Il decreto "cura Italia" è un primo passo importante, anche per giustizia e carceri

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Il Decreto Legge approvato dal Consiglio dei Ministri è uno sforzo gigantesco, un primo passo importante per aiutare famiglie e imprese.
È la dimostrazione che il nostro Governo vuole proteggere le persone in una fase tanto difficile. Mi pare giusto sottolineare che sulla giustizia e sulle carceri sono state introdotte norme utili, dalla sospensione fino al 15 aprile delle attività dei tribunali, a quelle di supporto per la magistratura onoraria.
Considero importante aver accolto la proposta di consentire gli arresti domiciliari per chi deve scontare pene fino a 18 mesi.
È un passo importante, per cui il PD si è battuto, al fine di ridurre il sovraffollamento carcerario che deve andare di pari passo con le misure previste per garantire la salute dei detenuti.

La situazione nelle carceri lombarde

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Intervento svolto a Radio Popolare (video).

Nelle carceri lombarde c’è una situazione di tensione che ieri a San Vittore ha prodotto una rivolta che si è diffusa man mano in quasi tutti i reparti.
Quasi tutti i reparti, infatti, sono stati fortemente danneggiati da incendi o altro.
È partito tutto dal terzo raggio, dove ci sono i detenuti tossicodipendenti, e poi la rivolta si è estesa ovunque, con alcuni detenuti che sono andati sui tetti.
La situazione al carcere di Opera, invece, mi sembra più tranquilla, nonostante nella notte ci siano state alcune manifestazioni fuori dove sono stati fatti esplodere petardi.
In generale, la situazione dovrebbe essere rientrata in quasi tutte le carceri italiane, a parte alcune situazioni più delicate.

Dare gli arresti domiciliari a chi è a fine pena

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Sono al carcere di San Vittore e anche qui da questa mattina alcuni detenuti, a cui non va data nessuna giustificazione, hanno distrutto gli ambulatori del secondo e del terzo raggio e sono sul tetto.
Dentro questa emergenza drammatica in cui vive tutto il Paese, c’è una emergenza che va pure subito affrontata a tutela degli agenti, degli operatori e degli stessi detenuti.
Il Decreto che di fronte alla sospensione dei colloqui, resa necessaria dal Coronavirus, impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta.
Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento.
Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena.
Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica.
Serve consentire ai Direttori di poter lavorare, ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica.

Contenere la diffusione del contagio da coronavirus anche negli uffici giudiziari

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Le misure eccezionali adottate dal Governo per fronteggiare l'emergenza sanitaria appaiono opportune e necessarie.
Oggi la priorità è certamente quella di contenere la diffusione dell'epidemia, per evitare picchi di contagio che potrebbero mandare al collasso il sistema sanitario, e creare danni ancora più pesanti all'economia del Paese.
Giusto, quindi, sospendere le attività didattiche in scuole e università, sospendere ogni attività che comporti affollamento di persone, adottare tutte le opportune cautele laddove ciò sia richiesto.
In questo quadro riteniamo che anche gli uffici giudiziari - luoghi dove notoriamente transitano quotidianamente centinaia di persone, dove si celebrano udienze in stanze spesso piccole e affollate, ove le misure di cautela su distanze tra persone sono obiettivamente difficili da rispettare - non possano rimanere estranei a provvedimenti finalizzati a contenere la diffusione del virus e a tutelare gli operatori del settore.
Raccogliendo allora anche le preoccupazioni di avvocati e magistrati abbiamo girato queste nostre sollecitazioni al Governo, che le sta opportunamente valutando, affinché i capi degli uffici giudiziari siano responsabilizzati e messi nelle condizioni di adottare le misure organizzative più idonee a garantire la sicurezza, anche prevedendo la sospensione temporanea o il rinvio delle attività giurisdizionali non urgenti, in modo da diluire le presenze negli uffici giudiziari ed evitare cosi' che diventino luoghi di potenziale diffusione del contagio.