Le proposte PD per l'emergenza in carcere

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Intervista di Radio Radicale (video).

Penso che Rita Bernardini abbia il merito, anche in questo momento, di accendere i riflettori e di richiamare la politica alle proprie responsabilità che, di fronte ai detenuti, agli operatori carcerari, agli agenti di custodia, sono grandi. È triste constatare che qualcuno faccia lo sciopero della fame perché la politica e l’informazione si possano accorgere di un problema che oggi si sta aggravando ed è più emergenziale di fronte al covid ma che purtroppo è un problema patologico del nostro Paese, cioè quello della sovrappopolazione carceraria e, in generale, della condizione della vita nella stragrande maggioranza delle carceri italiane.

Il PD ha presentato una serie di emendamenti al Decreto Ristori e li sosterremo per ottenere di più di ciò che al momento è previsto.
Penso, comunque, che sia giusto e importante il fatto che il Ministro e il Governo abbiano rilanciato i provvedimenti che avevamo già inserito nei decreti di marzo, di fronte alla prima fase dell’emergenza sanitaria, che sono volti a ridurre la popolazione carceraria, garantendo la possibilità di andare agli arresti domiciliari per chi ha da scontare una pena fino ai 18 mesi, con il braccialetto elettronico.

Da noi proposte serie per affrontare emergenza nelle carceri

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Intervista di Radiouno (video).

È evidente che c’è bisogno di ridurre il sovraffollamento delle carceri, proprio per le caratteristiche degli spazi e la presenza di una sovrappopolazione in molte carceri. Bisogna, quindi, insistere sulla strada di ridurre la popolazione carceraria in questa fase di emergenza.
Il Governo ha preso dei provvedimenti in tal senso e credo che su quei provvedimenti si possano poggiare altre iniziative e per questo abbiamo proposto una serie di emendamenti al Decreto Ristori. Tra le proposte contenute negli emendamenti c’è anche quella di sospendere l’esecuzione delle pene e delle condanne che passano in giudicato (che, però, finita l’emergenza andranno eseguite), perché c’è anche la necessità di ridurre il numero degli ingressi in carcere provenienti dall’esterno. Inoltre chiediamo anche di essere più chiari rispetto al fatto che i detenuti che hanno permessi di uscita o di lavoro possano restare fuori fino alla fine dell’emergenza, cioè fino al 31 gennaio. Si possono, poi, prendere anche altri provvedimenti come ad esempio aumentare gli sconti di pena per buona condotta.
Ci auguriamo che il Governo esamini gli emendamenti che abbiamo proposto e li raccolga. Poi c’è una strada più di lungo respiro su cui credo che conterà molto anche il Recovery Fund e riguarda il fatto che dobbiamo investire soldi per mettere le strutture dei nostri istituti di pena in condizioni di consentire una vita migliore agli agenti e ai detenuti e creare spazi di trattamento più adeguati.

Emendamenti per ridurre la pressione sulle carceri

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Oggi, insieme anche a senatori degli altri gruppi di centrosinistra, abbiamo presentato alcuni emendamenti al Decreto Ristori per ridurre ulteriormente la pressione sulle carceri per prevenire i contagi e consentire di avere più spazi di cura e per l’isolamento delle persone che devono stare in quarantena.
Non si tratta di liberare nessuno ma di ridurre la popolazione negli istituti.
Il Governo ha fatto bene a riproporre le misure decise a marzo che hanno consentito di impedire la diffusione del virus nelle carceri. Ma i dati di oggi ci dicono che, per numeri e quantità di istituti colpiti, sarebbe utile fare altri passi avanti: prorogare la scadenza dei provvedimenti al 31 gennaio, cioè la fine dello stato di emergenza; consentire i domiciliari anche senza braccialetto a chi ha ancora un anno di pena da scontare; allargare a tutti coloro che hanno permessi premio o di lavoro di restare fuori dal carcere fino al 31 gennaio 2021 e tutelare la salute di tutti coloro che vivono e lavorano in carcere, riducendo gli ingressi dall’esterno, in particolare rinviando l’esecuzione per le condanne passate in giudicato in questi mesi.
Mettere in sicurezza gli istituti e garantire la salute di agenti, detenuti e operatori deve restare una priorità che ha bisogno di ulteriori interventi coerenti con le cose che hanno consentito finora al Governo di garantire che il virus non si diffondesse nelle carceri.

Le proposte PD per il carcere

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Articolo pubblicato dal Riformista.

La situazione che si sta determinando nelle carceri italiane a causa della ripresa così significativa dei contagi si somma ai problemi patologici del nostro sistema penitenziario e richiede attenzione ed interventi da parte della politica e delle istituzioni. Ne va della salute di chi è in carcere, dei detenuti, degli agenti e degli operatori.
I dati di ieri raccontano di 610 detenuti positivi e 847 persone, di cui 50 operatori, pure contagiati. Di 75 istituti su 192 coinvolti e di 1009 in isolamento sanitario.
Sono dati, per persone coinvolte e numero degli istituti interessati, estremamente più significativi e preoccupanti rispetto alla prima fase del contagio.
Dati che potrebbero essere contenuti se si potesse operare in spazi adeguati a garantire quarantene e separazione.
I protocolli adottati sono utili e efficaci ma si scontrano, innanzitutto, proprio con la carenza di spazi.
Sempre a ieri erano detenute 54.767 persone mentre i posti regolamentari disponibili sono 47131. Si ritorna, quindi, a verificare un sovraffollamento significativo, non superiore a quello di fasi precedenti ma che oggi in piena pandemia, con la necessità di avere spazi dedicati alla cura e all’isolamento e con l’impossibilità di tenere il distanziamento, diventa un grande problema da affrontare e da risolvere.