Decreto Semplificazioni in Senato, il fronte caldo degli appalti e il contrasto al lavoro nero

pubblicato il .

Articolo pubblicato dal Corriere della Sera.

Il Senato cerca di stringere sul decreto Semplificazioni, che va convertito in legge entro metà settembre, mentre restano da vagliare circa 1.700 emendamenti. Il voto nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici dovrebbe proseguire per tutta la settimana. Non mancano i fronti caldi, sia nella maggioranza sia nell'opposizione. Liberi e Uguali contrasta le misure sull'edilizia che agevolano demolizioni e ricostruzioni; Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno presentato modifiche per allungare i tempi delle deroghe al Codice degli appalti, estendendo ben oltre il termine del 21 luglio le nuove procedure per gli affidamenti. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, insiste sull'emendamento a sua firma volto a «sburocratizzare - ha spiegato l'ammodernamento degli stadi di calcio: progetti per cui ballano miliardi e migliaia di pasti di lavoro».
C'è poi un emendamento di Franco Mirabelli del Pd, che sta a cuore anche alla Cgil, per contrastare il lavoro nero nei cantieri. La presentazione del Durc, il documento di regolarità contributiva, diventerebbe obbligatoria laddove si voglia beneficiare del superbonus al 110%. E il Durc dovrebbe anche includere la «verifica di congruità» sulla mano d'opera.

Testo dell'emendamento:

Il racconto che è stato fatto della Commissione Giustizia è assolutamente fuorviante

pubblicato il .

Il numero due del Pd a Palazzo Madama, Franco Mirabelli, contattato da La Stampa, spiega cos'è avvenuto in Commissione Giustizia: «Il racconto che è stato fatto di questa vicenda è assolutamente fuorviante, si vuole ridurre tutto all’ideologia e a un presunto giustizialismo. Io ho presentato un emendamento che lasciava la giornata per le vittime degli errori giudiziari il 17 giugno, togliendo solo la parte sulla promozione nelle scuole sul giusto processo e la presunzione di non colpevolezza perché, come ho detto in commissione, prestava il fianco a strumentalizzazioni».
Infatti, il comma che democratici e pentastellati volevano sopprimere riproduce esattamente quel che si fa per la giornata delle vittime del terrorismo e della Shoah. «Volevamo evitare di equiparare le cose e mandare alla gente il messaggio sbagliato di una magistratura che si atteggia a persecutore giudiziario», insiste Mirabelli.

Fonte: La Stampa

Dl Giustizia e parental control

pubblicato il .

Intervista d AGIMEG.

L’emendamento sul parental control è stato inserito nel testo del decreto dalla Commissione Giustizia. A presentare l’emendamento è stato il senatore Simone Pillon della Lega, quindi dell’opposizione, ma poi la proposta di modifica ha ricevuto il parere positivo sia del relatore del decreto, il senatore Franco Mirabelli del PD, sia del Governo, con il via libera della sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Simona Malpezzi. L’emendamento è poi confluito nel maxi-emendamento su cui il Governo ha posto la fiducia in Aula.
Secondo Mirabelli, “La norma non è immediatamente esecutiva, sarà necessario implementarla – probabilmente sarà l’Agcom a farlo – per definire gli aspetti tecnici, e per stabilire cosa si intende per contenuto inappropriato e cosa no” spiega a Agimeg.
Il senatore PD difende poi l’obiettivo della norma, “Si tratta di assicurare una maggiore tutela ai minori, e di estendere anche al web gli strumenti del parental control che vengono usati ad esempio dalle emittenti televisive. Inoltre, bisogna considerare che esistono già diverse APP che consentono di filtrare i contenuti inappropriati di internet”.
E ancora, secondo Mirabelli il rischio che vengano bloccati contenuti non sensibili, o che venga addirittura minacciato il diritto all’informazione è minimo: “I filtri possono essere rimossi dagli utenti, quindi il controllo finale rimane in capo al genitore”.

Di Matteo in Antimafia

pubblicato il .

Intervista pubblicata da Il Foglio.

In un sospiro d’atarassia, Maurizio Lupi dice che “non c’è da sorprendersi se il Pd si ritrova a difendere Alfonso Bonafede dalle insidie del M5s, perché qui ormai siamo al trionfo del paradosso”. Lo dice, l’ex ministro, pensando in generale alla politica italiana; ma lo dice con riferimento più esatto, più concreto, a quella commissione Antimafia dove il deputato centrista rappresenta il gruppo Misto e che è diventata l’epicentro delle tensioni tra il Guardasigilli e il suo stesso partito. Lo si è capito giovedì, durante l’audizione - paradossale, appunto - del magistrato Nino Di Matteo, membro del Csm: un’audizione che era chiaro fin dalla vigilia che sarebbe stata un’imboscata per il ministro della Giustizia. “E infatti la richiesta è partita dalle opposizioni”, dice Davide Aiello, deputato che rappresenta il M5s nell’ufficio di presidenza dell’Antimafia. Dove, nei giorni scorsi, è accaduto l’impensabile: e cioè che, malgrado le perplessità del M5s, e la netta contrarietà del Pd e di Leu, alla fine Nicola Morra, grillino tutto d’un pezzo che presiede la commissione, ha deciso di accogliere la richiesta strumentale del centrodestra.
“Noi abbiamo subito considerato non pertinente la convocazione di Di Matteo”, spiega Franco Mirabelli, senatore dem, “perché esulava dal tema su cui stavamo indagando”. E cioè quello delle scarcerazioni di certi esponenti delle cosche durante l’emergenza Covid. “Un caso che ha a che vedere - dice Mirabelli - con la sciatteria burocratica degli uffici del Dap, e non certo con presunti ricatti dei boss”.