E' mancato Emilio Russo

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In quest’anno terribile abbiamo perso un’altra bella persona. Emilio Russo è stato un punto di riferimento per la sinistra comasca, un compagno e un riformista.
Chiunque l’abbia conosciuto ha potuto godere della sua schiettezza e della sua profondità di pensiero.
Bastava andare oltre la sua apparente “distanza” per avere voglia di ascoltarlo e discutere con lui.
Ci mancherà.

Il sì del PD al Referendum

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Intervento in tv a Telenova.

La posizione del PD sul referendum è stata votata dalla Direzione Nazionale del partito, formata da circa 200 persone e di cui 188 hanno votato a favore.
Non bisogna, però, essere ipocriti su questo tema: la nostra è una posizione nota; abbiamo fatto un accordo di Governo che prevedeva l’impegno di votare il taglio dei parlamentari nell’ultimo passaggio alla Camera dei Deputati, facendo in modo che quello non fosse solo un taglio fine a se stesso e inteso solo come taglio dei costi della politica (che è una motivazione che noi non condividiamo) ma fosse il primo passo verso una serie di altre riforme costituzionali che possono migliorare il funzionamento del Parlamento.
Oggi, ci sono già altre riforme incardinate in Parlamento e, quindi, voteremo sì per questo.
Non è una cosa strana: siamo per la riduzione del numero dei parlamentari da molti anni: c’era nella riforma proposta da Renzi, c’era in altre proposte che si sono succedute a partire dalla bicamerale della Iotti, perché la sinistra italiana ha sempre ritenuto che, nel momento in cui ai parlamentari si erano aggiunti 900 consiglieri regionali e i parlamentari europei, il tema della rappresentatività era stato compensato e quello della riduzione dei parlamentari era da porsi anche per l’efficienza del Parlamento.
Io penso che si è fatta una riforma molto parziale ma che non mette in pericolo la democrazia e, partendo da qui, si fa un pezzettino di lavoro. Per noi il problema del funzionamento delle istituzioni del Paese è legato al fatto che ci sono due Camere che fanno la stessa cosa.

Le ragioni del Sì al Referendum

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Intervento svolto a Cinisello Balsamo (video).

Faccio un po’ di premesse.
In Parlamento abbiamo approvato la legge sulla riduzione del numero dei parlamentari con il 92% dei voti favorevoli e questo significa che non c’era alcun bisogno di fare il referendum.
Personalmente, credo che se ne poteva fare a meno di questo referendum.
Lo spiego con un ragionamento politico: tutti i partiti nell’ultima lettura hanno votato questa riforma e in questi mesi si è creato uno stato delle cose che ha un po’ cambiato il rapporto tra i cittadini e le istituzioni.
Questo è un referendum che nasce da una spinta al taglio dei costi della politica e viene anche da una difficoltà di rapporto tra i cittadini e le istituzioni, dall’antipolitica.
Le istituzioni e in particolare il Governo, in questi mesi, però, hanno dato buona prova di sé nell’affrontare la pandemia.
L’Europa, inoltre, in questi mesi ha dato prova di voler cambiare e di voler tornare ad essere un’istituzione attenta ai cittadini, anziché quell’istituzione di burocrati attenti solo a far rispettare le regole, come veniva percepita dalle persone.
C’erano, quindi, tutte le condizioni per invertire una tendenza e per costruire un rapporto positivo.
Questo referendum, invece, ci ributta dentro a una discussione tutta centrata sull’antipolitica.
Penso, quindi, che chi ha deciso di promuovere questo referendum abbia sbagliato e ci abbia messo dentro una discussione che non è utile al Paese.

La ripartenza: quale futuro stiamo costruendo?

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Intervento fatto ad un incontro a Niguarda (video).

Sono contento del fatto che abbiamo ripreso a discutere guardandoci negli occhi.
Questa lunga fase di lockdown e impossibilità di incontrarsi di persona ha reso più complicato approfondire i temi.
C’è un quadro che raccontano la stampa e il mondo dell’informazione che non hanno molta simpatia nel PD e nel Governo e, piuttosto che raccontare i fatti e le proposte, preferiscono descrivere scenari e alimentare dietrologie e dare l’idea che ci sono complotti che però non interessano minimamente ai cittadini.
Al di là della narrazione dei giornali, però, penso che dobbiamo essere molto orgogliosi dell’azione del nostro partito e del nostro Governo.
La nostra scelta di un anno fa di formare il Governo, alleandoci con una forza con cui ci siamo contrastati fino a poco prima, per noi è stata difficilissima. Lo abbiamo fatto con la convinzione che il Paese avrebbe rischiato se fosse finito in mano alla destra e ai sovranisti. I rischi che il Paese scivolasse lontano dall’Europa e fuori da un consesso internazionale erano concreti, con il rischio che poi a pagarne le conseguenze sarebbero stati i cittadini, le imprese e anche la nostra democrazia.