione del virus e a tutelare gli operatori del settore.
Raccogliendo allora anche le preoccupazioni di avvocati e magistrati abbiamo girato queste nostre sollecitazioni al Governo, che le sta opportunamente valutando, affinché i capi degli uffici giudiziari siano responsabilizzati e messi nelle condizioni di adottare le misure organizzative più idonee a garantire la sicurezza, anche prevedendo la sospensione temporanea o il rinvio delle attività giurisdizionali non urgenti, in modo da diluire le presenze negli uffici giudiziari ed evitare cosi' che diventino luoghi di potenziale diffusione del contagio.

La Prima della Scala al Carcere di San Vittore

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Anche quest'anno sono stato alla prima della Scala nel carcere di San Vittore.
Come ogni anno è una grande emozione.
E' il carcere che si apre alla città e la città che si fa carico del carcere.
Coinvolgere San Vittore in questi momenti simbolici per Milano, infatti, significa riconoscere che è un pezzo di questa città e che la città deve farsi carico di chi lo abita.
E quest’anno la Tosca ha reso ancora più bello questo appuntamento.

La legge sulla legittima difesa non risolve il problema della sicurezza

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Intervento a Tagadà - La7 (video).

I processi li fanno i magistrati. Saranno le indagini a chiarire se ci sono o meno responsabilità sull’uccisione di un ladro avvenuta a Bazzano. Io dico che siamo di fronte ad una tragedia, anche per chi - come me - sta dalla parte della persona che ha sparato e che, dalle prime dichiarazioni che ha fatto, si è reso conto di aver tolto una vita e del dramma a cui andrà incontro.
Penso che il tema da affrontare sia quello che abbiamo posto: il diritto alla legittima difesa sempre e comunque, chiesto da Salvini, non ha risolto i problemi. Siamo di fronte ad un dato che lo conferma. Quella legge dà un messaggio di cui quel signore che ha sparato sta pagando le conseguenze. Il messaggio è stato quello di un allora Ministro degli Interni che aveva detto ai cittadini “dovete difendervi da soli perché lo Stato non è in grado di farlo”.
E, invece, ancora una volta si dimostra che non è armando le persone che si risolve il problema della sicurezza ma ci vuole più Stato.
Concordo, inoltre, con la dichiarazione del Sindaco di Bazzano perché dimostra che abbiamo discusso per due anni del fatto si sarebbe diventati più sicuri armando le persone mentre in realtà possiamo garantire la sicurezza in un alto modo e va fatto anche se non è semplice e non tutto si potrà risolvere brevemente.
Il punto, quindi, non è la legittima difesa ma come lo Stato garantisce la sicurezza dei cittadini.