Da beni confiscati a strumenti di riscatto

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Intervento svolto all'incontro “Da beni confiscati a strumenti di riscatto” (video).

Condivido le proposte che sono state presentate sui beni confiscati da Arianna Censi e Federico Ferri per riprendere l’annuale Festival dei Beni Confiscati e organizzare, in quell’occasione, una “conferenza” sullo stato dell'arte del contrasto alle mafie nel nostro territorio; favorire un’informazione sempre più capillare sulla presenza nei quartieri di beni confiscati e sulle attività svolte al loro interno dalle associazioni, così da valorizzare in un’ottica di rete con le altre istituzioni, specialmente con la scuola; prevedere che il Comune sostenga economicamente le attività svolte dalle associazioni all’interno dei beni confiscati, che costituiscano di fatto un servizio pubblico che richieda continuità; promuovere l’adozione di un regolamento comunale per l’acquisizione, l’assegnazione e il monitoraggio dei beni confiscati alla criminalità organizzata; prevedere che il Comune, anche in collaborazione con il Tribunale e l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, assegni provvisoriamente, con iter accelerato, spazi adeguati alle famiglie afghane in fuga dal regime dei Talebani.
Sulla vicenda dei beni confiscati, il Comune di Milano e la Città Metropolitana, avendo un quadro di insieme, hanno fatto un grande lavoro, sia per quanto riguarda la percentuale di beni confiscati che sono stati oggettivamente utilizzati, sia rispetto all’attenzione a dare seguito allo spirito della legge Rognoni-Latorre, che è quello di rimettere a disposizione della comunità e dei cittadini ciò che è stato sottratto loro dal malaffare.
A Milano, gli immobili confiscati sono sedi di associazioni e organizzazioni o luoghi di aggregazione che comunque hanno una finalità sociale importante.
Ho trovato da subito giusta e intelligente la scelta di collocare la sede dell’Agenzia dei Beni confiscati nel palazzo della Città Metropolitana, perché questo garantisce e certifica un rapporto.
Recentemente abbiamo fatto un approfondimento rispetto alla situazione complessiva dei beni confiscati e ci sono luci e ombre.
Alla fine della scorsa Legislatura abbiamo fatto la riforma del Codice Antimafia, con cui si è messo mano in maniera significativa e intelligente a tutta la disciplina sui beni confiscati.
Questa riforma, in parte, ha anche cambiato natura all’Agenzia; ha dato ai magistrati per le misure di prevenzione tutta la gestione delle società confiscate per poi dare all’Agenzia un ruolo di supporto su questo e, quindi, ha previsto l’assunzione di professionalità diverse.
Inoltre, in quella legge si sanciva definitivamente il fatto che i beni confiscati possono essere utilizzati subito, senza aspettare la sentenza di confisca definitiva. La legge prevede già i risarcimenti nel caso che poi la confisca non venga confermata.
Abbiamo capito, però, che questo aspetto non è stato recepito chiaramente né dall’Agenzia né da tanti Comuni. Si perdono, così, occasioni e opportunità, come la proposta di destinare spazi agli interventi sociali o aggregativi o emergenziali, come può essere la proposta sull’accoglienza delle donne afgane. C’è bisogno, quindi, che quella norma sia chiara e che tutto ciò che c’è a disposizione si usi.
Questo aspetto del poter agire subito penso che sia un punto decisivo su cui lavorare.
Un’altra questione che sta emergendo, e per questo è importante la Città Metropolitana, è che il 60% dei Comuni italiani non sono in grado di sapere e di capire come muoversi, neanche di sapere quali sono i beni confiscati nel proprio territorio perché non hanno la chiave informatica per entrare nel sito e non sanno come muoversi.
C’è, quindi, un problema drammatico di informazioni che abbiamo deciso di affrontare, facendo come Commissione Parlamentare Antimafia un vademecum che racconterà e spiegherà tutti i passaggi necessari.
Il punto più critico è poi la contraddizione per cui servono i soldi per gestire i beni confiscati, anche per metterli nelle condizioni di svolgere alcune funzioni ma su questo abbiamo lavorato molto in Parlamento in questi anni e abbiamo costruito alcune opportunità.
Abbiamo costruito l’opportunità di istituire un fondo, con un mio emendamento ai precedenti decreti sicurezza, con una dotazione di 500 milioni da dare ai Comuni per questo scopo. Il problema è che di quei soldi ne sono stati spesi solo 60 milioni.
Adesso, con il PNRR, sono previsti altri 300 milioni con questo scopo.
C’è, quindi, un meccanismo da costruire.
Il Comune di Milano sarà quello che più facilmente riuscirà ad avere questi fondi perché ha una capacità di progettazione. Il fatto che, però, spesso i Comuni non riescano a spendere le risorse che ci sono è un problema serio. Abbiamo fatto una convenzione con 5 Regioni del Sud proprio per garantire la gestione e il finanziamento della gestione dei beni confiscati e di quei soldi è stato speso solo il 13%.
C’è, quindi, ancora molto da fare. Credo che sia bene se Milano può diventare una delle esperienze positive, come è ora, e un posto in cui le buone pratiche diventano in qualche modo un punto di riferimento.
È anche importante il fatto che sia la Città Metropolitana la sede dell’Agenzia dei Beni confiscati, dal punto di vista della possibilità di avere tutti i Comuni che fanno parte dell’area metropolitana dentro a questo, con esperienze positive.
Arianna Censi (da Vicesindaca Metropolitana) e Federico Ferri (coordinando un gruppo sulla legalità) su questo tema possono dare un contributo importante e, quindi, dobbiamo eleggerli per mandarli ancora a lavorare su questo in Comune e in Città Metropolitana.

Video dell’intervento» 

Video dell’incontro con Federico Ferri, Ilaria Ramoni, Arianna Censi, Franco Mirabelli» 

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