La mafia è un pericolo nell'emergenza coronavirus

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La mafia è un vero pericolo nell'emergenza coronavirus. Il crimine organizzato si muove per infiltrare l'economia legale in crisi. Per comprendere i rischi post-emergenza Covid-19, il terremoto è un termometro importante. Da L’Aquila all’Emilia, inchieste giudiziarie e processi hanno svelato l’assalto alla diligenza. L’altro parallelo, per Franco Mirabelli, senatore del Partito democratico in Commissione Antimafia, è con la crisi del 2008. Più lunga e strutturale, ma che a sua volta ha spalancato varchi all’infiltrazione del denaro malavitoso. Secondo Mirabelli “dobbiamo evitare che in una fase di ripartenza si abbassino le tutele di legalità e si riducano i controlli e i criteri per la partecipazione agli appalti”.
Il coronavirus si è rilevata un’emergenza che non si può affrontare alzando barriere tra i Paesi, così lo è la lotta alla mafia. Europeo è il problema di tagliare i ponti tra la malavita e l’economia legale. Fenomeno già visto, ricorda Mirabelli, “durante la crisi del 2008. Io penso che molti Paesi hanno le difese abbassate su questo tema: Spagna e Germania, dove la criminalità organizzata si è facilmente insediata”.
Fonte: Wired

Almeno 100 milioni per il Sostegno al canone di locazione

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Alleanza delle Cooperative Italiane Abitazione presenta una proposta di emendamento al Decreto Legge n. 18 del 2020 c.d. “Cura Italia” con una misura straordinaria, a sostegno del pagamento del canone di locazione per nuclei famigliari a basso reddito, conduttori di alloggi di edilizia residenziale sociale e gli assegnatari di alloggi in godimento delle Cooperative edilizie a proprietà indivisa colpiti dall’attuale emergenza, attraverso l’incremento delle risorse destinate al Fondo per la morosità incolpevole.
Tale proposta è stata fatta propria dal Senatore Franco Mirabelli, che ha presentato al Senato un Ordine del Giorno, con il quale la 5^ Commissione permanente impegna il Governo a prevedere nel prossimo Decreto Legge in materia di Covid-19:
- un incremento di almeno 100 milioni di euro, con apposito capitolo di spesa per l’anno 2020, della dotazione del Fondo inquilini morosi incolpevoli;
- l’erogazione dei fondi direttamente ai Comuni;
- che i soggetti interessati possano accedere al Fondo presentando domanda al Comune preferibilmente con modalità informatiche, richiedendo un contributo nella misura del 70% dell’importo complessivo del canone e delle spese accessorie per una durata massima 6 mesi da erogare direttamente alla proprietà dell’immobile, fino a esaurimento del Fondo stesso.

Una parte della politica preme per sveltire le procedure negli appalti

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Articolo pubblicato da La Stampa.

Lega e Forza Italia vogliono la sospensione del codice degli appalti. Un emendamento di Italia viva chiede di non presentare certificazione antimafia per erogazioni della PA fino a 150 mila euro. Merloni (Anac): “Non è ipotizzabile sopprimere i controlli”.

Si deve essere rapidi, il sistema economico ha bisogno di soldi subito, ma sarà necessario anche tenere gli occhi bene aperti. Le aziende sono in seria difficoltà e chiedono procedure semplici e veloci, ma il fiume di soldi che verrà messo in circolazione per la “ricostruzione” stimolerà inevitabilmente anche l’appetito della criminalità organizzata e di chi usa la corruzione come scorciatoia per il successo. Il brutto articolo del quotidiano tedesco Die Welt sfrutta la questione per spiegare che non bisogna dare soldi Ue all’Italia, perché finirebbero nelle mani della mafia, ma un avvertimento arriva anche dall’Autorità anticorruzione. «Coniugare rispetto della legalità e celerità è possibile e doveroso - scrive il presidente Francesco Merloni in una lettera aperta - soprattutto in un settore, come quello degli appalti, in cui si registra la larga maggioranza dei fatti corruttivi che avvengono ogni anno in Italia». Soprattutto, sottolinea l’Anac, «non è ipotizzabile, come pure da alcune parti è stato suggerito, sopprimere tutto: codice degli appalti, gare europee, controlli paesaggistici, certificati Antimafia, vigilanza Anac».

Il coronavirus scopre le carceri

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Intervista di La Via Libera.

L'emergenza coronavirus porta alla ribalta un vecchio problema del sistema carcerario: il sovraffollamento. Molti denunciano la gravità della situazione e chiedono misure di clemenza, mentre il governo ribadisce la linea dura.
Mentre nei luoghi pubblici bisogna tenere la distanza di un metro per ridurre il rischio di contagio da coronavirus, nelle carceri ogni detenuto ha circa tre metri quadri di superficie a disposizione e talvolta in una cella di dieci metri vivono anche sei persone. Si indaga per capire se dietro le proteste degli ultimi giorni ci sia stata una “regia” unica, circola l’ipotesi di rivolte animate dalla criminalità organizzata, ma in molti casi la ragione è più semplice: il malessere di condizioni di vita già difficili, inasprite dalle restrizioni anti-Covid19 previste dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e dal decreto legge dell'8 marzo. Chi è in semilibertà non può uscire dal carcere fino al 31 maggio e i colloqui coi familiari sono sospesi fino al 22 marzo. A queste restrizioni si aggiunge la paura di ammalarsi, dato lo spazio poco salubre, le celle sovraffollate e l’assistenza sanitaria sotto gli standard previsti. Così su Internet sarebbero girati, nei giorni prima degli ultimi fatti, appelli a protestare con la “battitura” delle sbarre, un metodo di protesta usato dai detenuti per attirare l’attenzione sui loro problemi.