’ndrangheta 2.0. Il nostro no alla mafia

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Intervento ad un incontro a Lomazzo (video).

Vorrei entrare un po’ nella vicenda che ci ha spinto a essere qui in tanti questa mattina.
Quando parliamo di mafie al Nord, però, non parliamo più di infiltrazioni. Le infiltrazioni ci sono quando c’è un soggetto esterno che ogni tanto si infiltra. Qui siamo, invece, in presenza di un insediamento ‘ndranghetista, come lo ha definito anche la Commissione Parlamentare Antimafia nella Relazione della scorsa Legislatura. Le mafie (e in particolare la ‘ndrangheta) sono insediate al Nord.
Le mafie sono qui perché la loro principale attività oggi è quella di cercare di riciclare il denaro che proviene dai traffici illeciti, soprattutto dal traffico di droga. Per svolgere questa attività, le mafie hanno scelto il ricco Nord, dove le attività economiche fioriscono e dove, quindi, girano i soldi.
Siamo di fronte, dunque, ad un insediamento anche sui territori e ad un’aggressione dell’economia. L’inchiesta che coinvolge Lomazzo racconta di imprenditori che vengono messi in difficoltà perché, in un momento di crisi finanziaria, si sono rivolti alla criminalità organizzata pensando di farla franca. Sono imprenditori che fanno anche i politici e, una volta finiti in questa situazione, per salvarsi poi finiscono per trovarsi a Gioia Tauro ad un vertice con i boss per assumere un ruolo in prima persona e coinvolgere altri imprenditori, metterli in difficoltà per poter rilevare le aziende.
Il modello a cui stiamo assistendo in tutto il Nord mostra che le mafie si propongono come società di servizi nei confronti degli imprenditori, soprattutto nei momenti di crisi e di difficoltà.

Passione e dialogo, il ricordo di Emilia De Biasi

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Intervento a Radio Immagina (audio).

Con Emilia De Biasi abbiamo attraversato un pezzo di storia.
Io e lei facciamo parte di quella che Cuperlo ha chiamato “generazione con la valigia”.
Siamo stati del PCI; siamo stati dentro il travaglio della Svolta e poi abbiamo scelto convintamente di costruire il Partito Democratico.
Siamo stati insieme nelle istituzioni, dal Comune di Milano fino al Senato, nella scorsa Legislatura.
Emilia De Biasi era una donna con una grande energia e una grande passione; a volte era anche una donna dura nei giudizi; non era semplice ma aveva una grande passione e una grande capacità di studiare.
Emilia De Biasi era una donna colta; si è occupata per molti anni di donne e di cultura. Su questo ha dato un contributo molto forte all’elaborazione politica nel PD e prima nei DS, nel PDS. Emilia De Biasi, infatti, è stata anche protagonista delle fasi in cui si sono scritti i programmi e i progetti di quei partiti sulle donne e sulla cultura.
Emilia De Biasi è diventata, poi, Presidente della Commissione Sanità del Senato e anche lì si è appassionata ed è diventata subito un punto di riferimento; ha messo al centro la scienza e ha fatto battaglie importanti, prima tra tutte quella su Stamina e sul riconoscimento delle professioni mediche.
Credo che Emilia De Biasi vada ricordata per tutte queste cose e credo che abbia dato un contributo forte in questo.

Quando c’era Berlinguer

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Intervento alla proiezione del film "Quando c'era Berlinguer" (video).

Il film “Quando c’era Berlinguer” dice tutto per chi ha vissuto quegli anni, per chi era in piazza al funerale, per chi ha vissuto quella stagione.
Credo che questo film sia l’occasione di ripensare, rielaborare, ritrovare la grandezza di una stagione e la grandezza di un uomo che, fino all’ultimo, ha dimostrato di avere una dedizione straordinaria e anche coraggio.
Si associa poco la parola coraggio alla figura di Enrico Berlinguer ma credo che non sia giusto perché in quegli anni ci voleva un grande coraggio per andare a Mosca a fare un discorso in cui si spiegava al Movimento Comunista Internazionale e ai capi del Partito Comunista sovietico che la democrazia era un valore universale e che stavano sbagliando. Tanto è vero che Berlinguer un attentato lo ha subito anche se lo si ricorda poco, eppure, nonostante questo, non si è fermato.
Il film ripercorre bene le tappe.
Vorrei sottolineare alcune cose che sono anche nel film.
Enrico Berlinguer fu una persona straordinaria; era il capo del più grande partito comunista dell’Occidente ed esercitava questa funzione con grande disponibilità, con umiltà, timidezza; sempre parlando di “noi”. Berlinguer non diceva mai “io penso”, anche quando faceva gli strappi più radicali o quando andava in televisione a dire “noi ci sentiamo più protetti e pensiamo di costruire un socialismo moderno e al sicuro sotto l’ombrello della Nato”, lo diceva usando il “noi” perché sapeva di essere il capo di quella che adesso chiameremmo una “comunità” e che sapeva essere una grande storia politica.

In ricordo di Emilia De Biasi

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Intervento svolto alla Casa della Cultura per la presentazione del libro “In ricordo di Emilia Grazia De Biasi. Passione, dialogo, etica della responsabilità” (video).

Sono state dette molte cose che raccontano anche un pezzo della mia esperienza di vita con Emilia De Biasi, che è stata un’esperienza lunga: tutti i passaggi che sono stati ricordati, dal PCI, PDS, DS, PD; l’esperienza in Consiglio Comunale, l’esperienza in Senato che abbiamo condiviso.
Se dovessi definire il rapporto che ho avuto con Emilia De Biasi, direi che è stato un rapporto ricco.
Non è stato un rapporto semplice perché avere un rapporto con Emilia De Biasi anche di amicizia non voleva dire avere di fianco una persona che ti dava ragione o che ti coccolava nei momenti difficili, anzi, spesso era il contrario. Dopo due mesi in cui Emilia De Biasi teneva il broncio e non parlava, però, quel rapporto e quella relazione che si era costruita c’era ancora e avrebbe arricchito comunque.
Con Emilia De Biasi non siamo sempre stati d’accordo ma a me ha sempre colpito la sua passione politica, che le ha consentito di fare cose importanti sulla cultura, sulla sanità, sulle donne.
Forse, quella mia e di Emilia De Biasi è stata l’ultima generazione che ha fatto della politica la propria vita, nonostante ciò che si disse nel XVII Congresso, in cui si parlò del limite della politica. La politica è stata un’esperienza totalizzante, perché alla fine tutto ruotava lì, anche molte amicizie e molti rapporti personali.