I pontieri insospettabili di Lega e Pd, tra partito del Nord e lotta alla mafia

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Intervista del Corriere della Sera.

Due partiti che non sono mai stati al Governo insieme, che non condividono politiche, valori e orizzonti culturali. Ma su questo sfondo di irriducibile diversità si staglia la politica, arte del compromesso («La pace si fa tra nemici»). E così anche Pd e Lega hanno i loro «pontieri», esponenti che negli anni hanno colmato il vuoto della distanza con battaglie comuni e legami personali. E anche ora che sta per nascere il Governo Draghi, pur nell’alterità, non mancano punti di convergenza.
C’è il partito del Nord, come viene definito un po’ sbrigativamente quello schieramento trasversale che si appoggia su una base formata dall’imprenditoria che vuole riaprire i cantieri. Franco Mirabelli, dem milanese, la dice così: «C’è una parte di ceti imprenditoriali del Nord, che non schiaccerei sulla Lega, penso alle grandi città, che chiede di ripartire».
La Lega, aggiunge Mirabelli, «non è il diavolo. Ci sono alcuni esponenti, vedi Bagnai e Borghi, con i quali si parla solo per educazione. Ma con altri c’è un dialogo. Penso a Molteni, con il quale abbiamo condiviso la lotta alla mafia. O a Centinaio. Certo, non ci potete chiedere di essere entusiasti».

Carceri, la battaglia del Pd al Senato si scontra col muro di M5S e opposizione

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Articolo di Repubblica.

Il passo avanti c’è. Ma purtroppo è sempre troppo poco per un carcere che scoppia. L’insistenza e le pressioni del PD si scontrano ancora, come in primavera, con il niet di M5S e, ovviamente, di tutta l’opposizione. Nella notte, al Senato, si chiude la maratona delle Commissioni Bilancio e Finanze sui Decreti Ristori che contengono anche le nuove regole per alleggerire il peso dei detenuti nelle 192 prigioni italiane.
Il bottino è quello che è, potranno uscire dal carcere fino al 31 gennaio (e non fino al 31 dicembre) sia i detenuti che hanno già un permesso di lavoro esterno, sia quelli che godono di un permesso premio. Rispetto al testo originario del Decreto del Ministro Bonafede si fa un passo avanti, nel senso che non è necessario avere entrambe le misure per poter uscire, ma ne basta anche una sola delle due.
Sempre fino al 31 gennaio viene prorogata la norma - che già era contenuta nei decreti della scorsa primavera - per cui chi deve scontare ancora una pena compresa nei 18 mesi può ottenere gli arresti domiciliari. Ma oltre i sei mesi c’è l’obbligo del braccialetto elettronico.
Il Vicecapogruppo del PD al Senato Franco Mirabelli, autore degli emendamenti del Partito Democratico insieme a LEU, dice subito che «la battaglia per un carcere più umano non si ferma qui, noi andremo avanti». Ma considera comunque il risultato ottenuto «un passo avanti sulla scorta delle tante segnalazioni ricevute dagli operatori, dalle associazioni che si battono per una detenzione giusta, e dal Garante nazionale dei detenuti».

Italia Viva preclude il confronto

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"Se si vuole un confronto vero bisogna creare le condizioni. Ad oggi siamo alle dimissioni delle ministre di IV, ai giudizi pesantissimi dati da Renzi sul presidente del Consiglio e sulla maggioranza e alla minaccia di un voto contrario a priori, senza averla letta, sulla relazione di mercoledì sullo stato della giustizia. Per ora mi sembra sia prima di tutto IV a dare giudizi che precludono il confronto". Con queste parole il vicecapogruppo del Partito Democratico al Senato Franco Mirabelli, interpellato da Affaritaliani.it, commenta l'apertura a Italia Viva del ministro Dem Francesco Boccia.

Carceri, è allarme contagi

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Seicentocinquantatré detenuti positivi e 847 persone - 50 operatori e gli altri agenti penitenziari - contagiate. Coinvolti 75 istituti su un totale di 192, 1009 carcerati in isolamento sanitario. Dati allarmanti, tanto che il Garante nazionale delle persone private della libertà sottolinea la necessità di pensare ad una riduzione di «presenze ben più consistente» di quella prevista. La radicale Bernardini è al terzo giorno dello sciopero della fame, hanno deciso di aderire all'iniziativa anche politici come il renziano Giachetti. E il Pd a muoversi in Parlamento.
Nel Dl ristori sono previsti benefici per una platea di 3.359 detenuti, ma i dem ne vogliono aggiungere altri duemila arrivando così a 5.359. Per ora le agevolazioni parlano di arresti domiciliari per chi ha meno di 18 mesi di pena residua ma con il braccialetto elettronico (non dovrà indossarlo chi ha una condanna non superiore ai sei mesi), licenze premio straordinarie anche di durata superiore a quella prevista dalla legge, cioè 45 giorni complessivi per ogni anno di detenzione fino al 31 dicembre.
Ma i dem vogliono andare oltre. Le misure «sono importanti, fortemente volute, ma non sufficienti. Bisogna provare a fare di più», dice il vicepresidente del gruppo al Senato, Mirabelli
L'obiettivo è, quindi, «ridurre la popolazione istituzionalizzata». Tre le norme che verranno proposte: l'innalzamento da sei mesi ad un anno del limite della pena da scontare al di sotto del quale sarà possibile andare agli arresti domiciliari senza braccialetto elettronico, escludendo i condannati ai reati del 4bis (mafia, terrorismo, reati in famiglia e stalking); l'aumento di 30 giorni per ogni semestre a chi ha già goduto della riduzione della pena per buona condotta per anticipare la fine della carcerazione; il rinvio dell'emissione degli ordini di esecuzione, a seguito di una condanna, delle pene detentive inferiori ai 4 anni. Gli istituti si svuoterebbero così di almeno altri duemila detenuti.

Fonte: Il Messaggero

Emendamenti per ridurre la pressione sulle carceri presentati insieme dai senatori di centrosinistra»