La bella vittoria elettorale e le sfide future

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Intervento al Circolo PD di Niguarda (video).

Penso che si faccia bene a proseguire a lavorare senza interruzioni anche dopo un risultato elettorale importante come quello che abbiamo conseguito, riflettendo anche sulle molte cose positive e alcune negative che mostra questo risultato.
Penso che alcune delle cose che abbiamo fatto in questi mesi diano un’indicazione importante su ciò che dobbiamo fare da qui in avanti.
Parto da una prima considerazione. Penso che dobbiamo avere chiaro questo: possiamo uscire da un clima di depressione latente che ha spesso caratterizzato la nostra vita di partito negli ultimi anni.
La prima cosa che ha detto il Segretario Letta in conferenza stampa, dopo il risultato elettorale, è che si è spezzata la narrazione per cui il problema non era quello di sapere chi avrebbe vinto le prossime elezioni politiche perché era scontato che sarebbe stato il centrodestra. Questo risultato elettorale, invece, mostra che ci sono le condizioni perché un centrosinistra largo e inclusivo possa vincere le elezioni e sconfiggere il centrodestra. Questo è un punto importante da cui non dobbiamo tornare indietro.
Dobbiamo, quindi, guardare ai futuri appuntamenti consapevoli della forza del centrosinistra e del PD.
Abbiamo fatto una scelta che si è rivelata vincente, che è quella di costruire un campo largo, inclusivo, anche con M5S e con le forze civiche che esprimono un’idea diversa dal centrodestra.
Dentro a questa scelta il PD ha recuperato un ruolo di federatore di questo campo largo.
C’è stato un voto che ha premiato il centrosinistra e il PD, non dappertutto allo stesso modo ma comunque questo consenti di sfatare alcuni miti. Oggi, ad esempio, siamo il primo partito votato tra i giovani e su questo ha contato l’attenzione che è stata data al mondo giovanile anche con alcune proposte provocatorie fatte dal PD come quella della tassa di successione sui grandi patrimoni da destinare alle politiche giovani, oppure la questione dei diritti civili con la battaglia fatta per la Legge Zan. Questa battaglia l’abbiamo persa ma è stata una battaglia popolare, ha posizionato bene il PD e fuori dal Parlamento non sono maggioritari quelli che ne hanno festeggiato la bocciatura della legge. Facendo quella battaglia abbiamo rappresentato una domanda che non potevamo rischiare di non rappresentare, né potevamo rischiare che quella domanda fosse in parte disattesa. Noi abbiamo provato a mediare ma la festa in Senato che c’è stata alla bocciatura della Legge Zan ha reso evidente che il centrodestra non voleva nessuna legge sull’omofobia. Abbiamo provato a mediare ma non potevamo neanche farci costringere ad una discussione infinita in cui riapparisse un PD disposto a rinunciare ai contenuti pur di portare a casa un risultato qualsiasi.
Ci spiace di aver subito una sconfitta ma penso che davvero non ci fossero altre strade e la scelta del centrodestra di mantenere la tagliola mentre stavamo aprendo alla mediazione, la richiesta del voto segreto e la festa finale esplicitano quanto quella parte non volesse la Legge Zan e quanto su quel voto si siano vergognosamente innestate questioni che non c’entravano niente con i diritti: qualcuno ha votato pensando al Quirinale, altri pensando di dare un colpo al PD.
Questo ha creato una situazione per cui la distanza tra il Parlamento e una parte importante del Paese è apparsa in modo molto evidente.
Un'altra leggenda che abbiamo sfatato è quella che eravamo il partito della ZTL: a questa tornata elettorale, a Milano e non solo abbiamo ottenuto un risultato omogeneo in tutto il territorio.
Questo è un altro aspetto di cui abbiamo discusso a lungo: per molto si è detto che avevamo tradito la nostra matrice di partito di sinistra e adesso anche su questo abbiamo recuperato.
Sull’esito di questo voto hanno pesato anche altre cose. Innanzitutto ha pesato la crisi del centrodestra, in cui c’è stato sicuramente un problema tra i leader dei partiti che lo compongono; a Milano ha contato anche la debolezza del loro candidato ma in altre città avevano candidati più forti. Penso anche, però, che stia venendo al pettine un nodo irrisolto nel centrodestra italiano, che è l’unico in Europa ad avere dentro chi si presenta come europeista e chi l’Unione Europea non la vuole. Questo dato è stato tenuto sempre sotto traccia ma, dentro all’esperienza del Governo Draghi, sta diventando sempre più evidente e difficile da ricomporre.
È evidente che ci sono posizioni inconciliabili sull’Europa all’interno del centrodestra e l’Europa è una questione fondamentale adesso con il PNRR o lo scontro che è in atto nelle istituzioni europee con i Paesi sovranisti. La questione dell’Europa è un punto qualificante di qualunque proposta politica. Costruire una proposta politica tenendo insieme sovranisti e europeisti diventa sempre più complicato.
C’è poi un tema che riguarda l’astensione.
Al di là del risultato che dobbiamo rivendicare perché abbiamo ottenuto più voti di quelli del 2016, sia come PD che Beppe Sala, il tema dell’astensione resta un problema serio molto grande in Italia ma anche in tutte le democrazie.
Penso che in questo passaggio il problema dell’astensione sia stato amplificato dalle difficoltà del centrodestra, per cui una parte degli elettori non si sono sentiti rappresentati, così come ha inciso la vicenda del covid che ancora ha un effetto sulle difficoltà delle persone ad uscire e partecipare.
Sull’astensionismo dobbiamo continuare a riflettere a partire da un nodo politico vero: c’è uno scollamento tra i partiti, le istituzioni e i cittadini su cui discutiamo da tempo. Una delle ragioni per cui avevamo costruito il PD era quella di fare un progetto che potesse servire a ricostruire il rapporto con un pezzo di Paese che si allontanava dalla politica e dalle istituzioni ma oggi questo resta ancora un tema.
Penso che un’altra delle ragioni del successo del centrosinistra e del PD è che abbiamo interpretato e che stiamo interpretando bene questa stagione di Governo, con un Governo anomalo, di unità nazionale, anche perché oggettivamente l’agenda Draghi è europeista e ripercorre molte delle nostre parole d’ordine e dei nostri obiettivi.
Credo che questo ci abbia aiutato e abbia penalizzato chi nel Governo Draghi ci sta mostrando ogni giorno dissensi e difficoltà.
La discussione sul Quirinale mi sembra totalmente prematura e credo che si caricherà di molti significati perché è evidente che siamo nel pieno dell’attuazione del PNRR, che è la ragione per cui abbiamo fatto questo Governo.
Dobbiamo sapere che il passaggio del Quirinale non può e non deve mettere in discussione l’azione di Governo perché altrimenti si rischia di perdere le risorse. Dobbiamo, infatti, investire tutti i soldi del PNRR entro il 2023 e poi si possono spendere fino al 2026. Entro il 2023, quindi, devono essere fatte le riforme che l’Europa ha chiesto e che stiamo facendo e devono essere impegnati i soldi.
Un passaggio al Quirinale che possa mettere in discussione la stabilità del Governo penso che sia pericoloso.
Personalmente ho partecipato a due elezioni del Presidente della Repubblica e, in tutti e due i casi, i Presidenti sono stati scelti negli ultimi giorni a seconda delle dinamiche che si definiscono lì e gli umori parlamentari che si definiscono in quei momenti. Non credo, quindi, che oggi per il PD abbia senso discutere di questo.
Penso, infatti, che oggi il tema di cui discutere per il PD sia la manovra di bilancio. Occorre valorizzare il nostro apporto e le nostre priorità nella manovra di bilancio, valorizzare ciò che è in sintonia con i nostri obiettivi e che è inserito nella finanziaria e poi di portare iniziative sui territori per spiegare tutto questo.
La questione del lavoro e la necessità di ridurre le diseguaglianze nel Paese sono le nostre battaglie principali. Questo si traduce nel fare una battaglia affinché il taglio delle tasse previste sia tutto destinato al taglio del cuneo fiscale, cioè alla riduzione delle tasse sul lavoro dipendente per lasciare più soldi in tasca alle famiglie e, in questo modo contribuire a ridurre le distanze sociali.
Inoltre c’è il tema del welfare: dentro la manovra ci saranno una serie di misure proposte dal nostro Ministro per migliorare gli ammortizzatori sociali e non lasciare nessuno da solo di fronte alle difficoltà in caso di perdita del lavoro.
Ci sarà la NASPI, ci sarà la conferma della possibilità di far avere la cassa integrazione anche per le aziende sotto i 15 dipendenti.
Gli ultimi dati indicano che l’occupazione sta crescendo molto insieme all’economia ma sta crescendo solo l’occupazione con contratti a tempo determinato. I contratti a tempo indeterminato stanno calando e, quindi, ci batteremo molto per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato soprattutto per i giovani e le donne.
Un altro tema che ci dobbiamo intestare è quello della transizione ecologica e dell’ambiente.
Il superbonus che sarà prorogato fino al 2023 va visto in questa prospettiva: non è soltanto un aiuto in un settore economico importantissimo come quello edilizio ma è anche come uno strumento per migliorare le condizioni ambientali, ridurre l’inquinamento, aumentare l’utilizzo delle energie alternative e rinnovabili. Accanto a questo ci saranno una serie di incentivi per garantire la ricerca sulle tecnologie innovative e ecosostenibili.
Inoltre, sono previsti 14 miliardi da investire sulla Sanità e altri investimenti sulla scuola.
Penso, quindi, che adesso dobbiamo continuare a fare ciò che abbiamo fatto in campagna elettorale: non abbiamo detto “come siamo stati bravi a governare Milano” ma abbiamo detto che oltre a esser stati bravi e credibili, spendiamo la nostra credibilità per dire che città e che Paese vogliamo, quali sono le nostre priorità. Le battaglie che faremo per la finanziaria diranno molto e su questo c’è bisogno di stare tra la gente e sui territori.

Video dell’intervento» 



Molte cose richiederebbero un grande approfondimento.
Nella discussione sulla legge finanziaria dovremo fare una battaglia per incentivare non solo le assunzioni a tempo indeterminato ma dobbiamo fare anche un lavoro per disincentivare e penalizzare i contratti più precari che non sono in grado di garantire nessuna prospettiva.
Dovremo anche recuperare il tema della Concorrenza perché serve al Paese.
Vicende come quella dei balneari o degli ambulanti o dei taxisti intervengono sulla pelle di migliaia di persone e, quindi, c’è una delicatezza nell’affrontarle che va mantenuta. Il Decreto Concorrenza rimanda le questioni di sei mesi al fine di guardare bene dentro ad esse, per capire quali sono i beni pubblici dati in concessione, cosa fruttano allo Stato, quali sono le posizioni di privilegio che si sono create e, sulla base di questi dati, si decide come agire. Non è filosofia: sugli ambulanti c’è stato un accordo Stato-Regioni qualche anno fa che poi è stato disatteso perché si è voluto forzare sulle licenze ma si era trovata una soluzione che ripristinava un modello corretto di concorrenza senza penalizzare chi negli anni precedenti ha investito su quel lavoro e vive di quello. Ora è giusto, quindi, fare una verifica. Dobbiamo anche ristabilire una conoscenza su quali sono i beni pubblici che vengono utilizzati da altri per lucrarci o avere privilegi.
Sulla questione casa, ho fatto un convegno in Via Gola, dove c’è un quartiere intero che da anni va avanti con moltissimi abusivi ed è abbandonato al degrado e non si sta facendo nulla.
Su queste vicende il problema non sono i soldi. Adesso i soldi ci sono: ci sono 2 miliardi e 800 milioni del PNRR destinati a interventi di riqualificazione dal punto di vista dell’efficientamento energetico e della sicurezza e interventi di rigenerazione urbana. Ci sono poi i soldi del superbonus del 110% che consentono interventi sulle case degradate.
Il Comune di Milano con MM ha presentato e finanziato progetti per l’utilizzo del superbonus del 110% per circa 5.000 appartamenti mentre ALER non è in grado di spendere niente e non è in grado di mettere in campo nessuna proposta e nessun progetto e così è stato anche negli scorsi anni sugli altri ecobonus.
Il punto, però, non è ALER e ai tavoli per risolvere i problemi non bisogna sedersi più con ALER perché ALER ha dimostrato di non avere le capacità. Bisogna discutere con il responsabile politico che è Regione Lombardia.
Questo dobbiamo dirlo con più forza. Il gioco di lasciare degradare i quartieri popolari per alimentare il disagio e la protesta e poi avvantaggiarsene come destra deve finire. Dobbiamo mettere il centrodestra che guida la Regione di fronte alle proprie responsabilità.
MM è in campo da tre anni e non può aver risolto tutti i problemi ma ci sono già delle differenze significative e questo lo dobbiamo far valere.
Il fatto che non si usi il superbonus del 110% nelle case popolari ALER è uno scandalo perché ci sono delle condizioni inaccettabili.
Capisco che i cantieri creino disagio, però, poi i risultati servono a tutti. Per fare i lavori per usufruire del superbonus ovviamente si aprono i cantieri ma poi se si mettono le pompe di calore, se si fanno i cappotti agli edifici, se si ha meno dispersione energetica, non solo c’è più sicurezza, meno inquinamento e si fa una cosa utile all’ambiente ma poi si avranno anche dei costi in bolletta inferiori.
Per l’edilizia residenziale pubblica c’è anche il fatto che oggi la situazione è drammatica per le spese di riscaldamento e sono insostenibili per molte famiglie. Il superbonus su questo può dare una mano.
C’è un problema di aumento dei costi legato all’aumento del prezzo delle materie prime ma non è legato al superbonus del 110%: è una situazione generale e il Governo interverrà su questo.
Un altro tema riguarda il fatto che in una città come Milano, in cui i costi dell’abitare sono molto alti, occorre intervenire per consentire alle famiglie di trovare case in affitto a canoni moderati.
Si è fatto uno sforzo negli ultimi progetti di rigenerazione urbana per individuare una quota significativa di case da mettere in affitto a canone concordato ma non basta e occorre inventarsi altro.
Le cooperative a proprietà indivisa oggi non funzionano più perché sono tanti i costi di costruzione che l’ammortamento produce poi un aumento dei costi degli affitti in una maniera esponenziale e credo che l’indivisa vada ripensata ma si possono inventare anche altre cose.
Ci sono, infatti, anche grandi enti previdenziali o immobiliari che hanno molte case che spesso rimangono vuote e servono incentivi affinché quegli alloggi vengano messi a disposizione in affitto a canoni concordati.

Video dell’intervento» 

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